Sotto accusa il gradino «invisibile» e la fontana a raso Cielo, terra e acqua. Quando si passa da piazza della Vittoria tener d'occhio il soffitto dei portici vicini all'ingresso del metro e badare a dove si mettono i piedi. Non guasta, un pizzico d'attenzione. Pezzi di intonaco, da tempo, si sono staccati dal soffitto del porticato e qua e là affiorano i mattoni della soletta. Un marciapiede attraversa per lungo la piazza ed il suo gradino uno sbalzo di pochi centimetri basta a far ruzzolare giovani e vecchi. Non è finita. Verso ovest, la ritrovata piazza cittadina, diventa un minuscolo laghetto dalla forma che ricorda i fulmini a zig zag impugnati da Giove pluvio nelle raffigurazioni di fantasia. Sono solo due dita d'acqua, a raso, tanto originali alla luce del sole quanto insidiose di sera, soprattutto se dal cielo vien giù acqua. Allora la pietra bagnata dalla pioggia e l'area allagata dalla stravagante vasca- risorgiva- un po' fontana si confondono. La vista va insieme e le scarpe vanno a mollo. Ci vorranno mesi e tanti pediluvi non previsti, prima che la gente si abitui a questa novità della risorta Vittoria. Il soffitto del porticato che avvolge il torrione dell'Ina sente il tempo. Lo colonne vennero rizzate fra giugno e luglio del 1931, come si vede nelle foto di «Brescia littoria», raccolte da Franco Robecchi. Nei mesi successivi venne la copertura del porticato che gira attorno al «grattacielo». Così lo chiamarono i bresciani, contro la volontà del Piacentini che insisteva perché fosse definito «torrione» o «casa torre». A memoria d'uomo non è mai accaduto nulla. Nemmeno oggi che si è rianimato verso la piazza e verso la discesa che porta al metro e via Verdi. C'è un però I soffitti non lasciano tranquilli i passanti che alzano gli occhi. Larghe parti di intonaco sono cadute. Dalla strada si vedono le tavelle di sostegno e le congiunzioni in cemento. Di certo chi amministra il torrione tiene tutto sotto controllo. Ma l'aspetto crea dubbi, soprattutto ora che la piazza è tornata vivibile. Vivibile, se nessuno casca come un salame nell'attraversare da ovest ad est, cioè dal Torrione al Quadriportico, per intenderci. Perché dalla gradinata delle Poste fino a via IV novembre è stato creato un largo marciapiede. Il colore della pietra ben si intona con il rosso dell'Arengo e si stacca anche dal grigio di fondo della piazza. Ma molti non vedono il gradino. E si trovano per terra. Figurarsi se poi distraggono le bancarelle del mercato Il problema non è sfuggito all'assessore Walter Muchetti, attentissimo alla sicurezza di città ed abitanti. Ha già fatto suo il problema, anche se al momento non compete al Comune. Un rimedio lo ha promesso al Corriere . Forse verranno fioriere segnalimite, forse uno scivolo (come è al centro della piazza dove il piedestallo del Bigio e l'arco del cinema Adria sono in mira con via Trieste). Forse sarà ribassato il livello, come all'altezza di via IV Novembre. La soluzione migliore non mancherà. Tutto per far veramente rivivere questa piazza, purtroppo mutilata di un pezzo che non era importante ma che hanno fatto diventare importante a forza di disprezzarlo. Sì, il vecchio acciaccato Bigio. La statua in marmo di Carrara comincia ad essere desiderata anche da molti antifascisti, che non mescolano l'idea politica con una scultura.
Brescia. Piazza Vittoria fra crolli e cadute
La piazza della Vittoria a Brescia è stata oggetto di critiche per la presenza di un gradino invisibile e di una fontana a raso che crea un pericolo per i passanti. Il gradino è stato creato per un marciapiede che attraversa la piazza, ma molti non lo vedono e si trovano per terra. L'assessore Walter Muchetti ha promesso di trovare una soluzione, ma non è ancora stata trovata. La piazza è stata mutilata anche dalla rimozione della statua del Bigio, che è stata considerata un simbolo dell'antifascismo. La statua è stata oggetto di desideri da parte di molti cittadini.
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