BOLOGNA Il cemento non è la soluzione ai problemi della mobilità in Emilia-Romagna. Ne sono convinti i comitati contro il Passante autostradale e le associazioni ambientaliste della regione (Italia nostra, Legambiente e Wwf), che hanno voluto ribadire il loro «no» alla «bretellona» a Nord di Bologna, 40 chilometri di tracciato da sommare all'attuale sistema autostradale. Non è un momento facile per chi voglia occuparsi di mobilità a Bologna. Diversi gli aspetti da considerare, tra cui il miglioramento della viabilità, l'impatto ambientale e i costi. «Cosa stiamo facendo? - si interroga Gianni Galli, uno dei portavoce dei comitati -. Il passante non risolve trasportisticamente i problemi, aumenta le emissioni del 9 e non è vero che favorirà i bolognesi». Dello stesso avviso Luigi Rambelli, presidente regionale di Legambiente: «Vogliamo chiarezza e vogliamo che si parli di ciò che accade per le grandi opere. Ad esempio vorremo chiedere all'assessore comunale al Traffico, Maurizio Zamboni, se è ancora dell'idea che se non si fa il metrò allora non si fa nemmeno il Passante». Il vero «nodo» da sciogliere riguarda la mobilità alternativa: il trasporto pubblico e le ferrovie. Queste ultime, ha sottolineato Rambelli, «andrebbero implementate, per rendere il trasporto su rotaia competitivo». Invece, «159 kmdi strada ferrata del territorio non sono ancora elettrificati, imponendo l'utilizzo del diesel. I treni viaggiano così ad una velocità di 40 chilometri orari». Bisognerebbe, ha continuato Rambelli, «raddoppiare le linee e garantire la sicurezza». Insomma, «la "grande opera" da fare esiste ed è il sistema ferroviario », ha concluso Massimo Montanari, del Wwf Emilia-Romagna. Per i comitati e le associazioni ambientaliste l'argomento «Passante » è coperto da un «buco nero informativo». Per risolvere il problema, sono previste riunioni nei comuni interessati (la prossima: il 10 maggio a Granarolo) e presidi informativi, il primo appuntamento domani, dalle 10 in piazza Ravegnana.