Non si tratta di un giudizio di valore, ma tant'è: l'avanguardia, quella vera, da sempre non chiede permessi. E spesso gioca, ha giocato (e la storia dell'arte lo insegna) sul filo della legalità. Motivo per cui non stupisce poi più di tanto che l'unica vera fucina creativa contemporanea, di certo e di gran lunga l'esperimento collettivo più interessante che si stia verificando a Roma ormai da un lustro, abbia per scenario uno spazio occupato, quotidianamente intimato da minacce di sgomberi e denunce: l'ex fabbrica di salumi e insaccati Fiorucci sulla via Prenestina, periferia sudest di Roma, un'area industriale di tre ettari abbandonata per molti anni al civico 913 della grande arteria, suburbio Tor Sapienza. Qui, dove fino a vent'anni fa si producevano salami e si squartavano maiali (quel che resta di ganci, vasche e rugginosi macchinari ricorda le funzioni di un tempo) e dove coabita una variopinta comunità di circa duecento tra italiani, stranieri, rom, ha infatti sede anche il Maam, acronimo che giocando evidentemente con le sigle di moda tra i musei ufficiali (Macro, Maxxi ecc), sta per «Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropolizcittà meticcia». Una storia, quella di questo posto, che ha origini (reali e filosofiche) in un'Utopia vagamente zavattiniana (o alla Fritz Lang, citato nel titolo). Curatore, fondatore e anima di questo «museo» davvero sui generis il solo che oggi, almeno su Roma, si occupi di fare scouting, di produrre arte contemporanea senza preclusioni di generi e stili, senza asfissianti filtri e dettami di curatori, galleristi, istituzioni, politici, raccomandanti vari Giorgio de Finis, singolare ed eclettica figura di antropologo, regista, fotografo e organizzatore di mostre, che un giorno ormai lontano arrivò lì girando a piedi con il gruppo Stalker il raccordo anulare (prima del Sacro Gra-Leone d'oro). De Finis è l'inventore del progetto «Space Metropoliz», che di lì a poco raccoglierà un numero incredibile di artisti (gli aderenti sono ormai 300 ) chiamati a condividere questa esperienza nata come idea per un film (poi realizzato: la storia degli occupanti che costruiscono un razzo per viaggiare sulla luna) e diventata un luogo ormai sulla bocca di tutti (adesso uno dei rischi per il Maam, oltre agli sgomberi, è quello di diventare mainstream, e a consigliare una visita del luogo a mezzo stampa, non essendoci mai stato ma avendone sentito parlare, è stato da poco il direttore del Maxxi Hou Hanru). Primo tra gli artisti ad aderire al progetto, come raccontammo su queste pagine nel 2011, Gianmaria Tosatti, il quale immergendosi in questa atmosfera a metà tra Voyage dans la Lune di Méliès e Miracolo a Milano di Zavattini-De Sica, costruì un telescopio con materiali di recupero, messo sul tetto dell'ex mattatoio per permettere agli occupanti di... sognare la Luna. Oggi al Maam si è accolti da due giganteschi muri, di Sten Lex e di Borondo, e dalla grande insegna «Fart» («peto», in italiano: è l'avanguardia, bellezza). Poi un susseguirsi di interventi, molti site-specific e d'alto livello, opere che davvero il giorno mai in cui questo luogo non dovesse più esserci sarebbe un peccato non salvaguardare in qualche modo. Impossibile citare tutti gli artisti o descriverne i singoli interventi, alcuni improntati a stilemi street art e comunque frutto questa la cosa che più conta di un clima di condivisione di spazi e intenti capace di mixare arte, politica e impegno: Cesare Pietroiusti, Pablo Echaurren, Paolo Angelosanto, Lucamaleonte, Stefania Fabrizi, Veronica Montanino, Matteo Basilè, Alice Pasquini, Diamond, Maurizio Savini, omino71, Seboo Migone, Francesca Pinzari, Guendalina Salini, Germano Serafini, Franco Losvizzero, Mauro Maugliani, Gianni Asdrubali, Danilo Bucchi, Mr Klevra, tutti intervenuti gratis, condicio imprescindibile per contribuire alla costruzione di questa favola meticcia e contemporanea che presto si avvarrà dell'intervento di altri: Kobra, Gonzalo Orquín e Pablo Mesa Capella. Il Maam, per ora, cresce.
Roma. Fenomeni d'arte, cresce il Museo dell'Altro e dell'Altrove
Il Maam è un museo di arte contemporanea situato in un ex fabbrica di salumi a Roma. È stato fondato da Giorgio de Finis, un curatore e organizzatore di mostre, che ha creato il progetto Space Metropoliz per coinvolgere artisti e costruire un luogo di arte e politica. Il museo è nato come un'utopia, un luogo dove si possono mescolare arte, politica e impegno senza vincoli. Il Maam è stato occupato da una comunità di artisti e attivisti, che hanno creato opere d'arte site-specific e di alto livello. Il museo è stato anche visitato da artisti come Kobra, Gonzalo Orquín e Pablo Mesa Capella, che hanno contribuito alla sua crescita.
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