Perché per la canonizzazione di due Papi con un milione di persone sì e durante le giornate normali no? Perché se arriva il Presidente degli Stati Uniti sì e nella quotidianità no? Ieri i romani hanno ammirato, increduli, una città che non vedono mai. Bagni chimici per le strade a disposizione dei turisti, finalmente esentati dal triste rito della richiesta di ospitalità ai bar e ai ristoranti, visto che Roma non ha servizi igienici pubblici. Squadre di nettezza urbana capaci di ripulire strade in poche ore. Un pattugliamento di strade e piazze, da parte dei vigili urbani, da lasciare attoniti. Per non parlare degli aspetti più grotteschi, sottolineati già ieri. Cantieri aperti da mesi e chiusi in poche ore, segnali stradali rifatti, motorini abbandonati spariti, persino il monumento ad Alcide De Gasperi in rovina dal 2000 (oggetto di lettere su lettere di protesta sulla rubrica di dialogo con i lettori di questa cronaca) miracolosamente ripristinato in una manciata di giorni semplicemente perché si trova alla fine di via delle Fornaci, quindi davanti a porta Cavalleggeri, cioè alla portata degli sguardi dei turisti e delle telecamere delle tv del mondo. Abbiamo ostentato in mondovisione, lo abbiamo già detto nelle ore di Obama, una Roma che non esiste. Una Capitale pulita, col traffico sotto controllo, in grado di gestire l'impatto con un milione di persone in arrivo. Peccato che da oggi, lunedì, rapidamente tutto tornerà come prima. La dimostrazione? Partito Obama, riapparvero in poche ore i camion bar scomparsi causa sicurezza del presidente degli Stati Uniti. Anche ieri presidiavano, con l'aria di chi è il vero padrone del territorio, l'asse di via dei Fori Imperiali proprio ai piedi dell'ufficio del sindaco Ignazio Marino, lì in Campidoglio. Una città con 10.000 uomini a disposizione per la sicurezza, col contributo di un numero imprecisabile di volontari della Protezione civile di tante regioni e delle Misericordie di chissà quante organizzazioni cattoliche, «deve» farcela, in un'occasione simile. Ed è giusto che Papa Francesco abbia ringraziato il nostro sindaco per la mobilitazione della città. La vera notizia sarebbe stata se Roma avesse ceduto, con tante energie in campo, e si fosse arresa al milione di fedeli in arrivo: senza nulla togliere alla fatica del sindaco, della giunta, soprattutto dei vigili urbani che stavolta hanno mostrato il miglior volto possibile della loro professionalità, era un atto dovuto. Il vero salto di qualità, per la Roma in cui viviamo (cioè guidata da questo sindaco e da questa giunta) sarebbe trasformare domenica 27 aprile 2014 in un trampolino di rilancio: per girare pagina rispetto ai pessimi mesi scorsi, per imprimere un nuovo passo al lavoro di Ignazio Marino, per occuparsi della città così come si è visto nella settimana scorsa. Sarebbe insomma splendido se l'emergenza canonizzazione si trasformasse nel carburante giusto per avviare quella cura quotidiana della città sparita da mesi, da anni. Sarebbe, abbiamo detto.