ex consigliere e presidente commissione urbanistica ambrosino. LA discussione su Bagnoli si riaccende e assistiamo, praticamente, al fallimento della mission di Bagnoli Futura, rivelatasi quel carrozzone pubblico che in tanti avevamo previsto. La causa di questo disastro risiede, in gran parte, nelle origini progettuali pensate per quell'area. Da presidente della commissione urbanistica del consiglio comunale di Napoli ai tempi della prima giunta Iervolino, rilevo che a frenare il progetto di riqualificazione di Bagnoli, oggi come ieri, sia il Pue (Piano urbanistico esecutivo). Chiediamoci cosa tiene lontani imprenditori e investitori. Ciò che ingessa e blocca, al netto della problematica relativa alla colmata, è una precisa prescrizione contenuta nel Piano regolatore generale (variante occidentale), prescrizione che non solo prevede un mega parco da 120 ettari ma ne indica finanche la «perimetrazione » che, delimitandone i confini, consente di realizzare il parco nella sola parte centrale della piana di Coroglio. Questa regola ferrea ha costretto i progettisti a sistemare le nuove volumetrie (alberghi, terziario, abitazioni) solamente nelle parti adiacenti il quartiere di Cavalleggeri da un lato e il vecchio agglomerato di Bagnoli dall'altro. Una costrizione vera e propria che ha generato addirittura previsioni di alberghi senza vista mare! Un assurdo se si pensa alla bellezza del panorama a disposizione e uno svantaggio finanziario rilevante. A conferma della non economicità vi è uno studio commissionato nel 2003 dalla stessa Bagnoli Futura alla Rotschild che evidenziò la corposa differenza tra i piani economici e finanziari relativi alle diverse disposizioni delle nuove cubature: il report valuta molto più positive e convenienti le «libere» disposizioni rispetto a quelle «schiacciate» verso i quartieri esistenti. È ineludibile quindi, se si vuole finalmente attrarre capitali e investitori modificare, senza aggiungere un solo metro cubo di cemento, la variante occidentale del piano regolatore. Ma qui sorge un altro problema: sarà ben difficile che questo consiglio comunale possa apportare tale modifica. Siede nei banchi, infatti, il consigliere comunale dei Verdi, Carmine Attanasio, "padre" negli anni Novanta della dannosa «perimetrazione». Il sindaco può contare solo su 27 voti di maggioranza. È evidente che i voti dei Verdi (lo stesso Attanasio e la neo presidente della commissione urbanistica) sono determinanti, ma saranno disposti i due ambientalisti a votare una eventuale proposta di variante della giunta de Magistris? Attanasio rinnegherà le sue vecchie idee? Speriamo bene per Bagnoli e per la nostra città. La grande trasformazione nel modo di fare urbanistica degli ultimi anni sta nella necessità di porre grande attenzione alla fattibilità economica di un progetto, in altri termini, non si deve stabilire solo cosa si fa, ma anche il come e con quali mezzi. Franco Pelella fpelellaoutlook.it IL professor Mariano D'Antonio ha scritto un interessante articolo con il quale ha invitato a riflettere sui motivi dell'immagine negativa di cui attualmente gode il Sud ("Repubblica" del 10 aprile). Secondo me c'è un solo modo per riabilitare il Mezzogiorno agli occhi dell'intera nazione. La maggioranza della classe dirigente meridionale (i politici, i tecnici, gli intellettuali) dovrebbe stabilire che d'ora in poi le risorse pubbliche nel Mezzogiorno siano gestite con il maggiore rigore possibile e che tutte le risorse che d'ora in avanti saranno trasferite al Mezzogiorno siano trasferite sulla base di un criterio premiale, cioè che esse vadano agli enti pubblici e alle popolazioni che abbiano dimostrato di saper ben utilizzare le risorse economiche da essi gestite. Ciò significa, ad esempio, che i Comuni che fanno registrare deficit di bilancio oppure le Regioni che non hanno saputo fino a ora ben spendere i fondi europei dovrebbero non poter contare su risorse aggiuntive trasferite dallo Stato centrale o dalla Comunità europea. Si tratta, evidentemente, di proposte non nuove; la novità starebbe nel fatto che sia la maggior parte della classe dirigente a farle proprie, in particolare che siano i politici. Secondo me se questo avvenisse ciò significherebbe che la classe dirigente meridionale non avrebbe più paura di non solleticare il consenso della gente; sarebbe una vera e propria rivoluzione. Sono una persona di sinistra e ciò che sto per scrivere mi costa molto ma, per onestà, va detto. Si tratterebbe in qualche modo di seguire le orme della giunta Caldoro in Campania, l'unica amministrazione pubblica meridionale che, a mia conoscenza e fatti salvi gli sprechi e gli scandali che anche essa ha fatto registrare, abbia messo il rigore della spesa al primo posto del programma. Intitolare una strada a Nanni Loy Elvira Pierri pierri2000libero.it QUALCHE giorno fa il cardinale Sepe ha visitato il liceo Sannazaro e ha reso omaggio ai caduti delle Quattro Giornate di Napoli, pagina epica di liberazione dall'invasore nazista a opera di una spontanea sollevazione popolare. Non si può non ricordare in proposito Nanni Loy e il suo bellissimo film, "Le quattro giornate di Napoli", con cui ha reso testimonianza di quell'indimenticabile momento storico che ha reso eroico il nostro popolo. Un film visto da generazione di studenti, che non l'hanno poi mai dimenticato. Una strada intitolata a Nanni Loy, nella nostra Napoli, magari al Vomero, in prossimità dello stadio Collana, sarebbe un tributo più che giusto per chi ha creato un affresco indimenticabile e tesissimo, appassionato e struggente, delle sofferenze di Napoli, della sua popolazione, del suo slancio generoso ed eroico. Ricordare Nanni Loy, che ha amato la nostra città, è onorare anche la memoria storica. La rimozione dei "baffi" alla scogliera sul lungomare Guido Donatone Presidente Italia Nostra Napoli PROSEGUONO i livori, ieri in questa rubrica, nei confronti di Italia Nostra da parte di architetti che il compianto Antonio Iannello tenne sempre fuori dall'associazione. A costoro pertanto, come già avvenuto, non rispondo. Invece con Edvige Nastri esiste qualche fraintendimento: non la considero affatto incoerente; tanto meno sulla base di "sensazioni", termine sortito freudianamente dal suo seno. Siamo solo su posizioni politico-culturali divergenti. E ciò non comporta disistima. Finalmente ha infatti ricordato che è stata Italia Nostra a richiedere l'ultimo vincolo sul lungomare e sull'area marina antistante per contrastare le vecchie concessioni del Comune degli attracchi estivi per centinaia di natanti a motore. Ma sulla complessa vicenda delle scogliere si attende l'intervento di chiarezza dell'ex assessore De Falco. Mi limito a osservare che i cosiddetti "baffi" furono autorizzati solo temporaneamente dalla Soprintendenza Beni Architettonici, che infine ha ingiunto la loro rimozione ancora non avvenuta da parte del Provveditorato alle opere pubbliche (pare che non abbia più i fondi). Perciò è auspicabile la preannunciata azione "in danno" della Soprintendenza. L'esposto alla Procura di Italia Nostra non sembra inefficace dopo che "Repubblica" ne ha dato conto.