Il governatore alla celebrazione del 25 Aprile per ricordare gli operai morti a Mauthausen DALLA Resistenza, al XXV aprile, alla liberazione, alla Costituzione, all'articolo 1 della medesima: «L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro». E' il filo rosso che tiene insieme passato e presente. Da una parte del filo, i valori per tramandare i quali la Regione è pronta a contribuire perché si faccia in Toscana un museo della Resistenza, come suggerisce l'Anpi per bocca di Giorgio Pacini e come annuncia il presidente Enrico Rossi. E dall'altra parte, il lavoro. Quello dell'articolo 1 che dovrebbe dare sopravvivenza ma anche dignità alle persone, ma che oggi non c'è e suggerisce a Rossi che crearlo «sia in questo momento la priorità assoluta». Il presidente batte su due tasti: lavoro e giustizia sociale. Bene «la lotta violente alla burocrazia», dice, ma non si arriva a niente se non ci si unisce quella all'evasione fiscale. Che la priorità sia il lavoro Rossi lo dice sottolineando come «i dati Istat ci dicano che i giovani disoccupati in Italia superano i 4 milioni e, di questi, 88 mila sono in Toscana». Auspica che «oggi si ragioni più sul rapporto tra democrazia e lavoro e ci si impegni per dare lavoro a chi non ce l'ha». E perché non resti un'affermazione di principio, il presidente testimonia che volendo si può. Dice che c'è la crisi ma ci sono anche le opportunità: «Basta pensare alle opere per ridurre il rischio idraulico, geologico e sismico, alla necessità di potenziare e rendere più fruibile l'offerta dei beni culturali, agli interventi in campo sociale e sanitario ». Il ragionamento si snoda proprio in uno dei pochi posti a Firenze dove il lavoro c'è. Siamo al Pignone, ieri mattina, durante la tradizionale celebrazione del XXV aprile nella fabbrica di Rifredi, ora capofila della divisione OilGas; di General Electric, dove ogni anno si ricordano i lavoratori che combatterono per la libertà dal fascismo e furono, come ricorda Rossi, «deportati su carri bestiame a Mauthausen». Centinaia che, partendo dal Pignone e dalla Galileo, e coinvolgendo le altre fabbriche, scioperarono nel '44 e lasciarono la vita nel campo di concentramento. Solo 71 tornarono a casa, solo Luigi Leporatti dei sei del Pignone. Una consuetudine democratica che ha allungato le radici fino al Pignone targato GE, il cui presidente Massimo Messeri dichiara che i valori su cui si fonda l'azienda sono democrazia e dignità del lavoro. Mentre Rossi raccomanda la massima urgenza di azione sui temi del lavoro e della giustizia sociale. Lo fa di fronte ai lavoratori, la rsu e i sindacalisti, tra cui i segretari di Cgil toscana e fiorentina, Gramolati e Fuso, e quello della Fiom cittadina, Calosi, riuniti in sala mensa. Urgenza, insiste, pena il deragliamento «con il rischio che quanto di bello e buono è stato costruito venga messo in discussione dalla mancanza di lavoro e dalla condizione di bisogno di migliaia di persone senza presente e senza futuro». (i. c.)
Il Pignone e la Liberazione "Sì al museo della Resistenza in Toscana"
Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ha ricordato gli operai morti a Mauthausen durante la Resistenza al XXV aprile, in occasione della celebrazione della liberazione e della Costituzione. Ha sottolineato l'importanza del lavoro e della giustizia sociale, affermando che la priorità assoluta dovrebbe essere la creazione di un articolo 1 che dia dignità alle persone. Rossi ha anche criticato la burocrazia e l'evasione fiscale, e ha auspicato che si ragioni più sul rapporto tra democrazia e lavoro. Ha testimonianza che volendo si può dare lavoro a chi non ce l'ha.
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