18 marzo 2014 Nel corso del tempo, sulle colonne di "Tafter", abbiamo manifestato sincere aspettative e preoccupate interrogazioni sull'auspicato "new deal" della politica culturale "romana", così intendendo in senso lato le scelte culturali riguardanti il Comune di Roma e la Regione Lazio. Si rimanda in particolare al nostro articolo del 26 giugno 2013: "Da Ravera a Barca: alcuni consigli all'Assessore alla Cultura (del Comune di Roma, della Regione Lazio, eccetera)". A distanza di alcuni mesi ovvero di quasi un anno (la giunta Zingaretti si è insediata il 20 marzo 2013; la giunta Marino il 26 giugno 2013), lo scenario appare deprimente. Le aspettive, pur limitate e realistiche, sono state deluse. Iniziative innovative? Nessuna. Modesta gestione di una "ordinaria amministrazione". Non è una novità il regionale "bando delle idee" (scaduto il 7 gennaio 2014), realizzato con il cofinanziamento del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri: 824mila euro per potenziare lo sviluppo di associazioni e di gruppi creati e gestiti per la maggior parte da giovani (di età non superiore a 35 anni), favorendo lo spirito di iniziativa nelle attività culturali. Interessante l'avviso pubblico della Regione Lazio (scaduto ad inizio febbraio 2014) finalizzato alla realizzazione di "officine culturali" e di "officine di teatro sociale", ma anche questo non è una novità. Va peraltro segnalato che il bando recitava a chiare lettere: "Si specifica che il presente bando mira unicamente alla predisposizione di una graduatoria di progetti finanziabili ai sensi della Legge Regionale 3278. L'inserimento in graduatoria non comporta pertanto obblighi a carico della Regione Lazio in ordine alla concessione del contributo". Si precisava che "sarà possibile procedere all'eventuale assegnazione di contributi solo dopo l'avvenuta approvazione del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario per l'annualità 2014 e del riparto delle risorse disponibili ai sensi dall'art. 2 bis della sopra citata legge". Questa specificazionedigressione è sintomatica, rispetto alla (in)certezza delle risorse, ed a quell'arco temporale di previsione di cui dovrebbero beneficiare gli operatori culturali per poter ideareprogettareprogrammare. In un Paese normale. In un Paese sano. Che l'Italia non è. Non ci sembra che i bandi per la nuova stagione dello spettacolo dal vivo presentati dalla Regione Lazio a metà dicembre 2013 brillino per significative novità. La Regione Lazio ha poi confermato i fondi di 15 milioni di euro l'anno (10 milioni per il cinema, 5 milioni per l'audiovisivo non cinematografico) previsti dalla legge regionale per il cinema e per l'audiovisivo (la Legge Regionale n. 2 del 13 aprile 2012) voluta dalla Giunta Polverini. Un finanziamento a pioggia, di fatto, con automatismi che nulla hanno a che fare con un vero "governo della cultura" e con una strategia lungimirante. Da segnalare peraltro che il bando relativo all'esercizio 2014 è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 17 dicembre 2013, e scadeva a fine anno! Il termine surreale è stato poi prorogato (a fine dicembre) ad un più ragionevole 7 febbraio 2014, e poi ancora al 7 marzo 2014 Della serie: nella migliore (peggiore) tradizione italica, con buona pace di concetti come "programmazione strategica". Navigazione a vista. Anche quando i danari ci sono. Trasparenza?! Lieve miglioramento della situazione, ma certo non un salto di qualità. Il concetto stesso di "bilancio sociale" è lontano-anni luce dalla cultura comunicazionale della Giunta Zingaretti, e, per comprendere come l'Assessora Lidia Ravera stia operando, si deve effettuare un'analisi politico-semantica delle sue interviste, oppure scavare nel web, oppure andare a domandare ai ben informati dell'Agis Lazio e pochi altri eletti. L'Assessore aveva avviato un suo blog, le "Lettere dell'Assessore" (sul sito della Regione Lazio), ma l'ultima sua sortita risale al 27 novembre 2013. E ricordiamo che Ravera dichiarava in un'intervista