Nuova tegola per la direzione regionale dei Beni culturali guidata dall'architetto Carla Di Francesco, già coinvolta in un'inchiesta sugli incarichi post sisma ottenuti dal compagno ingegnere. Stavolta i guai arrivano dagli esiti dell'ispezione del ministero del Tesoro depositati a settembre che hanno evidenziato criticità nella gestione di appalti, personale e immobili. Gli 007 del Tesoro bacchettano la Soprintendente Il leasing per l'auto di servizio stipulato fuori dai criteri della spending review, l'utilizzo improprio di parte dei fondi destinati al terremoto, l'appalto per il restauro del Duomo di Modena spezzettato e affidato sempre alla stessa ditta, il mancato utilizzo delle chiese di San Mattia e San Barbaziano, a Bologna. Sono solo alcune delle criticità riscontrate dagli ispettori mandati dalla Ragioneria generale dello Stato, per conto ministero del Tesoro, per verificare la correttezza delle procedure amministrative e contabili seguite dalla Direzione regionale per i Beni culturali guidata dall'architetto Carla Di Francesco. I risultati della verifica del luglio 2013 sono stati depositati a settembre e poi notificati al ministero per i Beni culturali e alla Corte dei Conti. Era un controllo di routine che non ha riguardato solo l'Emilia-Romagna ma rischia di gettare nuove ombre sulla Soprintendenza, già alle prese con l'inchiesta che ha coinvolto la Di Francesco dopo l'esposto presentato da Massimo Bugani, Marco Piazza e Michela Montevecchi, i primi consiglieri comunali e l'ultima senatrice del M5S. La Procura ipotizza l'abuso d'ufficio per gli incarichi post sisma e le autorizzazioni ai progetti a firma dell'ingegner Giuliano Mezzadri, stimato professionista ferrarese e da trent'anni compagno della Di Francesco, e di colleghi dello stesso studio. Di appalti (diiversi) si parla anche nella relazione, 60 pagine. Rilevata «la sistematica omessa comunicazione all'anagrafe delle prestazioni degli incarichi conferiti», gli ispettori si sono concentrati sull'appalto per il restauro del Duomo di Modena, diviso in 5 lotti e affidato senza gara (tranne in un caso) sempre alla ditta Candini Arte per 584 mila euro. «Per mantenere le stesse tecniche di restauro», ha detto la Soprintendenza senza convincere gli ispettori per i quali «la procedura non è corretta e rispettosa delle norme sui contratti pubblici che tende a privilegiare l'unitarietà». Questo per «evitare che col frazionamento si possa artatamente ridurre l'importo della gara per aggirare le norme o consentire il ricorso alla trattativa privata in violazione di libera concorrenza e accesso alle commesse pubbliche». Un'altra bacchettata riguarda il «diseconomico utilizzo» delle chiese sconsacrate San Mattia e San Barbaziano. La prima, in via Sant'Isaia, fu assegnata nel 2003 e avrebbe dovuto ospitare mostre ma risulta «inutilizzabile anche per l'evidente ritardo con cui si è provveduto al recupero». La seconda, in via Barberia, è gestita dal 2006 ma il recupero non è mai partito: «Risulta chiusa al pubblico e in stato di evidente degrado». C'è poi la vicenda del materiale informatico e dei pc acquistati nel 2012 per 68 mila euro e «fatti gravare sui fondi assegnati per il sisma». Modelli «capaci di elevate prestazioni ma di dubbia utilità per il personale che svolge compiti amministrativi». Solo alcuni pc sono stati usati per i progetti post sisma, 5 erano ancora imballati durante l'ispezione. Ancora critiche poi per la Lancia Delta acquistata in leasing senza usufruire delle convenzioni e a un costo maggiore della precedente. Nel mirino anche «la giacenza di fondi rilevanti»; l'indeterminatezza della dotazione di personale «che ne ha consentito l'incremento robusto»; e i ritardi nelle valutazioni di impatto ambientale e strategico. Di Francesco, contattata dal Corriere, non ha voluto commentare l'esito dell'ispezione ma dovrà rispondere, se non l'ha già fatto, al ministero.
Bologna. Appalti, restauri e spese: Beni culturali, ecco i rilievi
La Direzione regionale dei Beni culturali dell'Emilia-Romagna, guidata dall'architetto Carla Di Francesco, è stata oggetto di un controllo di routine effettuato dalla Ragioneria generale dello Stato per conto del ministero del Tesoro. Gli ispettori hanno evidenziato criticità nella gestione di appalti, personale e immobili. Tra le criticità, l'utilizzo improprio di parte dei fondi destinati al terremoto, l'appalto per il restauro del Duomo di Modena spezzettato e affidato sempre alla stessa ditta, il mancato utilizzo delle chiese di San Mattia e San Barbaziano, e il diseconomico utilizzo delle chiese sconsacrate.
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