La prima scultura di Balljana destinata al Sentierone e finita all'ospedale. Poi la nuova commissione Non l'avesse mai detto. Il vicesindaco di Bergamo Gianfranco Ceci era seduto nella sala civica di Sotto il Monte, sentiva il presidente della Regione annunciare stanziamenti, ascoltava il sindaco del paese natale di Giovanni XXIII annunciare progetti, e quando è toccato a lui ha pensato bene di annunciare l'imminente arrivo di un monumento a Papa Giovanni da piazzare nel centro di Bergamo. Solo che la Soprintendenza non ne sapeva niente e non l'ha presa benissimo, il sindaco dice di essere caduto dal pero, gli altri diretti interessati non hanno apprezzato il fatto di essere stati avvisati quando ormai il bronzo delle statue stava per essere fuso. E quella che sembrava una meritoria iniziativa per portare a Bergamo il primo importante monumento dai tempi del Partigiano di Manzù (1977) si è trasformato in un caso politico. Il bello è che l'iniziativa nemmeno è partita dal Comune. Ma da Franco Ghilardi, 74 anni, ristoratore, fraterno amico dell'arcivescovo Gaetano Bonicelli con il quale da anni cerca di portare nel centro cittadino un monumento a Papa Giovanni. Il primo tentativo nel 2009 è andato male: Loris Capovilla non ha apprezzato la scultura con tanto di manto bianco, che ora si trova nel Santuario di Stezzano. Esito migliore per la volta dopo: raccolti 50.000 euro dagli sponsor, lo scultore specializzato Carlo Balljana ha realizzato una statua a grandezza naturale che ha avuto l'imprimatur di Capovilla e che è stata ceduta al Comune. Destinazione, approvata da amministrazione e Curia: il Sentierone, proprio di fronte al Partigiano. Senonché si è deciso di prestarla per un open day al nuovo ospedale e non è più tornata indietro, tanto che è stato stipulata una cessione in comodato d'uso. «Abbiamo dovuto pensare a qualcos'altro, sempre con la formula della realizzazione di privati e cessione al Comune racconta Ghilardi . Un anno fa abbiamo chiesto ancora a Balljana un'altra statua. Invece se n'è uscito con un'idea più complessa, che abbiamo valutato con lui e Ceci». Cioè con un gruppo che ha alla base 14 tonnellate di pietra, un forello bianco di Asiago simbolo di purezza, e sopra sei tonnellate di bronzo tra la statua di Roncalli alta due metri, due bambini di un metro e mezzo che liberano una colomba e due steli di tre metri con frasi dal discorso alla luna e dalla Pacem in Terris . Il tutto è alto tre metri, lungo quattro e mezzo e largo tre. Costo ufficiale 150.000 euro, secondo lo scultore molto di più: «Ma vale fra i 400 e i 600.000, facciamo comunque un affare», assicura Ghilardi. Il quale ha già trovato tra gli imprenditori cittadini quattro sponsor che avranno il loro nome inciso nel marmo oltre a ricevere delle «prove d'artista» dello stesso scultore che raffigurano il monumento in bassorilievo. Ma se Balljana sta disegnando, scolpendo e fondendo da un anno, il resto delle istituzioni cittadine sono venute a sapere dell'iniziativa solo da qualche giorno, e hanno reagito con una certa sorpresa. «Siamo stati contattati solo due mesi fa, ci hanno messo di fronte al fatto compiuto chiedendoci un patrocinio, come si trattasse di metterci un timbro sopra protestano alla Fondazione Papa Giovanni . Non si fa così a collaborare. Senza contare che si tratta di una concezione di monumento molto vecchia, Roncalli era un intellettuale e le sue idee avrebbero meritato una celebrazione di tutt'altro tipo». Più diplomatici in Curia: «Abbiamo detto fin dal principio che per noi l'unico monumento a Papa Giovanni è la carità. Se avessimo aderito all'iniziativa ci saremmo contraddetti, e la gente avrebbe detto: la Curia si fa bella con i soldi degli altri». C'è chi l'ha saputo addirittura solo domenica scorsa come monsignor Valentino Ottolini, parroco delle Grazie. Che dovrebbe essere il vicino di casa del monumento: in cerca di uno spazio adeguato in centro città e in considerazione del fatto