VERONA E' «un'informazione di garanzia finalizzata al sequestro di documentazione relativa alle indagini» quella notificata al colonnello della guardia di finanza Bruno Biagi e alla moglie, l'artista di origini romane Barbara Pinna, in relazione alla spinosa vicenda della mostra pittorica alla Gran Guardia. A precisarlo è l'avvocato Luigi Sancassani, legale di fiducia dell'ormai ex comandante provinciale delle Fiamme gialle di Verona: «Si tratta di un'informazione di garanzia che il mio cliente ha ricevuto in coincidenza con l'acquisizione di documenti» effettuata due venerdì fa dagli uomini della polizia giudiziaria di Verona e dalla Guardia di finanza di Venezia nelle sedi dell'Accademia delle Belle Arti e di Veronafiere Servizi spa. VERONA E' «un'informazione di garanzia finalizzata al sequestro di documentazione relativa alle indagini» quella notificata al colonnello della guardia di finanza Bruno Biagi e alla moglie, l'artista di origini romane Barbara Pinna, in relazione alla spinosa vicenda della mostra pittorica alla Gran Guardia. A precisarlo è l'avvocato Luigi Sancassani, legale di fiducia dell'ormai ex comandante provinciale delle Fiamme gialle di Verona: «Si tratta di un'informazione di garanzia che il mio cliente ha ricevuto in coincidenza con l'acquisizione di documenti» effettuata due venerdì fa dagli uomini della polizia giudiziaria di Verona e dalla Guardia di finanza di Venezia nelle sedi dell'Accademia delle Belle Arti e di Veronafiere Servizi spa. «Allo stato attuale, da parte mia, non posso confermare che il colonnello Biagi e la moglie (assistita dallo studio Lemme di Roma, ndr) siano effettivamente iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di abuso d'ufficio. Potrebbe, infatti, trattarsi di una semplice informazione di garanzia finalizzata esclusivamente all'acquisizione di materiale utile alle indagini», chiarisce lo stesso avvocato Sancassani che contesta da cima a fondo, fin da adesso, l'eventuale coinvolgimento di Biagi (attualmente trasferito nella capitale) in tutta questa vicenda: «Non vedo che ruolo possa aver rivestito il colonnello. Il suo nome, tra l'altro, non compare in alcuna delle carte sequestrate; qui non si sta indagando sulla mostra tenuta dalla moglie in Gran Guardia in quanto moglie di Biagi, bensì su una mostra il cui allestimento non risulterebbe essere stato pagato. Cosa c'entra il colonnello in tutto questo?». Non solo, perché secondo il legale di Biagi non si configurerebbe neppure il reato di abuso d'ufficio, perché «Veronafiere Servizi spa (la società che si è occupata di allestire l'evento e che, a diversi mesi di distanza, ha poi emesso e girato all'Accademia delle Belle Arti la famigerata fattura da 40mila euro rispedita al mittente senza essere stata pagata dalla stessa Accademia, ndr) non rappresenta un soggetto di diritto pubblico: si tratta di una controllata da Veronafiere, azionista al 51». Di qui, dunque, l'«impossibilità» secondo l'avvocato «di contestare il reato di abuso d'ufficio». In ogni caso, versione difensiva a parte, erano finora giunte dalla procura conferme soltanto in merito al coinvolgimento penale sotto forma proprio di iscrizione nel registro degli indagati di due persone, entrambi funzionari riconducibili a Veronafiere Servizi spa e ambedue sotto accusa per abuso d'ufficio. «Senza contare che, allo stato attuale, né il colonnello né la moglie sono ancora stati convocati dalla polizia giudiziaria o dalla procura per essere interrogati sulla vicenda», puntualizza Sancassani. «Mi chiedo solo se il sindaco Tosi, che ha la delega alla cultura, si renda conto dei fatti. Un passo indietro equivarrebbe ad un gesto d'amore per la città», è intervenuto ieri Michele Croce di Verona Pulita. Quel che è certo è che, al momento, gli investigatori stanno passando in rassegna la vasta mole di documentazione prelevata a Veronafiere Servizi spa e all'Accademia: oltre alla «misteriosa» delibera non pagata, spiccano la lettera con cui lo psichiatra Vittorino Andreoli aveva segnalato al sindaco l'artista Pinna e i suoi quadri per dedicarle una mostra, e il successivo carteggio che aveva coinvolto anche Paola Marini, coordinatrice del sistema Musei d'arte di Verona, e Gabriella Belli, ex responsabile del Mart di Rovereto e attuale direttrice della Fondazione musei civici di Venezia. «In ogni caso, in nessuno di quei documenti compare il nome del colonnello», mette in chiaro la difesa. Ma questa, per l'appunto, è la voce della difesa.
Verona, Gran Guardia. Mostra, nel mirino Biagi e sua moglie
L'avvocato Luigi Sancassani, legale di fiducia dell'ex comandante provinciale delle Fiamme gialle di Verona Bruno Biagi, ha confermato che il suo cliente ha ricevuto un'informazione di garanzia in coincidenza con l'acquisizione di documenti effettuata dalla polizia giudiziaria e dalla Guardia di finanza. L'informazione di garanzia è stata ricevuta in relazione alle indagini sulla mostra pittorica alla Gran Guardia, in cui è stata accusata l'artista Barbara Pinna, moglie di Biagi. Sancassani contesta da cima a fondo l'eventuale coinvolgimento di Biagi in tutta questa vicenda e afferma che il suo nome non compare in alcuna delle carte sequestrate.
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