VERONA - Sulla mostra della pittrice Pinna alla Gran Guardia, per la prima volta interviene il procuratore regionale della Corte dei Conti Carmine Scarano. E lo fa parlando di «concreti elementi di responsabilità» in riferimento all'esposizione di quadri dell'artista romana. «Due i fronti d'indagini che stiamo approfondendo - spiega Scarano -. La concessione gratuita della sala nello storico palazzo da parte del Comune e il pagamento delle relative spese per il suo allestimento e la realizzazione del catalogo». La mostra alla Gran Guardia della pittrice Barbara Pinna e il presunto «giallo» che ruota attorno alla «concessione gratuita dello storico palazzo» e alle «spese per il suo allestimento e per realizzarne il catalogo»? «Si tratta di un fascicolo d'indagine piuttosto importante e delicato, di cui è titolare il viceprocuratore Giancarlo Di Maio ma che, proprio per la sua priorità, anche il sottoscritto sta seguendo e coordinando in prima persona». A parlare, per la prima volta finora, del caso che si è aperto sull'esposizione ospitata alla Gran Guardia per poco meno di un mese, tra il 29 agosto e il 26 settembre 2013, e dedicata ai quadri dell'artista romana, moglie del comandante provinciale della Guardia di Finanza Bruno Biagi, è il procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmine Scarano. «Le indagini sono tuttora in corso e, per conoscerne le conclusioni, sarà necessario attendere qualche settimana. In ogni caso, mi sto tenendo costantemente informato sugli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Venezia e posso già affermare che, a tutt'oggi, sussistono a nostro avviso concreti elementi di responsabilità». Può essere più preciso, procuratore Scarano? «Stiamo approfondendo svariati risvolti, dalla concessione gratuita da parte del Comune della sala alla Gran Guardia, al pagamento delle spese per l'allestimento dell'esposizione pittorica e per la realizzazione del relativo catalogo. Ciò che resta da ricostruire e delineare, a questo punto, è in che cosa consistano con esattezza tali responsabilità e a chi, ovvero a quali enti eo soggetti, tali responsabilità siano eventualmente riconducibili». State già indagando su qualche «soggetto» in particolare, procuratore? «La Corte dei conti, quando decide di aprire un fascicolo d'indagine, non procede come la procura della Repubblica. Quest'ultima effettua le iscrizioni nel registro degli indagati già durante le indagini preliminari; al contrario, invece, la procura presso la Corte dei conti soltanto al termine delle indagini, e soltando nel caso in cui le responsabilità e i danni erariali risultino a nostro avviso effettivamente provati, invia ai soggetti che ritiene coinvolti altrettanti "inviti a dedurre"». E a quel punto? «Una volta ricevuto un "invito a dedurre", il destinatario ha a disposizione trenta giorni di tempo per rispondere. Dopodiché, una volta scaduto tale termine massimo, è la stessa magistratura contabile a disporne o meno il rinvio a giudizio». A livello di tempistica, a che punto siete con questa «delicata» indagine sulla mostra alla Gran Guardia portata alla ribalta nazionale due lunedì fa dalla puntata di «Report» su Verona? «Direi che nel giro di poche settimane potremmo già avere in mano le conclusioni degli accertamenti di cui, ormai da un po', si stanno occupando gli uomini della Guardia di Finanza di Venezia. A riguardo, comunque, posso già anticipare che le indagini stanno proseguendo bene e che il nostro lavoro risulta in una fase avanzata». Anche la procura della Repubblica di Verona ha aperto un'inchiesta su quella mostra, ipotizzando il reato di abuso d'ufficio. «Lo so, infatti mi risulta che gli investigatori della Finanza di Venezia e la polizia giudiziaria di Verona stanno procedendo con i controlli e le verifiche in parallelo e in costante contatto tra loro. In ogni caso, la Corte dei conti aveva aperto un fascicolo su questa vicenda ben prima che andasse in onda la trasmissione di RaiTre. Per quanto ci riguarda, Report non ha portato elementi aggiuntivi rispetto a quelli che erano già a nostra conoscenza». Cos'è che vi ha indotti a indagare su quell'evento? «Dapprima ci è stato inviato un esposto, anonimo ma dettagliato nelle cifre e nelle circostanze. Dopodiché, da parte nostra, abbiamo esaminato alcuni articoli di giornale, quindi abbiamo proceduto all'acquisizione dei documenti». Parlando di «acquisizione di documenti», procuratore, si riferisce alla «doppia visita» effettata due venerdì fa dalla polizia giudiziaria di Verona e dalla Finanza di Venezia per prelevare «una fitta mole di carte» all'Accademia delle Belle Arti e a Veronafiere Servizi spa? «Proprio così: da quanto emergerà esaminando tutti quei documenti, dipenderanno gli esiti dell'indagine». State approfondendo qualche «pista» in particolare? «Ci stiamo concentrando su un doppio fronte. Innanzitutto, la concessione gratuita della Gran Guardia da parte del Comune: a riguardo, dobbiamo verificare se il regolamento comunale conceda o meno all'ente un ampio margine di discrezionalità per concedere gratuitamente l'uso di quel palazzo di prestigio». E l'altro fronte d'indagine? «Si tratta delle spese per l'allestimento della mostra e per la realizzazione del catalogo. Dobbiamo verificare chi le pagate e a che titolo. Dobbiamo accertare chi ha disposto quel pagamento: Veronafiere? Il Comune? Qualche altro soggetto? E chi l'avesse fatto, l'ha fatto in modo colposo o doloso? Ecco, dobbiamo capire tutto questo». Indagate su un presunto danno erariale da 40mila euro, l'ammontare della fattura inviata da Veronafiere Servizi all'Accademia che l'ha, a sua volta, rispedita al mittente senza pagarla? «In verità, stiamo indagando su una cifra più elevata». Avete anche altre inchieste su Verona? «Indagavamo sulle partecipate, ma la Cassazione ci ha negato la giurisdizione. Al momento sì, questa è l'unica nostra indagine aperta su Verona. Unica, ma prioritaria». Parola di procuratore.