«I LAVORI ALLA DOMUS DEI GLADIATORI SEMBRANO FERMI A TRE ANNI E MEZZO FA» In visita con Arya, esperto texano da 15 anni residente a Roma : «A mia madre negli anni 50 fu vietato il Lupanare». A Pompei la «messa in sicurezza è necessaria» L'archeologo italo americano Darius Arya visita gli scavi di Pompei (ControluceHermann) L'archeologo italo americano Darius Arya visita gli scavi di Pompei (ControluceHermann) shadow NAPOLI - Un americano a Pompei. Un archeologo del Texas, Darius Arya. Lo abbiamo portato a spasso per le rovine più belle del mondo che lui conosce piuttosto bene - sono quindici anni che Darius vive a Roma - e che ha visitato pure insieme con molti suoi colleghi, Steven Ellis fra questi, l'archeologo di Cincinnati che lo scorso gennaio ci ha lasciati tutti un po' a bocca aperta con la sua scoperta surreale: a Pompei si mangiavano giraffe e fenicotteri. Ellis e il suo gruppo di ricercatori hanno scavato dieci anni attorno alla Porta di Stabia, zona di ristoranti dell'antica Pompei, per scovare questi inconsueti frammenti di cibo, mineralizzati. Darius sorride. Sorriderà per tutta la nostra visita questo archeologo con il look da divo, con quell'ottimismo tutto americano che davanti ad un crollo, ad una barriera, ad una porta inequivocabilmente sbarrata decreta, serafico: «È una messa in sicurezza necessaria, l'inizio di un restauro. Certamente una nuova vita di Pompei». Anche se basta entrare dentro le rovine per vedere incrinata questa certezza. Non dall'ingresso principale. Ingresso Anfiteatro. Darius spalanca gli occhioni color nocciola: «È l'anfiteatro più vecchio del mondo, uno spettacolo dell'archeologia. Straordinario». Parla e scatta a ripetizione selfie pieni di sole, il nostro archeologo del Texas. Ad un certo punto, però, è costretto ad annotare: «Da qualche anno non si può più salire sopra per vedere l'anfiteatro dall'alto. Tutti gli ingressi sono chiusi. Sbarrati. That's a pity». That's a pity: la sintesi anglosassone è perfetta per lo stato di conservazione di questi scavi. Darius lo ripete, come un mantra. «È un peccato» che via dell'Abbondanza sia transennata. Un peccato che arrivati su via di Nocera si trovino tutti gli edifici chiusi. Un peccato che la domus dei Casti Amanti sia prigioniera dei lavori da non si sa più quanti anni ormai. Un peccato: suona come un drammatico eufemismo. E la Schola Armatorum? Davanti alla Schola Armatorum (Domus dei Gladiatori) anche l'ottimismo di Darius ha un serio tentennamento. Era il 6 novembre 2010 quando insieme a tutta la struttura della Domus dei Gladiatori venne giù anche la credibilità del nostro Paese. Lo sfracello di quelle rovine fece il giro del mondo. Divenne un simbolo della nostra decadenza. «Sono passati tre anni e mezzo e parecchi governi, ma qui nei cantieri della Schola sembra essere ancora tutto così», dice Darius e questo è un selfie che non si scatta, nessuna voglia di postarlo sul suo account di twitter. Per questo adesso chiede di andare alle Terme Stabiane, il più in fretta possibile. E li dentro gli torna il sorriso. «Lo sapevo, lo sapevo che avevano riaperto le Terme. Guardate che meraviglia. L'apopiterio è originale e con gli stucchi intatti». Apopiterio: impariamo un termine nuovo. È lo spogliatoio, detto in termini volgari. Darius si aggira fra le Terme incantato, con la stessa beatitudine che lo porta ad andare a spasso per i sentieri attorno al Foro: «Ah, finalmente. Da qualche anno il foro non è più diviso a metà, è tutto intero, fantastico». Pragmatico, il nostro archeologo del Texas ci spiega: «Quando uno paga il biglietto per entrare a Pompei ci sono alcune cose fondamentali che pretende di vedere per poter uscire soddisfatto». Alcune le abbiamo già viste, noi: l'Anfiteatro, il Foro, le Terme Stabiane. Ma la lista continua: «Cave canem...». Già, il famoso mosaico Cave Canem, attenti al cane, celebrato nei libri di scuola, immortalato in tutte le guide turistiche. Corriamo alla Domus del Poeta Tragico, lì dove è custodito il mosaico. Inutilmente: ci sono i lucchetti. Darius legge il cartello che descrive i lavori: «È un intervento lampo. È cominciato il 31 marzo e finirà il 29 giugno. Voglio tornare a giugno per vedere il mosaico restaurato, sarà bellissimo». Torneremo anche noi a a scoprire gli esiti del restauro del mosaico Cave Canem, forse meno fiduciosi. E mentre raggiungiamo l'ultima tappa desiderata dal nostro archeologo dribbliamo i tanti (troppi) cani che si aggirano fra le rovine. Dall'antico al moderno i tempi sono rimasti intatti: cave canem. L'attuale Pompei è disseminata di cartelli che invitano i turisti a non dare confidenza a questi cani. «Eccolo, non delude mai! Sempre aperto, sempre restaurato, sempre di grande attrazione». Il sorriso di Darius adesso è diventata una risata argentina: per entrare dentro il Lupanare di Pompei la fila è lunga e anche lenta. Quando si entra dentro il Lupanare non si vorrebbe uscire mai. Glielo aveva raccontato che era ancora bambino, la sua mamma. «Ci era venuta negli anni Cinquanta mia madre a vedere il Lupanare, ma non l'avevano fatta entrare. Troppe immagini pornografiche, alle donne all'epoca non veniva concesso l'ingresso al bordello della città antica. Meravigliosa, straordinaria Pompei».