ERANO dita di principessa, lunghe e affusolate, quelle affiorate l'estate scorsa dalla maestosa "Tomba delle mani d'argento" nella necropoli dell'Osteria di Vulci. Mani d'argento lavorate a sbalzo, con le unghie dorate, che oggi raccontano la ricerca dell'immortalità dei principi etruschi. Dopo il restauro in tempi record, l'intero corredo della tomba, rinvenuto nel giugno 2013, da martedì al 29 giugno sarà al centro della mostra "Principi immortali. Fasti dell'aristocrazia etrusca a Vulci" a Villa Giulia, prima di spostarsi, da metà luglio a metà di settembre, nel Castello della Badia di Vulci. La "Tomba delle mani d'argento", che prende il nome dall'eccezionale ritrovamento, è databile intorno al 640-620 a. C. e fa parte di un gruppo di sepolture aristocratiche come la celebre "Tomba della sfinge", la "Tomba dei soffitti intagliati" e la sepoltura in cui, giusto un anno fa, fu ritrovato uno straordinario sigillo-scarabeo egizio. «Le mani spiega la soprintendente dell'Etruria Meridionale, Alfonsina Russo facevano parte di una sorta di "manichino" realizzato in materiali diversi. Statue come questa accompagnavano nel rituale funerario gli esponenti di alto rango della società vulcente e venivano sepolte insieme ai corpi incinerati per ricostruire la fisicità perduta del defunto, come anelito all'immortalità». In passato, racconta Russo, «erano state trovate mani di bronzo, ma queste in argento sono un unicum e pensiamo, per questo, potessero essere di una donna, forse di una principessa ». In mostra ci saranno anche altri elementi del corredo della tomba a tre camere: dalle lamine in oro della veste cerimoniale ai finimenti di cavallo e ai resti di un carro, a indicare l'altissimo rango dei defunti. Che, probabilmente, facevano parte dello stesso gruppo familiare della "Tomba dello Scarabeo": «Le due tombe sono molto vicine, ma quella dello Scarabeo risale all'inizio del VII secolo a. C. e potrebbe, quindi, appartenere agli antenati dei defunti della "Tomba delle mani d'argento" ». Ecco perché, in mostra, fra gli oltre 150 reperti, ci sarà anche il celebre scarabeo-sigillo egizio ritrovato nell'aprile 2013, simbolo della rinascita del dio Sole e riferibile al faraone Bocchoris, che regnò alla fine dell'VIII secolo a. C.. A testimonianza delle relazioni che Vulci e la sua aristocrazia inritrovato trattenevano con le popolazioni del Mediterraneo orientale. Per l'esposizione è stata realizzata anche la ricostruzione, in scala 1:1, delle tre camere dalla "Tomba delle mani d'argento" e quella multimediale della statua della principessa, che racconterà la propria storia all'interno della camera funeraria. Dopo gli scavi finanziati con fondi europei dalla Regione e realizzati dalla Soprintendenza e dalla Mastarna (la società che gestisce il Parco archeologico di Vulci) e i restauri condotti dall'Iscr e dall'Accademia di Belle Arti di Viterbo nel laboratorio di Montalto di Castro, continuano ora gli studi nell'area. «Vicino alla Tomba è stato anche un sacello dello stesso periodo, e cioè una sorta di tempietto dedicato al culto funebre racconta Russo Ma l'area fu frequentata per riti analoghi anche in una fase successiva, intorno al IV secolo a. C., come testimoniano i recinti e le tombe a incinerazione, circondati da resti di sacrifici di cavalli e buoi, che abbiamo rinvenuto e ricostruito nella mostra ». Le analisi paleobotaniche hanno rivelato inoltre che, in occasione dei riti, «accanto alle sepolture venivano deposti fiori, come narcisi e margherite, probabilmente destinati agli dèi degli inferi, oltre ad offerte di uva, cereali e legumi».
L'immortale leggenda della principessa etrusca dalle mani d'argento
La "Tomba delle mani d'argento" è stata scoperta nell'estate scorsa nella necropoli dell'Osteria di Vulci. La tomba, databile intorno al 640-620 a. C., è stata restaurata in tempi record e sarà esposta nella mostra "Principi immortali. Fasti dell'aristocrazia etrusca a Vulci" a Villa Giulia. Il corredo della tomba, compresa la statua di una principessa con mani d'argento, sarà esposto insieme ad altri reperti, tra cui un sigillo-scarabeo egizio e resti di un carro. La tomba fa parte di un gruppo di sepolture aristocratiche, come la "Tomba della sfinge" e la "Tomba dei soffitti intagliati".
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