Ricordate il senso di fastidio che inevitabilmente provavamo tutti quando l'emergenza rifiuti dilagava su tutti i giornali e su tutte le tv del mondo? Nessuno avrebbe potuto negare la gravità della situazione e quasi nessuno lo fece. Tuttavia ogni singola immagine che coglieva un attimo particolarmente «imbarazzante» era per ogni napoletano una piccola ferita in più. Sono trascorsi quasi sei anni e certo la situazione non è grave come allora. Ma leggere su The Guardian che la città sta risorgendo grazie al «passaparola creativo» suona un po' come uno sfottò. Intendiamoci, non perché tutto vada male o perché sia impossibile che Napoli possa cambiare rispetto ai vecchi cliché. È che i fatti e le argomentazioni che vengono elencati nel reportage della corrispondente Ondine Cohane inducono qualche perplessità. Sembrano nuovi cliché, infondati. La città «una volta famosa per la pizza e la spazzatura» sta risorgendo? Prima nelle strade di Napoli si vedevano scene da Rio oppure Città del Messico e ora la città è diventata moderna? Qualcosa è cambiato, di sicuro rispetto alla tragedia puteolenta del 2008. Ma sostenere che le limitazioni alla circolazione volute dal sindaco de Magistris sul lungomare e nel centro storico abbiano reso la città più percorribile appare come minimo opinabile. Che l'impegno del sindaco per la raccolta differenziata abbia reso meno gravoso il problema dei rifiuti, invece, semplicemente non è vero. Lo dimostrano i livelli di differenziata effettivamente raggiunti. La determinazione di de Magistris nel combattere le strutture di potere corrotte, aggiunge poi la giornalista inglese, ha creato un senso di orgoglio civico. L'ha creato? Ed è giustificato l'accostamento del primo cittadino con il primo ministro Renzi su questa linea? Forse la suggestione scaturisce dal fatto che l'autrice dell'articolo vive in una Toscana ordinata e pulita. Mah. Allo stesso modo leggere che il Museo di Capodimonte è tornato sotto i riflettori grazie al cambio di clima in città è un'affermazione del tutto ingiustificata. Scoprire oggi la Metropolitana dell'arte, dopo anni e anni in cui Bassolino ha ripetuto fino all'esasperazione di chi ascoltava che è la più bella del mondo, lascia interdetti. Il sospetto è che la giornalista abbia preso un po' troppo sul serio le affermazioni del sindaco e che sia caduta nella trappola della sua politica dell'immagine, quella che tende a promuovere se stesso, laddove la città non ne ha bisogno perché è bella e conosciuta in tutto il mondo a prescindere da lui. Ma tutti i suoi difetti sono ancora lì, pronti a trasformarsi in emergenze.