La commissione Territorio del Senato sta valutando una modifica al ribasso della legge quadro. L'appello alle massime istituzioni: "Non lasciate che passi una versione economicistica". Sul Parco regionale delle Apuane infuria una polemica infuocata. L'assessore toscano all'Urbanistica, Anna Marson, ha "osato" elaborare, all'interno del Piano paesaggistico, uno strumento di regolazione dell'attività estrattiva oggi in atto in forma spesso distruttiva. Per le imprese lapidee è "un'azione violenta, illegittima, fortemente difettata (sic!) sotto l'aspetto giuridico". Per cui si esigono immediate dimissioni. Subito respinte dal presidente regionale Enrico Rossi che sta facendo della tutela del paesaggio e dell'ambiente toscano (fra i più belli e delicati del mondo) una battaglia politica con l'ausilio delle Soprintendenze competenti. Basterebbe vedere come sono massacrate nel Casertano le cave di San Prisco per prefigurare il futuro di tutte zone appenniniche o alpine dove l'escavazione non tollera limiti, né impacci di piani. Non c'è pace per le nostre aree protette, che ormai coprono oltre il 10 del territorio italiano e vanno verso il 20 . Non c'è pace per i Parchi nazionali che dovrebbero essere il nostro vanto, visto che dai miseri 4 Parchi degli anni '80, dopo una stasi durata oltre mezzo secolo, siamo passati a 23 grazie in particolare a ministri che si chiamano Ruffolo, Baratta, Spini, e soprattutto alla bella legge-quadro Ceruti-Cederna del 1991. Purtroppo, in questi giorni, la Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali del Senato sta esaminando le modifiche, ovviamente "al ribasso", da apportare a quella legge-quadro in base ad un testo unificato risultante dai tre disegni di legge presentati da gruppi diversi. Contro questa nuova minaccia, intellettuali, specialisti, naturalisti (Dacia Maraini, Fulco Pratesi, Renzo Moschini, Luigi Piccioni, Giorgio Nebbia, ecc.) rivolgono un pressante appello al presidente Napolitano, al premier Renzi, ai presidenti delle Camere, ai ministri Galletti, Martina e Franceschini, ecc. affinché non siano abbassate le difese di legge per questi nostri straordinari polmoni verdi, utilissimi anzitutto alla "buona salute" del Paese e dei suoi cittadini. La legge-quadro n.394 del 1991, frutto di un dibattito pluridecennale, ha dato i risultati straordinari che ho già elencato. Malgrado la sconsolante carenza di fondi, si procede verso quota 20 di territorio protetto. Tutto ciò grazie a una chiara visione della "missione" a cui le aree protette sono chiamate e agli strumenti che sono stati introdotti. Purtroppo però il testo in discussione, "con il pretesto dell'aggiornamento incide profondamente su principi fondamentali che caratterizzano l'alto profilo valoriale della legge e che ne hanno decretato il successo." E ciò è intollerabile in un Paese civile, attento al proprio patrimonio paesaggistico, forestale, idrogeologico, floro-faunistico. Tanto più dopo anni di politiche "al ribasso", sul piano delle nomine, ad esempio: per il Parco Nazionale della Valgrande, definito "il Nepal italiano", ad una presidenza di grande livello e passione (la promotrice Franca Olmi) succedette un agente immobiliare di Verbania, spinto dal ministro Matteoli. La procedura di urgenza (che non ha ragion d'essere) ha partorito un testo unificato affrettato e minaccioso. Anzitutto, si nota nell'appello al presidente della Repubblica, esso non porta "a una visione delle aree protette, e in particolare dei parchi, come luoghi di conservazione dell'ambiente, di riscoperta del rapporto tra l'uomo e la natura, di sperimentazione di un modello alternativo di gestione del territorio, il testo sostituisce una visione meramente economicistica: i parchi vengono concepiti come aziende che devono essere produttive e a tal fine si giunge all'assurdo di introdurre le royalties anche nel caso di opere e impianti che incidono negativamente sull'ambiente, (un nuovo modello di condono legittimato dal dio denaro) in clamorosa contraddizione con il concetto stesso di conservazione e tutela." E' una storia ben nota ormai, un ritornello ripetuto da imbecilli in libera uscita: la natura come la cultura non sono valori "in sé e per sé", ma valori economici, valgono se "fruttano soldi, profitti". Una sottocultura da "parvenu": della natura come della cultura. Conseguentemente, si sostituisce nei Parchi alla rappresentanza autenticamente scientifica quella di interessi categoriali (cavatori inclusi), distorcendo "la dialettica tra componente statale e componente locale e tra amministrazione e scienza che si è rivelata particolarmente feconda perché comunque funzionale all'interesse generale." Alle mirabili Foreste Casentinesi, parco naturalistico e storico-artistico (Camaldoli, la Verna, ecc.), è stato di recente nominato presidente un ex-sindaco della zona che ha anche il pregio di aver presieduto una associazione di cacciatori E il merito? La competenza? Finiti nella discarica dei valori. I nostri parchi registrano milioni di visitatori l'anno (2 milioni soltanto quello d'Abruzzo, voluto da Benedetto Croce assieme al Gran Paradiso). C'è quindi una "economia dei parchi" ulteriormente incrementabile. Purché la "materia prima" venga preservata e magari arricchita, come ci impone la stessa Costituzione. Né "l'argomentazione ossessiva della crisi finanziaria", come la qualifica l'appello può giustificare certe misure restrittive, né il prevalere della logica corporative (caccia, cave, edilizia, sciovie, ecc.). "Non è la crisi finanziaria a esigere queste modifiche: è invece il venir meno della spinta ideale, è la sottovalutazione, se non il disprezzo, della cultura e della scienza, è il prevalere della logica degli interessi corporativi". Purtroppo la cultura naturalistica e ambientale ha subito una degradazione vistosa rispetto a qualche decennio fa. Presidente Napolitano, presidenti Grasso e Boldrini, ministri Galletti e Franceschini non lasciate degradare I Parchi, anche i Parchi. Oltre tutto il consumo di suolo continua a galoppare sfrenato con regioni oltre il 10 per cento, in Comuni un tempo verdissimi come Napoli che Stendhal definiva "una città di campagna, con tanto verde dentro" che ora detiene il record della "impermeabilizzazione" del suo (cementoasfalto) con oltre il 60 per cento. Con crolli, disfacimenti, alluvioni, bombe d'acqua, danni e vittime.