Effetti speciali il Foro di Augusto come non si era mai visto prima Sopra e accanto due immagini virtuali del tempio voluto da Augusto e dedicato a Marte Ultore dio della guerra Nel bimillenario della morte dell'imperatore il sito archeologico torna alla vita grazie a proiezioni di luce, filmati e musiche. Piero Angela: «Quanta storia dalle pietre» II Foro di Augusto con effetti speciali VERO E VIRTUALE A destra la statua dell'imperatore Augusto e a sinistra la proiezione dell'immagine sui muri del Foro DIVULGATORI Nei tondi Piero Angela e Paco Lanciano che con la collaborazione di Gaetano Capasso hanno curato il progetto promosso dal Comune di Roma "Foro di Augusto 2000 anni dopo" L'EVENTO Quante storie possono raccontare le pietre antiche di Roma. Sono una «miniera di informazioni non solo per gli archeologi ma per tutte le persone», dice piero Angela, il noto giornalista e divulgatore scientifico, padre della trasmissione televisiva Quark. Ed è con la sua voce rassicurante e limpida che da stasera si può compiere il viaggio nella storia delle pietre del Foro di Augusto. Complice la tecnologia digitale e multimediale che svela il significato dei resti del Foro del primo imperatore di Roma. Signore e signori, rivive il "Foro di Augusto, 2000 anni dopo", con un progetto promosso dal Comune di Roma nel bimillenario della morte di Augusto (19 agosto 14 d.C), e che porta la firma di Piero Angela e Paco Lanciano con la collaborazione di Gaetano Capasso. Un'equipe di 40 persone, tra archeologi, fisici, informatici, ha elaborato un sistema articolato di proiezioni ed effetti speciali, fusi con musiche e suoni evocativi, per ricostruire in scala reale e animare il sito archeologico, cuore dei Fori Imperiali. «Oggi, guardando questi pezzi di marmo sparsi a terra si fa fatica a immaginare quale era all'epoca la grandiosità di questo luogo - spiega Piero Angela - Ma ora, a partire dai marmi rimasti, ricostruiremo con la luce il Foro di Augusto in tutta la sua grandiosità». Foro che venne realizzato dopo l'all'alba della battaglia di Farsalo, quando Ottaviano, poi divenuto Augusto, sconfisse i cesaricidi Bruto e Cassio. MARTE VENDICATORE Cosi si conoscerà dal vivo la monumentalità del Tempio voluto da Augusto per onorare la memoria del suo prozio Cesare, e per questo dedicato a Marte Ultore, cioè Vendicatore, il dio della guerra che aveva vegliato sulla riconquista della pace. Non è un mero gioco di proiezioni in technicolor, quello che il pubblico può godere seduto su tribune lungo il marciapiede di via Ales sandrina. E' qualcosa di più, come è stato dimostrato ieri sera, all'inaugurazione per il Natale di Roma. «L'idea è di restaurare il Foro di Augusto tramite la luce avverte Angela - Le immagini completano le parti mancanti delle strutture in scala reale e svelano quelle da sempre nascoste». Si diventa spettatori di uno show concepito per essere iper-dinamico. Ciascuno con la propria audioguida e la voce narrante di Piero Angela. La combinazione sincronizzata di proiezioni, ricostruzioni, filmati e suoni indaga il complesso monumentale cosi come appariva ail' epoca di Augusto (42-2 a.C.). Punti di partenza del racconto sono i frammenti in loco. Dall'impronta del piede lungo oltre un metro e sessanta centimetri, conservata ancora nella cosiddetta Aula del Colosso, vicina al Tempio, viene ricostruita la statua colossale di Augusto in marmo alta ben dodici metri. E poco oltre spicca il muraglione: «All'epoca di Augusto aveva lo scopo di isolare tutto il complesso del Foro e doveva funzionare anche da parete taglia-fuoco - svela Angela - Era alto 33 metri, come un palazzo di 11 piani, e fu costruito senza malta. Resiste h da 2000 anni, passando indenne anche a terremoti». Dalle lastre di marmo delle pavimentazioni ecco che rinasce la facciata del Tempio alto come un palazzo di nove piani. COLONNE E MARMI «Oggi sono rimaste in piedi solo tre colonne - dice Angela - alte, slanciate, impressionanti, con capitelli corinzi come opere d'arte». E ancora: «Guardando bene tra i frammenti a terra si possono vedere pezzi crollati del soffitto in marmo». Ed ecco la ricostruzione del bellissimo soffitto a cassettoni, tutto a colori. Si sale, poi, la grande scalmata di 17 gradini, si arriva alla terrazza esterna, il cosiddetto "prònao", per poi setacciare gli indizi lasciati dalle pietre. La selva di colonne, l'area sacra della cella, le statue di Marte e Venere. Ai lati del Tempio, il Foro. La tecnologia virtuale anima i resti sparsi. Rivivono i portici dove si svolgevano i processi, i colonnati, le grandi esedre con una fastosa decorazione marmorea colorata, la sequenza di nicchie che contenevano le statue di uomini simboli di virtù, e gruppi scultorei come quello di Enea con il figlio Ascanio. E il marmo era ovunque. D'altronde, come scrive Patrizio Pensabene, ordinario di Archeologia classica alla Sapienza, nel suo libro "I marmi nella Roma antica", «sono ormai il Tempio di Marte Ultore e il Foro di Augusto a costituire per il futuro il punto di riferimento per la decorazione marmorea di diversi impianti monumentali di Roma stessa e delle città dell'impero». Laura Larcan