Riaperti cinque ambienti con i capolavori del primo Rinascimento Le salette del '400 Se tutti gli Uffizi sono un tempio della bellezza, le cinque sale (dalla 19 alla 23) che sono state riaperte ieri interamente rinnovate con adeguamento delle dotazioni impiantistiche, rappresentano di per sé un tale punto importante nella storia dell'arte europea del XV secolo, da chiedere quell'attenzione che si dedica solo ad alcuni momenti delle collezioni più importanti riservate alla genialità creativa di questo continente. Premesso che non è giusta la denominazione «salette», questo allestimento, illustrato dal direttore degli Uffizi Antonio Natali, accompagnato nella lunga e complessa spiegazione dalle soprintendenti Cristina Acidini e Alessandra Marino, propone con 44 opere pittoriche una scelta di capolavori del primo Rinascimento italiano. I lavori sono stati possibili anche grazie al contributo di un benefattore americano, il signor Prietzke, intervenuto con un'elargizione di 500 mila euro, senza chiedere alcuna contropartita, che servirà anche per altri interventi. Il percorso comincia con la scuola senese del '400, con i polittici e le predelle firmati, tra l'altro, dal Vecchietta e Sano di Pietro e continua con i capolavori della pittura veneta con pezzi più che famosi quali il Compianto sul Cristo morto di Giovanni Bellini o il trittico con le Scene della vita di Gesù del Mantegna. Andando avanti troviamo, tra le opere dei depositi, dipinti del Cosmè Tura o di Melozzo da Forlì, e ancora tutto un affollarsi di dipinti ai quali finora non si prestava forse la dovuta attenzione. E giusto ricordare come i soffitti di queste sale, che in fondo rappresentano un bel premio per coloro che attraversano i punti più proverbiali degli Uffizi e la stessa adiacente Tribuna, siano di per sé coperti da affreschi a grottesche tra i più fini. Un certo comprensibile rimpianto suscita qui la sparizione dei cosiddetti «tedeschi» dall'Adamo ed Eva del Cranach, al famoso Martirio di San Floriano dell'Altdorfer che, però, assicurano saranno presto visibili in diverso allestimento. Con questo intervento la sfida dei «Nuovi Uffizi» è entrata nel vivo. Si è cominciato a lavorare nel nucleo originario e più nobile del museo, si è saliti di livello senza che la Galleria chiudesse un solo giorno. I lavori hanno riguardato fondamentalmente l'adeguamento delle dotazioni impiantistiche, la sostituzione degli impianti di climatizzazioni preesistenti, il rinnovo degli impianti elettrici e di illuminazione, e il collegamento di tutta l'impiantistica con il sistema di controllo centralizzato. Il colore scelto vale la pena di ricordarlo, è una particolare tonalità di verde che si ritiene connotare l'arte del Rinascimento. Tonalità che fa già da sfondo a una serie di bassorilievi e busti rinascimentali Ed ecco ancora due righe di curiosità. Gli ambienti che si riaprono furono destinati all'armeria medicea, le grottesche dei soffitti furono dipinte ancora nel Cinquecento, ma in parte furono ridipinte nel Seicento. Una parte delle pitture andò perduta durante la battaglia per Firenze nel 1944, e a ricordo di quel terribile momento esiste nella sala 21 una pittura che raffigura il Lungarno distrutto.