che il giovane Roncalli frequentava proprio la chiesa delle Grazie, il suo sagrato era sembrato la collocazione ideale del complesso scultoreo. «Domenica mi hanno portato il reliquiario di Giovanni XXIII e qualcuno mi ha detto: lo sai che piazzeranno qui davanti un monumento? racconta il parroco . Solo poi ho ricevuto la visita del vicesindaco. Io ho chiesto di non metterlo troppo di fronte alla facciata per non ingombrare il passaggio dei fedeli, e ho visto un fotomontaggio con una collocazione fra le due porte della facciata laterale del Creberg. Ma credevo che fossimo ancora a livello di bozzetto, non sapevo che l'opera fosse già stata realizzata». Ancora meno ne sapeva il Soprintendente ai Beni architettonici Giuseppe Napoleone, che l'ha scoperto dal Corriere . E che dopo avere fatto sapere al sindaco cosa pensava dell'intera faccenda ha dichiarato: «Non siamo mai stati informati dell'intenzione dell'amministrazione comunale di collocare il monumento davanti alla chiesa delle Grazie. Nel rispetto della grande figura del papa e di ciò che rappresenta per Bergamo auspichiamo che il Comune apra al più presto un confronto per valutare gli aspetti dell'intervento». Scatenatasi la bufera politica, il rischio è che ora il monumento resti a prendere polvere nello studio dello scultore. «Troppa gente rema contro, e non vorrei che gli sponsor sparissero si spaventa Ghilardi . Perché il cerino resterebbe in mano a me e con i tempi che corrono non è il caso». Balljana: «Mi sono messo al lavoro dopo il via libera del Comune» La prima volta che risponde al telefono chiede di essere richiamato: «Sono sull'altra linea con il Vaticano». Carlo Balljana, trevigiano settantenne, scolpisce santi e papi, li inaugura alla presenza dei pontefici, ha ottanta monumenti nelle piazze di tutta Europa, è autore del reliquiario che custodisce la lingua di Sant'Antonio nella Basilica di Padova, nonché di dodici diversi Papa Giovanni sparsi ovunque, da Istanbul a Bergamo, da Sofia a Sotto il Monte. «Dal primo ho cambiato il modo di ritrarlo. Ho letto tutto quello che ha scritto, ho visto che ha molto sofferto ma ho capito che ha sempre mantenuto una grande serenità, e da qui veniva la sua bontà. Per questo ora lo ritraggo sempre con un lieve sorriso sulle labbra, a differenza invece di ciò che aveva fatto Manzù, che ho conosciuto, e che lo ritraeva triste e sofferente». Non è un viso facilissimo da riprodurre: «Ho studiato molte fotografie per cogliere la sua tridimensionalità, ma era in carne e questo nascondeva un po' la struttura anatomica. All'inizio ho realizzato trenta diverse teste e Loris Capovilla nel 2000 ha dato la sua approvazione a due, che sono i modelli che utilizzo adesso». Rispetto alla statua precedente, collocata ora all'ingresso dell'ospedale di Bergamo, il nuovo monumento ha un concetto più ampio. «Ho pensato di ricordare i messaggi di pace del Papa, e quindi non c'è niente di meglio dei bambini e della colomba. E poi ho messo una grande porta che si apre realizzata in modo ondulatorio che dà forza alla staticità del complesso con frasi dalla Pacem in Terris, del Concilio e del discorso alla luna. Ho realizzato il bozzetto, ho avuto l'approvazione del vicesindaco Ceci con cui ho avuto un contatto continuo, e poi ho proceduto. Prima le figure a grandezza naturale in gesso, poi il calco con gomma siliconica, la cera e la fusione in bronzo. Credo che sia una delle mie migliori opere». Inutile dire che l'artista ha un forte legame con Angelo Roncalli: «Lo vedevo già santo all'epoca, e mi meravigliavo che il Vaticano non avesse ancora preso una decisione in questo senso. Il suo insegnamento è molto importante ancora oggi». Peccato non poter andare a Roma per la consacrazione: «Come faccio? Devo ancora ritoccare la scultura, finire i dieci bassorilievi in bronzo per gli sponsor: rappresentano il monumento in scala 60 per 35 incorniciati con raso rosso cardinale e cornice dorata. Mi hanno fatto tanta