del 20 aprile 2013 a "Paese Sera": "Le leggi sullo spettacolo dal vivo e la legge quadro sul cinema sono i primi appuntamenti di maggio". E maggio, ma 2014, è alle porte. Insomma, trasparenza tendente a zero. Perdurante assenza totale di analisi tecniche e valutazioni critiche. Si governa nasometricamente. Una situazione confusa e grigia, non diversa da quella che aveva caratterizzato le sue predecessore Santini (centro-destra) e Rodano (centro-sinistra). La Ravera, nelle sue prime settimane di attività, aveva anche avviato delle pubbliche consultazioni in materia di cinema e spettacolo dal vivo, ma queste iniziative si sono presto (ri)chiuse su se stesse, nel senso che nessuna informazione pubblica è stata poi prodotta: altro che gestazione partecipata dei processi decisionali! È in gestazione, nelle segrete () stanze dell'Assessorato, una novella legge sullo spettacolo dal vivo, e circolano bozze semi-clandestine delle nuove "Norme in materia di spettacolo dal vivo e promozione delle attività culturali". Ma il dibattito (pubblico) dov'è?! Ricordiamo che buona parte della politica culturale della Regione Lazio è gestita con una legge che risale a 35 anni fa (la Legge Regionale n. 32 del 1978 appunto, "Attività di promozione culturale della Regione Lazio")! Quali sono le risorse che la Giunta Zingaretti assegna alla cultura?! Per capirlo, si dovrebbe effettuare un'immersione nelle sabbie mobili dei bilanci regionali E come vengono allocate?! Per capirlo, si dovrebbe dedicare ore ed ore a studiare le deliberazioni della Giunta, le determinazioni delle Direzioni Regionali: trattasi di letteratura burocratica faticosa e noiosa (con appendice di criptiche tabelle e riferimenti in codice) che scoraggia anche i più temerari. Come dire? Apprezzabile, per esempio, che il 31 gennaio 2014 sul sito della Regione Lazio sia stato pubblicato l'elenco delle istanze pervenute alla Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili (Area Arti Figurative, Cinema, Audiovisivo e Multimedialità), ai sensi dell'avviso pubblicato in data il 2 ottobre 2013 (scaduto a fine ottobre 2013), per il "Programma annuale d'interventi per l'anno 2014 in materia di sviluppo e qualificazione delle attività cinematografiche ed audiovisive": sono pervenute 154 istanze, ma non sarebbe utile per capire di cosa si tratta che, al di là del mero titolo e del soggetto proponente, venisse indicato anche un "abstract" del progetto, e magari anche la quantificazione del budget e dell'istanza di contributo?! Altresì dicasi per le ben 225 istanze per il bando per rassegne e festival di spettacolo dal vivo scaduto il 16 gennaio 2014. In sostanza: qual è la linea strategica in materia di politica culturale della Giunta Zingaretti?! A quanto ammontano le risorse assegnate?! C'è un effettivo cambio di rotta strategico ed operativo, politico e gestionale rispetto a quel navigar a vista ("finché la barca va lasciala andare", come cantava la Orietta Berti) cui siamo stati abituati da decenni, in assenza di analisi di efficacia ed efficienza, valutazioni di impatto, trasparenza informativa?! Uno degli slogan della Regione Lazio è "si riparte con i fondi europei per le imprese. E una Regione che li usa bene". Bene, ci spiegate come li utilizza la Regione Lazio, per quanto riguarda la cultura?! Grazie. Attendiamo risposte. In cosa si sta mostrando "diversa", l'amministrazione regionale di centro-sinistra, rispetto a quella di centro-destra, in materia di politica culturale?! La situazione è ancora più triste al Comune di Roma. Stendiamo un velo di penoso silenzio sulla consegna della Lupa Capitolina a Sorrentino o sul concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo: questa è politica-spettacolo, operazioni di immagine che appaiono come declinazioni sinistrorse del "pop" berlusconiano. Come la grancassa intorno alla pedonalizzazione dei Fori Imperiali. Puro marketing. Nonostante una testata importante come il "Corriere della Sera" (grazie alle penne sempre acute di Fallai e