Parigi Caro direttore, mi chiamo Fanny Artola, ho 28 anni, sono parigina. Mi piace viaggiare e mi piace l'Italia dove sono stata varie volte per vacanza. La domenica di Pasqua sono andata in visita agli Scavi di Pompei. Insieme a me c'erano altre persone, molti stranieri. Sono sempre stata affascinata dalla città antica sepolta dall'eruzione vesuviana, l'avevo studiata sui libri di scuola prima e poi ne ero rimasta affascinata. Così ho deciso di approfittare di una vacanza napoletana con amici per vederla finalmente da vicino.Da Napoli per raggiungere Pompei ho comprato il biglietto della Circumvesuviana per l'intera giornata: andata e ritorno. La visita agli Scavi è stata bellissima, anche se la giornata festiva aveva fatto accorrere numerosi turisti e mi sono un po' rammaricata di non aver potuto fotografare il Foro con il Vesuvio sullo sfondo, perché c'erano tantissimi visitatori che coprivano la visuale. Ma questo è normale perché un luogo meraviglioso come Pompei è meta prescelta dai turisti di mezzo mondo. Quello che invece non trovo normale è ciò che ci è capitato al ritorno. Saranno state le 16.30 quando abbiamo deciso di tornare a Napoli in Circumvesuviana. A quel punto un signore in divisa ci ha spiegato che non partivano più i treni, che il servizio era fermo. Magari l'avessimo saputo prima, magari ci avessero avvertito quando abbiamo comprato il biglietto per l'intera giornata. Invece niente! A quel punto ho chiamato una mia amica di Napoli di nome Giulia, per chiederle un consiglio su come rientrare in città. Lei ha cercato di aiutarmi come poteva. Ma la situazione davanti agli Scavi non era facile per noi turisti stranieri. Un gruppetto ha cercato inutilmente di chiedere un passaggio a un automobilista. Nella nostra stessa situazione c'era un gruppo di turisti veneziani. Abbiamo provato a chiamare un taxi ma ci hanno chiesto cento euro a testa. Ovviamente abbiamo rifiutato. Improvvisamente la «soluzione»: un giovane poco distante ha avvicinato i due turisti veneziani offrendo a tutto il variegato gruppo, una quarantina di persone, un passaggio a pagamento su un grande bus turistico di colore bianco con tanto di autista. C'è stata una lunga trattativa tra i turisti italiani e quel giovane, noi aspettavamo timorosi ma anche speranzosi di poter tornare a Napoli. Alla fine siamo stati costretti ad accettare il viaggio nel bus turistico pagando 20 euro a testa, ovviamente non ci hanno dato alcun biglietto. Che dire? Era la prima volta che visitavo Pompei e credo che ci tornerò perché mi è piaciuta molto. Altrettanto non posso dire per l'organizzazione e per i trasporti pubblici. La mia amica Giulia alla fine al telefono quasi si è scusata e mi ha detto: «È una vergogna». Non posso che darle ragione.