«Occorre introdurre un processo rivoluzionario all'interno delle istituzioni». «Bisogna saper scrivere la costituzione repubblicana a partire dalle città, là dove c'è la sovranità del popolo» e «dove c'è la possibilità di compiere una grande sfida per una legalità che viva nella carne dei cittadini». Quello che stupì chi lesse il 26 giugno 2013 queste buffe amenità non fu il fatto che esse fossero state pronunciate in modo ufficiale dal sindaco, già a quel tempo diventato «carta conosciuta». Meravigliò che c'era stato chi quelle parole le aveva prese sul serio. E soprattutto che, tra questi, ci fossero professori «di altissimo livello» i quali cogliendo al volo (come dissero) «la rinnovata (?) volontà» del de Magistris «di ascoltare e confrontarsi con punti di vista diversi, anche critici» avevano accettato di far parte (gratuitamente, s'intende) di un immaginifico «Osservatorio permanente» che avrebbe dovuto svolgere «funzioni di studio, analisi, proposta e controllo» sulla tutela e gestione dei beni comuni di Napoli. Questo giornale non ci cascò. Ma, sperando che il nostro forte scetticismo fosse smentito con i fatti, su queste colonne ci augurammo di vedere «entro sei mesi» almeno «qualche effetto benefico dell'attività dei neo-osservatori». Ad esempio scrivemmo «la eliminazione di qualcuno (diciamo i baffi) dei non pochi persistenti danni al paesaggio prodotti in nome dell'America's Cup, accompagnando, se possibile, tale miracolo con la rendicontazione delle spese profuse per quel grandioso evento». L'Osservatorio avrà pure «lavorato alacremente», come ha affermato domenica Tommaso Montanari. Ma sono passati nove mesi e (per non parlare dei rendiconti) i baffi e gli altri sconci stanno sempre là. E i risultati pratici di tanto alacre osservare sono stati zero via zero. Altro che «foglia di fico» sulle vergogne di de Magistris! Costui, peraltro, «non ha dato mai segno concreto di interesse per il lavoro» degli osservanti. I «segnali sono stati sempre più negativi, specialmente nelle politiche per la cultura». La cacciata degli assessori Di Nocera e De Falco, per dirne una. Poi l'«abbandono del patrimonio monumentale comunale». Il «cronico disinteresse per la martoriata Villa Comunale e per le sorti della biblioteca Marotta». L'«ambiguo silenzio sulle sorti di Bagnoli». Ora «piazza Plebiscito alla Nutella». Con «l'impostura» del sindaco-eversore, che «si adegua al vento neoliberista interpretato da Renzi», di «identificare il popolo con un marchio commerciale, i cittadini con dei consumatori». Queste colpe del de Magistris non le sto elencando io. Le ha urlate domenica dimettendosi da quell'importante consesso ancora il professor Montanari, a cui va apprezzamento per essersi finalmente accorto del «grado di analfabetismo istituzionale, francamente impressionante in un ex magistrato», del sindaco. Ma ci voleva la Nutella? Non bastava «la carne dei cittadini»?