fretta che volevano tutto per metà maggio. Perché, adesso ci sono problemi?» Statua a Roncalli, un caso politico. Opera pronta, il sindaco dà l'altolà Sembrava una cosa semplice: un gruppo di cittadini trova uno scultore, fa realizzare un monumento, reperisce gli sponsor in grado di pagarlo e una volta pronto lo regala al Comune, che gli trova un'adeguata collocazione. Semplice e forse anche scontata, visto che si trattava di celebrare Papa Giovanni nell'anno della sua canonizzazione, nella città che ha dato il suo nome a un viale e a un ospedale ma che non gli ha ancora dedicato un monumento come ha fatto da tempo con Donizetti. Invece, come sempre, le cose si complicano. Perché chi fin dall'inizio si è occupato del progetto (il vicesindaco Gianfranco Ceci) ha forse dato troppe cose per acquisite. E venerdì ha dato l'annuncio ufficiale, a nome del Comune, nella sede più appropriata (Sotto il Monte), davanti al presidente della Regione. Ma, tanto per cominciare, mancava ancora l'approvazione della Soprintendenza. Che il giorno dopo si è fatta immediatamente viva con il sindaco reclamando il proprio diritto a dire la sua. Per questo in piena campagna elettorale la semplice faccenda della realizzazione di un monumento al Papa Buono si è trasformata in una bufera politica, con Tentorio che ha sconfessato pubblicamente il suo vice, mettendo a rischio la coesione della propria squadra a poche settimane dal voto. E lasciando anche un grosso punto di domanda sul futuro dello stesso monumento, che è già terminato ma che rischia di trovarsi stritolato tra veti incrociati. «Ho agito coordinandomi con Tentorio. Tutto pronto, manca solo il Soprintendente» «È un progetto che ho seguito personalmente fin dall'inizio, coordinandomi con il sindaco». Gianfranco Ceci è molto soddisfatto del monumento e, un paio d'ore prima che intervenisse la Soprintendenza, era anche sicuro che il progetto andasse in porto. «La collocazione davanti alla chiesa delle Grazie sarebbe ideale per tanti motivi, anche perché si tratta di un monumento importante e la sua collocazione idonea sarebbe lungo l'asse ferdinandeo, quindi sul viale che porta il nome di Papa Giovanni. Ma la scelta definitiva sarà effettuata solo con la collaborazione del soprintendente». Con il quale è nato qualche problema. «Letto il Corriere , ha chiamato il sindaco, il quale ha chiarito che non c'è ancora niente di deciso. Mancavano ancora due passaggi: appunto il via libera della Soprintendenza e il via della giunta, che potrebbe sfociare nella creazione di un'apposita commissione». L'idea com'è nata? «Grazie a mecenati e donazioni era stata realizzata la statua che ora si trova nell'ospedale e che è subito diventata molto importante per pazienti e parenti. Quindi abbiamo pensato a un monumento per la città, qualcosa che fosse un segno tangibile della presenza di Papa Giovanni, e che ancora manca. E che in questo venisse incontro alle esigenze della gente». Si parla di almeno 150.000 euro di costo. «Non verranno usati soldi pubblici: l'iniziativa sarà finanziata da sponsor. Ce ne sono già quattro e siamo a buon punto con la copertura finanziaria. Potremmo anche aprire una sottoscrizione pubblica per integrare ciò che è già stato offerto dai finanziatori». Fin dall'inizio l'inaugurazione era stata fissata per 11 maggio. «Sì, ma proprio perché sono rimasti dei passaggi non credo che ce la faremo per quella data. L'importante è inaugurare il monumento nell'anno della canonizzazione». La Fondazione Papa Giovanni è piuttosto fredda sull'iniziativa. «Noi abbiamo cercato di coinvolgere tutti, dalla Fondazione al Creberg per l'eventuale collocazione a ridosso della loro sede. Anche per questo i tempi si sono allungati». Insomma, è soddisfatto di come sono andate le cose. «Il progetto mi ha coinvolto molto fin dall'inizio e ho lavorato coordinandomi con il sindaco. Mi piace molto il risultato finale, sia come valore d'ispirazione che dal punto di vista artistico».