ORMAI sul cantiere sotto sequestro del nuovo quartiere che si sta costruendo a Grottaperfetta è guerra aperta tra l'VIII Municipio da una parte e Regione e Campidoglio dall'altra. Mercoledì infatti la giunta della Pisana, assente il vice governatore Smeriglio, ha approvato la delibera proposta dall'assessore alle Politiche del Territorio, Michele Civita, del Pd, che abolisce il vincolo di tutela ambientale sul Fosso delle Tre Fontane, che, interrato dai costruttori, un consorzio da Mezzaroma a Marronaro, durante i lavori per 400 mila metri cubi di palazzine, era stato il motivo dell'ordine di sequestro fatto eseguire dal minisindaco Andrea Catarci e dal suo responsabile all'Urbanistica Massimo Miglio. Un atto convalidato poi dalla Procura, che ha aperto un'indagine. «E adesso è ancora una volta alla magistratura che dovremo rivolgerci per avere giustizia » afferma Miglio «È una delibera completamente illegittima, perché va a riesumare un Regio Decreto di 104 anni fa e ne applica solo la parte che esclude l'area del cantiere, mentre abbiamo dimostrato che il vincolo è corretto e arriva fino ad un'azienda agricola che è a monte del cantiere stesso e che, dal 1907, continua ad attingere acqua dal Fosso. Non solo: sul Fosso vogliono costruire strade e parcheggi, distruggendo la natura». Nella polemica interviene anche Italia Nostra. «La Regione » afferma «invece di combattere contro il dissesto ambientale, dimostra invece una grande efficienza nel limitare o addirittura togliere le tutele esistenti. È quanto è avvenuto con la delibera che ha considerato "irrilevanti ai fini paesaggistici" circa 30 corsi d'acqua del Lazio, tra cui quello delle Tre Fontane». Ribatte la giunta regionale: «Da tempo gli uffici della Regione stavano lavorando alla stesura di una delibera di adeguamento e di ricognizione dei vincoli paesaggistici su tutto il territorio regionale. Questo lavoro, svolto in relazione alle richieste ed alle segnalazioni delle amministrazioni comunali, è stato finalizzato a correggere gli errori contenuti nella cartografia. E nel suo ambito si è provveduto, dopo un'attenta verifica, ad effettuare una rettifica della graficizzazione anche del vincolo del Fosso delle Tre Fontane prevedendone l'eliminazione esclusivamente nel tratto al di fuori dei limiti previsti nel Regio Decreto. Alla luce di tutto ciò è quanto meno singolare e priva di fondamento la dichiarazione di Italia Nostra perché la delibera regionale non elimina la tutela dei corsi d'acqua o dei fossi, che devono comunque sottostare alle disposizioni legislative ambientali in materia che non hanno nulla a che fare con i vincoli paesaggistici». «Noi alla Regione» replica il minisindaco Catarci «abbiamo fornito tutti gli elementi di merito per dimostrare che il vincolo paesaggistico doveva rimanere sul Fosso delle Tre Fontane nel tratto interessato dal cantiere. L'assessore Civita ha voluto andare fino in fondo nella sua incomprensibile pretesa e ne risponderà politicamente e sul piano giuridico. Chiediamo al ministero dei Beni Culturali di revocare la delibera regionale». Per la Regione si schierano invece il capopogurro del Pd D'Ausilio e il consigliere Valeria Baglio: «La delibera regionale che ha liberato dal vincolo paesaggistico il Fosso delel Tre Fontane dimostra quanto il Pd aveva sostenuto sulla base delle indicazioni fornite dall'assessorato all'Urbanistica: il Fosso, interrato già da alcuni decenni, è lontano 1 chilometro dal comprensorio del cantiere. Non si tratta quindi di cedere ai costruttori ma di garantire ciò che legittimamente era stato autorizzato. A questo punto non esiste alcuna ragione che ostacoli l'immediato dissequestro del cantiere ».