Napoli CHIAMATO in causa da alcuni interventi su queste pagine, mi corro l'obbligo di informare quanti conoscono solo sommariamente i particolari della vicenda della scogliera di via Caracciolo. America's cup a Napoli e via Caracciolo scenario dell'evento: andava colto l'obiettivo del prg e del vincolo di recuperare il muro in piperno di sostegno della via e ridisegnare le scogliere. Prima che il Mibac ne approvasse il prolungamento, sottoposi alla giunta gli indirizzi per riqualificare il tratto Rotonda Diaz-via Caracciolo contestualmente al ripristino dei luoghi. La delibera 512012 stabiliva il percorso: «rendere stabili le opere a mare adottando accorgimenti [la trasformazione in scogliera sommersa] che rendano definitive parte delle opere occasionali [quelle sott'acqua] accelerando il processo di riqualificazione liberando il muro storico offuscato negli anni Ottanta dagli scogli ». Il contrasto col Prg? «Il Prg subordina a un piano attuativo ogni intervento sulla linea costiera, consentendo nelle more e per non oltre tre anni (fino al 2007), "la realizzazione di scogliere, esclusivamente sommerse o affioranti, soggetta a studi meteo marini. Per quelle esistenti, la trasformazione con le modalità di cui alla presente lettera"». La delibera avvia il procedimento di variante anticipando l'intervento prescritto dal prg su tutto il litorale, prevedendo «che, realizzate le opere temporanee, possano programmarsi le trasformazioni ex art. 44, ovvero scogliere, esclusivamente sommerse o affioranti, ottimizzando la spesa per l'opera temporanea senza inficiare le procedure della Conferenza dei servizi, trasferendone gli effetti nella proposta variante». Cos'è accaduto? Gli studi meteomarini del Provveditorato hanno avuto tempi inattesi e la procedura varata è stata dimenticata dall'attuale amministrazione assieme all'attività urbanistica dei primi 23 mesi. Dimenticata la proposta di variante al prg per housing sociale (delibera 2962012 n.525, ferma in Consiglio da luglio 2012) anche con norme più snelle per frazionare immobili in centro storico; dimenticate le intese con Asl, Inail, ispettorato del lavoro, cassa edile, sindacati (delibera 2842013 n.200) per fronteggiare abusivismo edilizio, evasione fiscale e lavoro nero nei cantieri edili; ignorata la proposta di riconoscimento dell'interesse paesaggistico del centro storico Unesco, affossata dalla burocrazia ministeriale; dimenticati il "piano delle 100 demolizioni" annue, dopo che avevamo dato segnali chiari demolendo lo "scheletro dell'Arenella" o acquisendo l'hotel Tiberio (delibera 22122011 n.1262), il Piano del colore per centro storico e aree tutelate (delibera approntata il giorno del mio forzato abbandono), il Piano per la valutazione paesaggistica dei grandi abusi oggetto di condono, in Commissione edilizia da maggio 2013, forse ritenuto non più prioritario; ignorata la catalogazione delle istanze di condono fatta dagli uffici urbanistica e condono (in raro momento di sinergia) che individua gli abusi insanabili consentendone la demolizione e accelerare l'esame di quelli sanabili; dimenticata la dichiarazione di ripulsa d'ogni forma di abusivismo e la riaffermazione del primato della pianificazione urbanistica (delibera 2992011 n.959), viceversa rinunciando a trasferire Città della scienza fuori dalla spiaggia e subendo l'intesa (bloccata da Italia Nostra) coperta da una coltre di vergognoso silenzio. Sulla scogliera i soldi c'erano ma anche qui svanita la volontà. L'esposto di Italia Nostra non è tardivo perché rileva che la diffida che la Soprintendenza ha inviato al sindaco (riconoscendo in esso il "mandante") avrebbe dovuto essere inviata più correttamente al proprietario (Demanio marittimo) e al costruttore (Provveditorato alle opere pubbliche). L'aplomb istituzionale (un ministero contro l'altro?) chiedeva una comoda soluzione politica al problema (tanto sul sindaco sparano tutti)?. Anche lo scheletro dell'Arenella era lì da quarant'anni e ancora in ultimo un difetto di notifica ne aveva tardata la demolizione.