ITALIA Una scena del film di Mario Martone "Noi credevamo": Cassese analizza il nostro Stato nei 150 anni di storia della Repubblica Sabino Cassese ricostruisce nel suo ultimo saggio "Governare gli italiani" la deriva del nostro Paese nei 150 anni di Repubblica. E si interroga sui motivi della disaffezione dei cittadini verso le istituzioni Italia, Stato di abbandono Non c'è nulla di più distante dagli italiani, in questo momento, dello Stato. Inteso come involucro delle istituzioni che non hanno mai avuto grande fortuna, in termini di riconoscimento popolare, da quando è nata l'Italia repubblicana e che oggi sprofondano sotto il peso della caduta di credibilità e di efficienza del ceto politico con i suoi misfatti senza fatti. E Stato inteso come burocrazia, il nuovo bersaglio dell'opinione pubblica che riserva una parte preponderante della sua rabbia e della sua indignazione contro quella dirigenza considerata ormai alla stregua di una tribù di privilegiati (a partire dagli stipendi e dalle varie forme di tutela previdenziale) che ostacolano qualsiasi forma di modernizzazione del Paese. Con il rischio che il crack del sistema politico vissuto agli inizi degli anni Novanta nel turbine della slavina di Tangentopoli, con la liquidazione di interi partiti e di un'intera classe dirigente (miracolati esclusi), adesso si possa ripetere nel perimetro dell'alta burocrazia che con i suoi mille difetti deve pur sempre esistere, e semmai rinnovarsi, perché senza una macchina dello Stato efficace ed efficiente non è possibile fare nulla, e innanzitutto non si può governare e mandare avanti anche la più condivisa delle leggi. L'ANALISI In questo clima arriva in libreria il testo di uno scienziato delle istituzioni, il professore Sabino Cassese, che con rigore accademico ricostruisce la deriva dello Stato italiano nell'arco temporale di 150 anni di storia repubblicana (Governare gli italiani, Storia dello LA CRISI SI INQUADRA IN UN PIÙ GENERALE PANORAMA EUROPEO ED E LEGATA AL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE Stato, edizioni II Mulino, 414 pagine, 28 euro). Cassese pone molti interrogativi importanti (per esempio: Perché le classi dirigenti non sono mai riuscite a ridurre l'altissimo debito pubblico con cui lo Stato è nato?), partendo da quella che lui definisce la «scontentezza» degli italiani (in realtà si tratta appunto di rabbia allo stato puro), e prova a dare risposte, non sempre compiute, con l'analisi storica e con una serie di rimandi, dal racconto della successione di decisive leggi e decreti ai riferimenti bibliografici. L'UTOPIA Nella parte finale del libro, dove la crisi della Stato italiano si inquadra in una più generale nella crisi degli stati nazionali legata alla globalizzazione ed anche a una governance sovranazionale da tempo in affanno, Cassese elenca i possibili vantaggi di una nuova forma di sovranità nazionale con il salto in lungo verso gli Stati Uniti d'Europa. Un sogno, un'utopia, un progetto, chiamatelo come vi pare, che viene quasi naturale condividere, in continuità con le idee allora visionarie dei padri fondatori, tra i quali alcuni leader italiani, dell'Europa unita. Ma qui il professore, oggi anche giudice della Corte costituzionale, pecca forse di ingenuità e rischia perfino di contraddirsi rispetto al punto di partenza. Se oggi, infatti, l'Europa ha un futuro, dopo che avremo metabolizzato il prevedibile shock elettorale del prossimo 25 maggio con l'avanzata dei partiti antieuropei e antieuro, questa prospettiva non passa per la declinazione, come uno slogan, degli Stati Uniti d'Europa. Semplicemente perché non ci sono le condizioni, neanche per affermare il sogno. REALISMO POLITICO Piuttosto, a proposito dei virtuosi padri fondatori, quello che serve, di fronte a popoli, a partire dagli italiani, che vivono sulla loro pelle la perdita, il furto della sovranità, è uno slancio di sano realismo SERVIREBBE LAVORARE SU POLITICHE FISCALI SCELTE ENERGETICHE PASSANDO PER UN RIFORMA DEL WELFARE politico, laddove la politica è innanzitutto l'arte del possibile. E il realismo induce a stare e lavorare per un'Europa che faccia un passo avanti, e non un tuffo all'indietro fino al rischio dissolvimento, attraverso la porta dei dossier oggi, e non dopodomani, sul tavolo dell'Unione: dalle politiche fiscali a quelle per l'occupazione, dall'unione bancaria alle scelte energetiche, passando per una condiva riforma del welfare, e così via. A quel punto, e solo a quel punto, non ci sentiremo più così distanti né dallo Sato italiano né dagli Stati Uniti d'Europa.
Italia, Stato di abbandono
Il professore Sabino Cassese ha pubblicato un libro intitolato "Governare gli italiani" in cui analizza la deriva del nostro Stato nei 150 anni di storia della Repubblica. Cassese ricostruisce la scontentezza degli italiani verso le istituzioni e si interroga sui motivi della disaffezione. Il libro esamina la crisi del sistema politico italiano e la necessità di una nuova forma di sovranità nazionale. Cassese propone un progetto di Stati Uniti d'Europa e chiede di lavorare su politiche fiscali e energetiche per risolvere le crisi del sistema politico e dell'economia. Il libro è un'analisi storica e un'utopia che cerca di trovare una soluzione alla crisi del nostro Stato.
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