UNA lettera indirizzata al ministero e alla procura. Una denuncia per illustrare il caso dell'ex Convento di Santa Chiara, un tempo trasformato nella Casa del Profugo e ora occupato da una cinquantina di migranti. La Soprintendenza, dopo aver scritto al Prefetto, ora informa della situazione anche la magistratura che, quindi, con ogni probabilità, aprirà una indagine. Una inchiesta conoscitiva per capire se l'occupazione sia stata organizzata, un fascicolo per decidere se e come procedere. Il caso è molto complesso. Nell'immobile vivono alcuni migranti che hanno chiesto ed ottenuto l'asilo e che non possono più rimanere all'interno del Cara. Non hanno una casa né un posto dove andare e si sono rifugiati nell'ex Convento di Santa Chiara. Stabile, per anni rimasto inutilizzato e destinato sulla carta a diventare la nuova sede della Soprintendenza dove verrebbero trasferiti anche gli uffici ora ospitati al Castello Svevo. L'ex Convento di Santa Chiara deve essere ristrutturato e la Soprintendenza ha proceduto con l'aggiudicazione provvisoria dell'appalto per quattro milioni di euro all'impresa Resta. Tra poco più di dieci giorni ci sarà l'aggiudicazione definitiva. Da quel momento, cominceranno a decorrere i due anni necessari per completare le opere. La Soprintendenza, preoccupata che l'occupazione possa perdurare nel tempo, ha scritto al prefetto Antonio Nunziante, chiedendo di sgomberare l'immobile. Al prefetto, invece, ha scritto il sindaco Michele Emiliano, chiedendogli di sollecitare il governo a individuare e a mettere a disposizione strutture idonee per la prima accoglienza di migranti cui è stato riconosciuto l'asilo politico. La preoccupazione della Soprintendenza è che qualora la situazione non dovesse bloccarsi, la ditta potrebbe invocare una penale per il ritardo nell'avvio dei lavori. Ora, però, la parola passa alla procura. Nell'ex convento di Santa Chiara i migranti vivono in condizioni igieniche precarie, nell'immobile non c'è né acqua né luce. E potrebbe approdare sulle scrivanie della procura anche il caso della palazzina in fase di costruzione sul lungomare De Tullio. Ieri i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, il Fai, il comitato di quartiere della città vecchia, il candidato sindaco Luigi Paccione, si sono incontrati per organizzare una manifestazione di protesta contro la realizzazione di quello che ritengono sia un "ecomostro". L'idea è quella di dar vita ad una manifestazione dinanzi alla sede dell'Autorità Portuale, ma non è esclusa neanche l'ipotesi di presentare una denuncia alla procura. La palazzina ospiterà gli uffici unificati del provveditorato delle Opere pubbliche di Puglia e Basilicata. Si tratta di un nuovo edificio alto tre piani, all'interno del demanio marittimo, che sorgerà nell'area portuale recintata e che stato paragonato a "Punta Perotti". Contro il progetto di realizzazione dell'immobile che ha portato già all'espianto di due pini secolari e di un eucalipto sono state già raccolte più di 600 firme.