IN MOSTRA NELLA VILLA DELL'IMPERATORE A TIVOLI 50 PEZZI DI UNA COLLEZIONE DISSEMINATA TRA ITALIA E GRECIA. INTORNO REGNA L'ABBANDONO II sogno ellenico di Adriano, che in Grecia si formò come soldato e poi come arconte, venne disteso ed eretto nella villa che prese il suo nome, appena sotto Tivoli. E in effetti quel complesso, oggi riserva utopica nella infernale periferia di Roma, è la proiezione ortogonale delle sue ossessioni. Non solo perché alcuni impianti riproducono con precisione maniacale strutture e architetture di Atene: la Piazza d'Oro riprende la planimetria della Biblioteca di Adriano; le Cariatidi copiano quelle dell'Eretteo sull'Acropoli; il teatro e l'Accademia omaggiano la Sapienza; ma anche perché Adriano ri-esportò, dopo averlo riformulato, il suo personale culto della Grecia. Come l'Egitto (il Canopo riproduce con masochistica armonia il canale del delta del Nilo in cui nel 130 d. C. annegò l'amato fanciullo bitinio Antinoo, poi titolare di un culto suo proprio per volere dell'Imperatore), la Grecia, mai provincia di Roma come avrebbe voluto la turpe volontà di potenza di imperatori soldatacci, ne divenne l'alter ego nella grazia: Arcadia di acque vive, vino rosato, foreste assolate piene di vipere e lupi mansueti. Antinoo si moltiplicò in statue, si ibridò con Dioniso, Iside, sacerdoti e faraoni, si eternò in città, si miniaturizzò in cammei e cucchiaini, oggetti vettori di devozione e perdita. Le ville di potenti e filosofi del Peloponneso si fregiarono di rilievi votivi che celebravano la grandezza di Roma. Sugli specchi d'acqua della Villa rimbalzavano il mito, la tragedia, la filosofia dell'Età dell'Oro, tra colossali soffitti ornati di stucchi, policromie da Dubai sabina, osservatorii su cui scivolavano le stelle. La mostra Adriano e la Grecia. Villa Adriana tra classicità ed ellenismo (catalogo Electa) promossa dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, appena aperta nell'Antiquarium del Canopo e in corso fino a novembre, ricostruisce questo flusso biunivoco, estrapolando 50 pezzi dalla collezione diasporica del mito di Adriano disseminata lungo la strada tra noi e la Grecia. Nell'anno che vede la Grecia alla presidenza del primo semestre europeo e l'Italia del secondo, la Villa tiburtina ospita, come astri di una costellazione, frammenti (chissà per quanto ancora) sottratti all'erosione e alle catastrofi, alla crisi, alla caduta dei governi, alla negligenza del potere: da Corinto viene il ritratto della moglie Vibia Sabina, le cui acconciature, come quelle delle dive del cinema anni 40, venivano copiate dalle private; dal Pireo un Adriano loricato con sguardo pieno di corruccio; da Atene, ancora, la colossale testa dell'Imperatore, guest star il cui viaggio in casse e bambagia è stato twittato dal museo archeologico del Pireo e da utenti greci, americani, inglesi, nel generale silenzio degli italiani. Forse non è un caso che i visitatori non siano truppe scolastiche trascinate a forza né hipster catapultati col Frecciarossa e in cerca del Wi-Fi, ma turisti eretici sfuggiti ai torpedoni, famiglie di evoluti paesi europei, coppie di anziani taciturni , tutti un po' sbalorditi di camminare tra marmi nudi esposti su parallelepipedi grigi senza vetri né protezione. E forse ignorano che solo un anno fa si è scongiurato il rischio di aprire una discarica poco lontano. In una sala freschissima esterrefa il visitatore l'improvvisa visione del busto di Antinoo da Patrasso: bianco, esausto, la testa pensosa coperta dai riccioli a virgola (9 gli ricadono sulla fronte come ad Adriano), lo sguardo rivolto in basso dove sta per cadere. Ancora circonfuso di quell'aura di unicità che la moltiplicazione della sua effigie non scalfì, e che Adriano estorse al monoteismo portandosi dietro, a Roma, il segreto di quel fatto di sangue che Yourcenar tradusse con l'immagine dilavata di un corpo esanime. Nella creazione di una sua geografia sentimentale e alla ricerca dell'"ulteriorità", Adriano eternava l'effimera felicità della Grecia antica come infanzia eppure vertice dell'essere umano, quando la grandezza e la ricchezza dei popoli coincidevano col valore dei loro governanti. Ansa
Adriano, il mito che sconfigge le discariche
La mostra "Adriano e la Grecia. Villa Adriana tra classicità ed ellenismo" è stata aperta nell'Antiquarium del Canopo a Tivoli. La mostra presenta 50 pezzi di una collezione diasporica del mito di Adriano, che si riferiscono alla sua ossessione per la Grecia. La mostra ricostruisce il flusso biunivoco tra la Grecia e Roma, mostrando come Adriano ri-esportò il suo culto della Grecia nella sua villa a Tivoli. La mostra include pezzi provenienti da Corinto, Atene e altri luoghi della Grecia, che mostrano la grandezza e la ricchezza della Grecia antica.
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