AVEVA le labbra screpolate dal trucco posticcio, la veste sbiadiva, il cielo alle sue spalle imbruniva a macchie. Il San Sebastiano di Raffaello (1483-1520), dipinto giovanile dei primissimi anni del '500 del maestro urbinate, ora riappare perfetto. Da oggi il ritratto, tempera e olio su tavola, 45 centimetri per 36 circa, si potrà ammirare per una ventina di giorni nella sala XXIV di Brera, accanto allo Sposalizio della Vergine, altrocapolavoro di Raffaello di poco più tardo, 1504, una delle opere più conosciute della Pinacoteca. L'autrice del «make up», sponsorizzato dalla soprintendenza di Milano, è Paola Borghese. Nel 2008 era stata sempre lei a prendersi cura dello Sposalizio, mentre tra lo scorso giugno e il febbraio di quest'anno, in una teca trasparente, ha messo le mani sul San Sebastiano. Che dopo la tappa milanese andrà dal 14 maggio alla Gamec di Bergamo, nella mostra dedicata ai capolavori dell'Accademia Carrara, legittima proprietaria del dipinto, ora chiusa per restauri. «Il San Sebastiano fu donato alla Carrara nel 1866 dal conte Guglielmo Lochis che l'aveva acquistato dalla collezione Zurla a Crema» racconta la Borghese.Selo Sposaliziosegna giàlamaturità di Raffaello, il San Sebastiano risente ancora dell'influenza del Perugino, il suo maestro «Anche se in realtà i due dipinti, visti vicini, rivelano più somiglianze che differenze, a partire dal volto del santo che sembra anticipare quelli della scena dello Sposalizio ». La tecnica, non c'è alcun dubbio, è sempre quella. «Pulendolo dalle vernici degli interventi successivi, abbiamo trovato il fondo tipico di Raffaello, un impasto bianco color avorio, e poi abbiamo notato la solita attenzione certosina per i pigmenti, impastati con più oro o più argento a seconda delle campiture. In questo, è già l'opera di un artista maturo». Oro sulla freccia, o nascosto nell'orizzonte restituito all'azzurro originale, o nelle decorazioni della veste da pretoriano romano tornata brillante. L'aureola è invece falsa e di mano ignota. In origine il ritratto fu infatti commissionato da un privato cui non serviva sottolineare la santità del soggetto, la cui identità è invece ovvia a partire dalla freccia e dalla folta chioma, tratti tipici dei Sebastiani d'ogni tempo. Che qui, per una volta, scampa al martirio. «Tra i segreti del quadro c'è anche l'uso intensivo della polvere di vetro. Riflette una tale quantità di luce che abbiamo avuto difficoltà nelle indagini ravvicinate». L'8 maggio alle 11.30 tra i relatori che a Brera presenteranno il restauro, ci sarà anche Fabio Frezzato, chimico e storico dell'arte, autore della campagna di indagini precedente i lavori. «Parlerò di nuove scoperte sull'uso del vetro, e mostrerò anche immagini del disegno preparatorio di Raffaello, ben leggibile, fotografato ai raggi X». Tra le novità degli studi di Frezzato c'è anche il colore originale della veste «che doveva essere di un viola purpureo». RIPRODUZIONE RISERVATA Il quadro della Carrara, appena restaurato, da oggi è in mostra prima di rientrare a Bergamo PRIMA E DOPO Le labbra del santo prima (sopra) e dopo i restauri Il quadro è in mostra da oggi all11 maggio (anche a Pasquetta) a Brera accanto al Raffaello della Pinacoteca, lo Sposalizio della Vergine. A sinistra la restauratrice Paola Borghese al lavoro