Conti) mantenga i riflettori accesi sulle infinite criticità della scena culturale romana, non ci sembra che il pungolo determini risultati significativi: non si scorgono segni di novità e vocazione innovativa se non nelle dichiarazioni di intenti da parte dell'Assessore Barca. Abbiamo letto che l'Assessora si è vantata di aver incontrato, da quando è in carica, circa 600 (seicento!) operatori e rappresentanti del sistema culturale romano: anzi, in una lettera aperta a "la Repubblica" pubblicata il 13 febbraio 2014, spiega che si tratterebbe di "qualche migliaia, se includiamo anche le persone incontrate dal mio staff". Sarebbe interessante leggere i verbali di questi incontri, ma immaginiamo che si sia trattato di incontri di lavoro a porte chiuse. Il quotidiano "Il Messaggero", nell'edizione di venerdì 14 marzo, pubblicava una tabella sconcertante. Secondo questi dati, le risorse per il Dipartimento Cultura del Comune di Roma passerebbero dagli 88 milioni di euro del 2013 ai 49 milioni del 2014 ai 44 milioni del 2015. La Sovrintendenza passerebbe da 74 a 54 a 47 milioni di euro. La quota percentuale dei fondi cultura sul totale del bilancio del Comune di Roma avrebbe questo andamento nel quinquiennio 2010-2014: 4,47 (anno 2010), 3,10 (anno 2011), 2,23 (anno 2012), 2,5 (anno 2013), 1,8 (anno 2014). E questa sarebbe la "centralità" che il Sindaco Marino assegna alla cultura??? Ci limitiamo a ricordare il pasticcio del Palladium e di Romaeuropa. E che dire della questione del Valle?! È di queste ore la notizia che venerdì scorso gli "auto-gestiti" del Valle hanno chiesto ai simpatizzanti giuristi Stefano Rodotà, Pietro Rescigno e Ugo Mattei l'elaborazione di una strategia per addivenire ad una convenzione con il Campidoglio o il Mibact (insomma, una qualche mano pubblica metta i danari), per sviluppare il progetto dei lavoratori che hanno occupato lo storico palcoscenico della Capitale. Il giorno prima, l'Assessorato aveva annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro formato, assieme a Barca ed al direttore del Dipartimento Cristina Selloni, da cinque "facilitatori" (sic): Franca Faccioli (professoressa di comunicazione pubblica), Mimma Gallina (consulente ed organizzatore teatrale), Christian Iaione (professore di diritto pubblico), Alessandro Leon (economista e direttore del Cles) e Marxiano Melotti (professore di sociologia della cultura). Il gruppo di lavoro deve promuovere un "processo di ascolto" (sic), che dovrà concludere i propri lavori entro quattro settimane. La montagna ha partorito il topolino: la Giunta è in carica da giugno 2013, la vicenda del Valle si protrae dal giugno 2011, e si promuove un "gruppo di ascolto" nel marzo del 2014?! Alcune voci danno per imminente un rimpasto di giunta (dovuto peraltro a logiche squisitamente partitocratiche), e quella di Barca potrebbe essere una delle prime teste a cadere. Crediamo che il problema non sia però, ancora una volta, quello delle persone soltanto (professionalità, competenze, esperienza), ma il complessivo deficit di strategia di "policy making". Che sembra riguardare Marino non meno che Zingaretti. Ravera e Barca appaiono "subordinate" a questo deficit. Poi, forse, non hanno avuto la forza e l'ardimento (personale, e quindi politico) di liberarsi delle catene che sono state loro imposte. Eppure, si deve superare la logica sopravvivenziale del "finché la Barca va", appunto! "La barca va lasciala andare, fin che la barca va, tu non remare, fin che la barca va, stai a guardare". Vorremmo capitani coraggiosi e nuovi rematori. Ed anche strumentazione tecnica di navigazione adeguata alla "spending review". Chiediamo troppo??? Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell'Istituto italiano per l'Industria Culturale IsICult
Tafter
18 Marzo 2014
Dal Campidoglio a via della Pisana scenari sconfortanti per la cultura di Angelo Zaccone Teodosi
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Angelo Zaccone Teodosi
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