Piazza Vittoria è una piazza che non ha mai funzionato nel panorama del nostro centro storico. Lo spazio aperto ha subito nel tempo diverse manomissioni che hanno reso precario questo luogo: dalle grate centrali degli anni '70 poste dall'Agip per areare il sottostante parcheggio, fino ad arrivare all'ascensore e alle scale mobili che servono la stazione del metrobus dell'anno scorso. Con l'ultimo intervento conclusosi alla fine di marzo le cose sono migliorate. Sono sparite le corsie di transito automobilistiche, è stato meglio integrato l'ingresso della stazione, sono stati uniformati e ordinati i materiali della pavimentazione e sono stati aggiunti elementi di arredo urbano: una fontana rasoterra e il piedistallo per la collocazione del Bigio. Mentre si accende la discussione sull'opportunità di questa collocazione tra richiami filologici, rimandi ideologici e tentazioni di referendum e concorsi, si è spenta completamente la luce sugli edifici che compongono la piazza, sull'architettura di Marcello Piacentini inaugurata nel 1932. Questi edifici sono in larga parte inutilizzati (soprattutto al piano terra), in avanzato stato di degrado materico, strutturale e impiantistico e proiettano una luce sinistra sulla piazza recentemente rinnovata. (Si provi la sera dopo le 21 a traversare il quadriportico o a passeggiare lungo i portici lato Torrione Ina). Gli ultimi storici utilizzatori di questi spazi affacciati sui portici come il bar Impero o l'agenzia Brixia, hanno chiuso recentemente i battenti. Il cinema e il grande magazzino sono sprangati da decenni. Negli anni scorsi in controtendenza mondiale ha addirittura chiuso i battenti il (l'unico) fast-food presente in centro storico. L'ufficio postale tenta disperatamente di andarsene da almeno dieci anni, ma non trova nessuno disposto a subentrare. Resiste l'albergo, ai piani superiori è rimasto qualche ufficio legale, alcune agenzie e pochissimi residenti. Un quadro allarmante, desolante Difficile pensare che uno spazio pur rinnovato della città possa vivere circondato da un'area dismessa! Ma è ancora più difficile comprendere come mai negli anni nessuno si sia mai chiesto il perché; come mai nessuno abbia voluto approfondire i motivi del disagio che hanno portato via pubblici esercizi, residenti, commercianti e impiegati. Eppure è un luogo centralissimo, a distanza ravvicinata dalle altre storiche piazze centrali, rasentato dalle vie dello shopping e (unico luogo del centro) servito direttamente da una stazione del metrobus. Tutto lascerebbe pensare al luogo più ambito per abitare, lavorare e commerciare, invece è il luogo dell'abbandono. Qualcuno ha avanzato la tesi che questo sia dipeso dal disordine dello spazio centrale, dalle pavimentazioni scivolose o dalle griglie centrali che azzoppano le donne coi tacchi (probabilmente le stesse persone convinte oggi che splendidi destini attendano questo luogo dopo la fine del cantiere, una schitarrata, una serata dj e la punzonatura della Mille Miglia). Altri hanno puntato il dito sul disinteresse dei due principali proprietari degli immobili (Ina e Generali) e sugli alti affitti. Personalmente non credo e temo che queste spiegazioni confondano cause ed effetti. Io credo che Piazza Vittoria non funzioni perché gli edifici che la compongono sono stati progettati 80 anni fa da un architetto interessato più all'immagine architettonica dell'insieme che alla vivibilità degli spazi, più alla contemplazione del luogo da lontano che alla qualità degli ambienti costruiti. Un progetto sbagliato portato avanti da un architetto incapace che ovunque ha mostrato questi limiti. Anche in contesti ben più impegnativi: si pensi all'insensatezza di Via della Conciliazione a Roma e allo scempio scenografico della Basilica di San Pietro e all'opera dei suoi predecessori in quel luogo (Bramante, Michelangelo, Maderno e Bernini). A Brescia, nel suo piccolo, non ci ha fatto comunque mancare niente: l'inspiegabile lago d'asfalto di Via Verdi, via X Giornate coi portici separati dalla strada, il retro dell'ufficio postale con una saracinesca tipo Vigili del Fuoco opposta alla grazia del Monte di Pietà. Ma tant'è, le cose intorno sono un fastidio: se non potevano essere cancellate bastava fregarsene. Ma anche venendo all'oggetto principale della cura piacentiniana, la piazza e i suoi edifici marginali, le cose non migliorano: i portici sono troppo alti per proteggere i percorsi pedonali e disimpegnare i negozi, gli spazi al piano terra, alti come i portici, anche 7-8 metri, sono difficili da gestire, riscaldare, illuminare e manutenere. Gli spazi ai piani superiori sono spesso troppo grandi, con scarsa illuminazione naturale, mal collegati e serviti da enormi scaloni marmorei. Oggi, a questi spazi mal concepiti, si aggiunge il degrado degli anni: ascensori da film horror, tubi d'impianto sgocciolanti a vista, spazi interrati stile Blade Runner. Se a questo aggiungiamo la Soprintendenza, che vigila con occhio inflessibile ad ogni cambiamento del quadro metafisico voluto dall'enfant prodige del Duce, cominciamo ad intravedere una spiegazione per l'abbandono, ma anche un'indicazione sul da farsi. Si prepari una mostra nell'Urban Center di Via San Martino, si spieghi ai bresciani com'era la piazza, cosa c'era un tempo al suo posto, come è stata e com'è oggi nel suo complesso. Si raccolgano le tante opinioni che sono sicuro una città come Brescia è in grado di esprimere. Si proceda alla definizione di un Piano di Recupero ai sensi della vigente legislazione con il coinvolgimento attivo dei proprietari, degli inquilini presenti e potenziali e della Soprintendenza. Si definiscano le azioni e le misure necessarie per modernizzare il complesso, per restituire gli edifici a quel livello di funzionalità che è oggi minimamente richiesto. Nuove scale, ascensori, soppalchi, impianti, frazionamenti e consolidamenti, nuovi ingressi e collegamenti col parcheggio o con la stazione, ecc.: tutto quello che è necessario per ridare vita ad un complesso dismesso, ad un corpo morto. Poi si potrà discutere se mettere sul piedistallo l'antica statua di Dazzi, la Vittoria Alata, il teschio di Ermengarda, Augusto Turati, Andrea Pirlo o un monumento al tondino. Per ultimo, come è logico fare per le cose meno importanti.
Brescia. Paghiamo gli errori di Piacentini. Ora serve un Piano di recupero
Piazza Vittoria a Brescia è una piazza che non ha mai funzionato nel centro storico. Lo spazio aperto ha subito diverse manomissioni, come le grate centrali degli anni '70 e l'ascensore e le scale mobili della stazione del metrobus. Nel 2023, le corsie di transito automobilistiche sono state eliminate e gli ingressi della stazione sono stati meglio integrati. Tuttavia, gli edifici che compongono la piazza, progettati da Marcello Piacentini nel 1932, sono in avanzato stato di degrado e sono in larga parte inutilizzati. I negozi e i locali commerciali sono chiusi, e solo l'albergo e alcuni uffici rimangono aperti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo