VERONA - Ennesima svolta nell'inchiesta che punta a far luce sulle autorizzazioni e i pagamenti delle spese per la mostra ospitata in Gran Guardia e dedicata alle opere pittoriche dell'artista Barbara Pinna. I nomi di quest'ultima e del marito, il colonnello della Guardia di Finanza nonché ex (da pochi giorni è stato trasferito nella capitale) comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Verona, Bruno Biagi, sono finiti entrambi nel mirino della procura scaligera, che ha notificato alla coppia «un'informazione di garanzia» in coincidenza con l'esecuzione di un decreto di perquisizione e sequestro di materiale utile all'inchiesta. Ebbene, la novità registrata in queste ultime ore è la decisione, da parte della difesa del colonnello Biagi, di rinunciare al ricorso inizialmente presentato ai giudici del Tribunale del Riesame di Verona contro la duplice acquisizione di documenti effettuata due venerdì fa dagli uomini della polizia giudiziaria di Verona e dalla Guardia di finanza di Venezia nelle sedi dell'Accademia delle Belle Arti e di Veronafiere Servizi spa. Quella attuata dalla difesa del colonnello, del resto, è stata una mossa dettata da una precisa e oculata strategia: presentare ricorso al Riesame contro quel duplice sequestro di materiale, sia cartaceo che su file e cd, ha infatti dato modo al legale che assiste Biagi di poter visionare la documentazione probatoria attualmente nelle mani del pubblico ministero Valeria Ardito, che a tutt'oggi ipotizza per questa vicenda l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio. Una volta venuta in possesso di tali carte, la difesa ha visto cadere il proprio interesse a insistere con la discussione del ricorso al Riesame, ed ha quindi preferito rinunciarvi ancor prima di giungere a trattare la questione in aula. Il tutto, in attesa che la procura intraprenda la prossima iniziativa che, a questo punto, potrebbe anche essere quella di chiamare a deporre Biagi e la moglie. Finora, però, segnali in questo senso non ne sono ancora arrivati, anche perché da parte degli investigatori si sta ancora passando in rassegna la vasta mole di documentazione prelevata a Veronafiere Servizi spa e all'Accademia: oltre alla «misteriosa»fattura da 40mila euro per l'allestimento della mostra (emessa da Veronafiere Servizi e non pagata dall'Accademia, che l'ha rispedita al mittente), spiccano la lettera con cui lo psichiatra Vittorino Andreoli aveva segnalato al sindaco l'artista Pinna e i suoi quadri per dedicarle una mostra, e il successivo carteggio che aveva coinvolto anche Paola Marini, coordinatrice del sistema Musei d'arte di Verona, e Gabriella Belli, ex responsabile del Mart di Rovereto e attuale direttrice della Fondazione musei civici di Venezia. Un caso, dunque, tutt'altro che chiuso.
Verona, Gran Guardia. Mostra, il colonnello prima fa ricorso. Ma poi ci rinuncia
In Verona, l'inchiesta sull'autorizzazione e i pagamenti delle spese per la mostra di Barbara Pinna è in corso. La procura ha notificato un'informazione di garanzia a Barbara Pinna e al marito, Bruno Biagi, colonnello della Guardia di Finanza. La difesa di Biagi ha deciso di rinunciare al ricorso contro la duplice acquisizione di documenti effettuata dalla polizia giudiziaria e dalla Guardia di finanza. La procura ipotizza l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio. La difesa ha visto cadere l'interesse a insistere con il ricorso al Riesame. La procura potrebbe chiamare a deporre Biagi e la moglie.
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