FIOCCANO però anche critiche. Le file davanti ai grandi contenitori d'arte non bastano a nascondere l'altro lato della medaglia: caos nel sistema dei trasporti, calca di visitatori sul lungomare, relativa presenza delle forze dell'ordine. Aspetti critici di una condizione urbana che non può essere ribaltata dal pur positivo risultato ma che, allo stesso tempo, non va drammatizzata ed esasperata oltre il dovuto. I segnali di trasformazione culturale della scena cittadina, messi in evidenza da Achille Bonito Oliva, nel commento al successo della mostra su Andy Warhol , testimoniano l'attuale tendenza della società napoletana a muoversi, in ordine sparso, sotto gli stimoli che toccano e mobilitano un pubblico giovane e interessato a confrontarsi con i segni della contemporaneità. Bisogna, però, prendere atto dell'allungarsi, in termini di godimento e organizzazione culturale, della distanza tra il mondo dell'arte "moderna", che si rintraccia in precisi percorsi espositivi, dalla metropolitana al Pan, e lo status, sedimentato e consolidato nella pietre della città, dell'antico patrimonio culturale. Un mondo assunto a oggetto del desiderio della fruizione turistica ma che, purtroppo, rimane ancora marginale e mal utilizzato per lo stato di disagio e di degrado in cui, troppo spesso, versa. È la questione da sempre irrisolta del centro storico di Napoli, destinata a gravare a lungo sulla rigenerazione dell'intera area metropolitana e a compromettere il futuro di una stabile e fortunata performance turistica. In questi giorni si registra una corsa contro il tempo per utilizzare le risorse residue destinate al restauro di alcuni siti di particolare pregio artistico e, di fronte ai deludenti risultati di una politica indecisa e frammentata, si percepiscono segnali di rinnovamento nell'approccio utilizzato per accompagnare l'azione di restauro artistico architettonico. Lo si può vedere nella nascita dell'Osservatorio permanente per il centro storico di Napoli Unesco, presieduto da Elena Coccia. Tra i suoi canoni fondativi si trova l'esigenza di rivitalizzare il patrimonio urbanistico "nell'accezione di quel paesaggio storico urbano che comprende i processi sociali, culturali ed economici, conservando la loro caratteristica identitaria così come si trasforma nel contemporaneo". Una meta condivisibile anche se difficile da raggiungere. Lo riconosce la stessa Coccia: il neonato organismo dovrà farsi spazio nella giungla di vincoli e resistenze che le potestà amministrative locali e nazionali dispiegheranno sul suo cammino e rischierà, aggiungiamo noi, per la sua composizione strettamente politico-municipale, di rimanere schiacciato tra il "potere forte" del partner regionale e le spinte, dal basso, dei protagonisti locali che l'Osservatorio intende giustamente coinvolgere. Il suo sforzo va sostenuto ma rimane, comunque, indefinito il modo in cui congiungere rigenerazione architettonica, rilancio produttivo e risanamento ambientale. Un metodo per costruire la "città dell'arte" come luogo di comunicazione sociale e di agibilità tra i beni culturali, l'artigianato artistico e i circuiti del turismo qualificato e di ricerca. Non le strade chiuse e le piazze "liberate" e "spalmate" con la Nutella della Napoli arancione, né il fortino circondato dagli indiani della speculazione edilizia e della mercificazione dell'arte, ma uno spazio sicuro, restituito alla popolazione che vi abita e vi lavora, e aperto, nello stesso tempo, alla utilizzazione di beni immateriali e materiali, prodotti e gestiti in una sinergia pubblicoprivato. Serve, però, una svolta culturale, prima che politica, concependo il manufatto d'arte come antidoto contro il degrado ambientale e fonte di lavoro per giovani umanisti "contaminati" dal saper fare del management dei beni culturali. E occorre costruire una governance autorevole e legittimata sul piano delle competenze e delle connessioni nazionali e internazionali. Un passaggio impossibile da praticare senza una visione di insieme del destino della Napoli metropolitana. Un obiettivo, strategicamente necessario ai fini della programmazione europea 20142020, neppure menzionato nell'agenda politica di oggi e capace di fornire, invece, un fondamento reale per il rilancio, anche turistico, della città.
L'ARTE È UN VALORE MA SENZA IL CAOS
La mostra su Andy Warhol a Napoli ha attirato un grande pubblico, ma la città è ancora afflitta da problemi di caos e disordine. Il sistema dei trasporti è in crisi, la calca di visitatori sul lungomare è un problema e la presenza delle forze dell'ordine è limitata. Tuttavia, ci sono segnali di trasformazione culturale nella società napoletana, con un pubblico giovane interessato a confrontarsi con la contemporaneità. Il centro storico di Napoli è ancora in stato di degrado e la politica locale è indecisa e frammentata.
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