E' del 5 marzo scorso la firma del decreto Mibact che ha conquistato l'attenzione della stampa nazionale, anche grazie alle dichiarazioni del neo ministro Franceschini che ha descritto l'intervento come la "più importante azione realizzata negli ultimi anni sul patrimonio culturale del Mezzogiorno d'Italia". Importante è sicuramente la cifra complessiva movimentata, la quale supera i 135 milioni di euro e proviene dal POIN Attrattori Culturali, Naturali e Turismo e dal Piano Azione Coesione. In ballo ci sono ben 46 interventi di restauro nelle Regioni Convergenza dello Stivale Campania, Calabria, Puglia e Sicilia e i beneficiari sono tenuti ad indire le procedure di evidenza pubblica entro il 30 aprile, pena la cancellazione dalla "short list" dei fortunati vincitori. Quello che si prospetta innanzi a noi non può che essere considerato come un ulteriore test dell'efficacia dell'impatto della politica comunitaria nel Bel Paese, nonché della capacità degli operatori interni pubblici ma anche privati di trarre vantaggio dai finanziamenti europei, in un'ottica di sviluppo reale e duraturo, legale e sostenibile. Poco è dato sapere sulla modalità con cui è stata decisa la distribuzione della grossa cifra, così come poco al momento si sa sulle procedure di controllo e monitoraggio degli investimenti, e non resta quindi che guardarsi indietro, ripercorrere le precedenti esperienze maturate dal nostro Paese con i fondi comunitari e augurarsi che, questa volta, le cose prendano una piega diversa. Il POIN Attrattori Culturali risulta fra i tre programmi operativi con i più bassi livelli di attuazione secondo l'ultimo Rapporto sull'Economia del Mezzogiorno dello Svimez, elemento senz'altro significativo e da prendere in considerazione. In vista di un'operazione massiccia come quella avviata di recente dal Mibac diventa quanto mai urgente interrogarsi sulle variabili che rendono efficace o meno l'impiego dei fondi europei nei progetti di sviluppo sociale, economico e culturale dei territori. I fondi strutturali costituiscono una dotazione finanziaria aggiuntiva, pensata per potenziare le politiche ordinarie poste in essere da ogni singolo Stato Membro dell'Unione Europea. Costruiti sulla base degli indirizzi strategici comunitari, danno vita a risultati realmente efficaci solo quando supportano interventi armonicamente ricompresi all'interno di una pianificazione nazionale di lungo periodo, chiara, razionale e coerente. In altre parole, affinché gli investimenti comunitari si concretizzino in operazioni capaci di andare oltre le azioni di finanza straordinaria, dalla durata transitoria, è innanzitutto necessario che questi si inseriscano in un sistema di raccordo con la politica ordinaria, sistema che nel caso italiano tende a rivelare ripetutamente la sua inefficienza. Si pensi, ad esempio, all'arci noto caso di Pompei e al rapporto conflittuale da sempre mantenuto con i fondi comunitari, che anche questa volta, però, non verranno a mancare. Un'interessante indagine dell'Università di Goteborg del 2011, sul tema della trasparenza e della qualità del governo regionale negli Stati dell'Unione Europea, richiesta dalla stessa Commissione Europea, ha dipinto un quadro poco lusinghiero delle nostre Regioni obiettivo convergenza. Muovendo dall'analisi di quattro indicatori principali corruzione, stato di diritto, efficacia del governo e accountability lo studio ha descritto con efficacia numerica i contorni della forbice che caratterizza lo stato dei Paesi europei, che trova il suo vertice positivo nella regione centrale della Danimarca, il Midtjylland, con punteggio pari a 1.750, e il suo alterego negativo nel distretto di Ilfov in Romania, con un punteggio di 2.879. Al terzultimo posto della classifica elaborata dai ricercatori, con -2.408, vi è la Campania; le altre Regioni Convergenza, seppur con risultati migliori, si collocano comunque con punteggi negativi ben oltre l'ordine delle migliaia. Senza voler con questo trarre delle conclusioni affrettate o parziali, ritengo piuttosto che dall'analisi di questi risultati si debba ripartire auspicando quell'esame di coscienza e quella presa di consapevolezza che da troppi anni mancano, e riconoscendo che, di fatto, in assenza di una pianificazione nazionale efficace e strategica, non importa quanto sia consistente l'ammontare delle risorse destinate, i risultati non saranno mai all'altezza delle aspettative e delle necessità del Paese. Stefano Monti è il direttore editoriale di Tafter
Lo strano caso dei Fondi Strutturali in Italia
Il 5 marzo scorso è stato firmato il decreto Mibact che ha allocato 135 milioni di euro per interventi di restauro nelle Regioni Convergenza dello Stivale. I beneficiari sono tenuti a indire le procedure di evidenza pubblica entro il 30 aprile. Il POIN Attrattori Culturali risulta fra i tre programmi operativi con i più bassi livelli di attuazione secondo l'ultimo Rapporto sull'Economia del Mezzogiorno dello Svimez. I fondi strutturali costituiscono una dotazione finanziaria aggiuntiva per potenziare le politiche ordinarie.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo