Dopo anni di trattative e resistenze il monumento (una prima parte) trafugato 68 anni fa da Mussolini è atterrato ieri in Etiopia. Una stele simbolo della leggendaria Regina di Saba, che divenne testimonianza della mortificazione colonialista del Duce. Ci sono voluti decenni di richieste, di polemiche, di trattative ma finalmente alle prime luci di ieri mattina l'obelisco di Axum è"ritornato a casa", nella città dell'Etiopia settentrionale dalla quale fu trafugato - questo è il termine esatto - dalle truppe fasciste esattamente 68 anni fa. In realtà è tornato a casa in parte: alto nel complesso 24 metri e pesante 160 tonnellate, è stato suddiviso in tre tronconi, ed è il primo di questi - quello mediano, di 58 tonnellate - che è già stato trasferito dall'Italia all'Etiopia con un gigantesco aereo da trasporto Antonov della omonima compagnia ucraina; gli altri due frammenti seguiranno nei prossimi giorni, in teoria entro la fine del mese ma con qualche possibile ritardo, poiché l'alta temperatura che si registra ad Axum e la brevità della locale pista di atterraggio consentono a un aereo di quelle dimensioni di operare solo in determinate circostanze. L'operazione comunque ha preso finalmente il via e questo è stato salutato dal governo e dalle autorità religiose etiopiche, ma anche dalla popolazione, come "un momento storico", secondo le parole del ministro della Cultura Teshome Toga. Ad attendere le stele ai bordi della pista, ieri mattina alle 6.20 ora locale (le 5.20 in Italia), c'erano autorità statali, personalità religiose, tutti i membri del Comitato etiopico per il ritorno dell'obelisco e l'ambasciatore d'Italia Guido La Telia; la signora Netsannet Asfan, ministro dell'Informazione, non è riuscita a trattenere le lagrime e ha detto: «Finalmente una parte della nostra identità è tomata a casa con un biglietto senza ritorno», mentre la più alta autorìtà copta della regione, Abuna Isaias, recitava una Dreshiera in onore della stele. Per capire l'importanza annessa all'avvenimento, bisogna tener presente che l'obelisco di Axum non era soltanto un prezioso "pezzo" di archeologia nonché un simbolo concreto della mortificazione colonialista inflitta dai conquistatori fascisti (non a caso Mussolini lo aveva voluto a Roma). Axum, già capitale del leggendario regno axumita, è per i copti d'Etiopia la loro città santa, "la madre delle città", nella cui Cattedrale, Enda Mariam Sion, venivano incoronati gli imperatori; era dunque la capitale storica e morale dell'Impero e per questo l'obelisco (anche se non era l'unico esistente) era percepito da tutti gli etiopi come il simbolo della loro identità nazionale e religiosa. Axum fu occupata dalle truppe fasciste nell'ottobre 1935; l'obelisco -che era il secondo per grandezza, il maggiore misurando 33 metri- fu asportato nel 1937 e arrivò nel porto di Napoli il 27marzo di quell'anno, per essere infine ricomposto nella sua interezza e inaugurato a Roma il 31 ottobre; il viaggio dall'Etiopia e Napoli era durato due mesi. Il problema della sua restituzione si è posto fin dai primi anni dopo la fine della guerra e la proclamazione della Repubblica, proprio per marcare una svolta anche psicologica nei rapporti con la ex-colonia, ma la questione si è poi trascinata fino ai giorni nostri. Ora anche questa penosa pagina finalmente si chiude. La storia di Axum ci riporta indietro di almeno tre millenni; l'epoca esatta del suo inizio è tuttora incerta, ma fra il 980 e il 950 a.C. la città era la capitale del leggendario regno della regina di Saba (Sheba per gli ebrei, Makeda per gli etiopici, Bilqis per gli arabi) protagonista del viaggio a Gerusalemme per incontrare il re Salomone, un viaggio compiuto con settecento cammelli carichi di oro, avorio ed altri doni e raccontato dalla Bibbia nel Libro dei re, 110, e nelle Cronache, 119. Secondo la storia (o la leggenda) etiopica, un figlio di Saba e di Salomone, Menelik, avrebbe portato da Gerusalemme ad Axum la cosiddetta Arca dell'alleanza (fra Dio e gli uomini) che sarebbe tuttora conservata in segreto in quella città, mentre come è noto per gli ebrei ortodossi si troverebbe sul Monte Moriah sotto la spianata delle moschee di Gerusalemme; da Menelik avrebbe preso il via il regno di Axuma, che al massimo del suo splendore si estendeva dalle confluenza fra il Nilo Bianco e il Nilo azzurro fino a quasi tutto l'attualeYemen e dal quale è poi derivato l'Impero etiopico. Va ricordato in proposito che l'ultimo imperatore, il Negus Haile Selassie, ancora si fregiava del titolo di Leone di Giuda. Con i suoi 24 metri di altezza, l'obelisco che fino all'anno scorso svettava a Roma di fronte al palazzo della Fao rappresentava dunque un bagaglio unico di storia e di leggenda, ma anche di spirito religioso, visto che proprio da Axum preso il via nel IV secolo d. C. anche l'introduzione nel regno del cristianesimo, che poi sarebbe diventato nella sua versione copta la religione ufficiale dell'Etiopia. Quanto basta per giustificare un'impresa, come quella della restituzione ai legittimi proprietari, che avrà alla fine un costo di due milioni di euro e che ha posto complessi problemi di natura tecnica; l'Antonov che ha riportato a casa l'obelisco ha fatto tra l'altro uno scalo intermedio "di prova" a Bengasi, in Libia, e aveva a bordo un archeologo incaricato di monitorare la "salute" del pesante pezzo di basalto per tutto il tragitto.
E all'alba l'obelisco di Axum, rubato dai fascisti, tornò a casa
Il monumento trafugato 68 anni fa da Mussolini, l'obelisco di Axum, è stato finalmente restituito all'Etiopia. La stele, alta 24 metri e pesante 160 tonnellate, è stata suddivisa in tre tronconi e il primo di questi è stato trasferito dall'Italia all'Etiopia con un aereo Antonov. Gli altri due frammenti seguiranno nei prossimi giorni. La restituzione è stata salutata dal governo etiopico, dalle autorità religiose e dalla popolazione. L'obelisco era stato asportato dalle truppe fasciste nel 1937 e era stato ricomposto a Roma. La questione della sua restituzione si era posta fin dai primi anni dopo la fine della guerra e si era poi trascinata fino ai giorni nostri.
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