BARI La battaglia su Punta Perotti non si ferma. I costruttori pretendono da Comune, Regione e ministero dei Beni culturali un ulteriore indennizzo di poco meno di 600 milioni di euro. Il «conto» è stato presentato ieri mattina durante l'udienza che si è tenuta nella terza sezione civile del Tribunale di Bari. BARI La battaglia su Punta Perotti non si è conclusa con i 49 milioni di euro versati dallo Stato italiano alle tre società che subirono la confisca dei suoli, provvedimento confermato dalla Cassazione nel 2001 ma bollato come illegittimo nel 2009 da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu). Sud Fondi (famiglia Matarrese), Mabar (Andidero) e Iema (Quistelli) pretendono da Comune, Regione e ministero dei Beni culturali un ulteriore indennizzo di poco meno di 600 milioni di euro. Il «conto» è stato presentato ieri mattina durante l'udienza che si è tenuta nella terza sezione civile del Tribunale di Bari, in piazza De Nicola, davanti al giudice Oronzo Putignano. Secondo i ricorrenti, i 49 milioni sono solamente un risarcimento per una ingiusta confisca dei terreni, ma ora chiedono che gli vengano restituiti gli investimenti persi per colpa a loro dire dell'abbattimento. Nel dispositivo del 2012, i giudici europei stabilirono che la confisca era stata illegittima e arbitraria e che aveva di conseguenza violato il diritto alla proprietà delle tre imprese. Comune e ministero, ieri mattina, si sono opposti alla nuova richiesta di indennizzo, sostenendo che la questione legale sia terminata con il versamento dei 49 milioni di euro riconosciuti dalla sentenza della Cedu. La Regione Puglia, invece, ritiene di essere del tutto estranea alla vicenda, non avendo ricoperto alcun ruolo nella procedura amministrativa relativa alle autorizzazioni edilizie. Per questo motivo ha chiesto al giudice di essere estromessa dal processo. Il procedimento civile è stato incardinato nel 2006, secondo i legali dei ricorrenti, le tre società non hanno alcuna responsabilità in quanto avevano costruito sulla base di autorizzazioni edilizie regolarmente concesse dal Comune di Bari. In aula, gli avvocati hanno spiegato che il danno più rilevante è relativo alle spese sostenute per l'investimento iniziale e per i mancati utili. I legali di Sud Fondi, Mabar e Iema, ieri, hanno chiesto al giudice una consulenza tecnica finalizzata a quantificare il presunto danno, ma il giudice ha rigettato la proposta ritenendo «la causa matura per la decisione» e rinviando l'udienza al prossimo 30 aprile per precisazioni alle conclusioni delle parti. La Sud Fondi della famiglia Matarrese chiede 477 milioni di risarcimento, Mabar 94 milioni, Iema 14. L'anno scorso, il tribunale di Roma accolse l'istanza delle società e ordinò il pagamento dei 49 milioni di euro. A novembre venne accreditato il bonifico e, così, venne dato seguito alla sentenza del 10 maggio del 2012 della Cedu. Tutto finito? Per le imprese siamo solamente all'inizio di una vicenda iniziata praticamente circa 30 anni fa. I palazzi di Punta Perotti tre edifici di 13 piani ciascuno sul lungomare sud di Bari vennero abbattuti in due fasi (2 e 24 aprile 2006) dopo una lunga battaglia giudiziaria, sotto gli occhi di migliaia di persone che assistettero al crollo della «saracinesca» sul mare. Il progetto risaliva agli anni Ottanta e ottenne autorizzazioni e concessioni edilizie. Dopo qualche anno, però, i palazzoni vennero sequestrati. Il primo colpo di scena arrivò nel 1997, quando la Cassazione stabilì che non c'era stato abusivismo e restituì ai proprietari le costruzioni. Nel 1999 otto persone, tra costruttori e progettisti, vennero assolte dai giudici baresi, sancendo che le carte erano in regola, ma i giudici disposero la confisca del complesso edilizio per alcune violazioni alla normativa ambientale. Confisca che venne confermata nel 2001 dalla Cassazione.