La decisione degli anni scorsi con la quale si è consentito di trasformare di fatto i giardini reali in un parco urbano accessibile gratuitamente da parte dei residenti Nel suo ultimo libro «Il desiderio di essere come tutti lo scrittore casertano» Francesco Piccolo racconta la sua esperienza epifanica della Reggia, nei pressi della quale abitava da ragazzino. Una rivelazione dirompente ricorda guadagnata dopo aver scavalcato un muro laterale del parco borbonico dalle parti di Briano, nella zona collinare. E tutto ciò che prima era un luogo senza emozioni, perché sconosciuto, lo fa precipitare nella solitudine abissale dell'immensa bellezza dei giardini vanvitelliani. Ma la conquista visiva e sentimentale di uno spazio minaccioso per la sua sontuosa potenza architettonica come quello del parco della Reggia di Caserta non segue sempre disinteressate ambizioni letterarie. Tutt'altro. E la decisione degli anni scorsi con la quale si è consentito di trasformare di fatto i giardini reali in un parco urbano accessibile gratuitamente da parte dei residenti (ma da due anni è previsto anche per essi l'obbligo di aderire ad un abbonamento annuale di 10 euro) ha probabilmente accentuato il disordine percettivo, fino a far ritenere i viali alberati del complesso monumentale quasi una sorta di pertinenza della propria abitazione privata. Il Corriere del Mezzogiorno ne parlò in un articolo del 20 luglio 2008: «Niente fila alla Reggia: a Caserta in centinaia hanno le chiavi del parco». L'indignazione popolare, in quel caso, si esaurì in pochi giorni, benché la direttrice, Lucia Bellofatto, avesse ammesso con tono rassegnato: «Già qualche anno fa provvedemmo a rifare tutte le serrature. Ma evidentemente ciò è servito a poco e per un brevissimo lasso di tempo». Nel 2008 furono censiti in centinaia i possessori di chiavi e telecomandi duplicati. Si diede la colpa a tutti per non darla a nessuno: ai custodi, ai giardinieri, alle famiglie dei dipendenti che abitano all'interno del parco e alla impossibilità di sorvegliare, ventiquattro ore su ventiquattro, un monumento così grande. Tra le fontane Margherita e di Diana e Atteone o intorno alla Peschiera grande e alla Castelluccia si va a fare jogging, ogni giorno. Respirando a pieni polmoni tra i viali e i galoppatoi laterali del Bosco vecchio. Sicché, possedere un paio di chiavi per evitare di dover rinunciare alla corsetta mattutina il martedì, quando il complesso vanvitelliano è chiuso, o quando, d'inverno, il parco è interdetto alle visite sin dal primo pomeriggio, è un lusso che insegue un sopruso e viceversa. Oggi, Paola Raffaella David, ex sovrintendente ai Beni artistici, ambientali e monumentali di Caserta, ma da una manciata di mesi trasferita a Pisa, dice di non sapere e di non ricordare: «Le chiavi duplicate? L'accesso consentito all'ex sottosegretario Cosentino? Non ne so niente. Non rilascio dichiarazioni. Ho chiesto di essere trasferita e sono a Pisa». Giovanna Petrenga, deputata di Forza Italia, di fede cosentiniana, è stata, per il passato, direttrice e sovrintendente facente funzione del complesso borbonico. Ma soprattutto è una dirigente che ha sempre lavorato a Caserta e conosce bene i problemi del sito borbonico. «Sono otto anni frena che faccio la deputata e non lavoro più alla Reggia. I cancelli? Quando c'ero io venivano aperti alle 9 del mattino. Ma poi gli orari sono stati più volte modificati al termine delle varie trattative sindacali. Ho letto anche io che si sono verificati spesso casi di duplicazioni delle chiavi. Ma questo attiene al servizio di sorveglianza, ai capi servizio. Del resto, non so assolutamente nulla». Sono almeno sette gli accessi al parco. Da quello di corso Giannone, dotato anche di biglietteria e consentito ai residenti in possesso di abbonamento, agli altri di via Gasparri, di San Leucio, della frazione di Ercole e dal lato di Casagiove. Viene persino tollerato che i dipendenti con compiti di sorveglianza raggiungano ogni angolo della distesa verde a bordo delle loro auto con tanto di autorizzazione esibita sul parabrezza. Ma dalle foto scandalo dei tuffi dei ragazzini nella cascata fino al pericolo dei crolli del cornicione, sono decenni che la Reggia è come se avesse ingaggiato una lotta infinita contro abusi e inadempienze, sciatteria e insipienza. Quasi una maledizione impermeabile al fascino ammaliatore della maestosa residenza borbonica e, purtroppo, a qualunque proclama istituzionale inneggiante al cambiamento, destinato puntualmente al naufragio per mancanza di investimenti. Eppure, basterebbero buon senso e responsabilità in dotazioni gratuite. Non costosi alibi per non fare comunque nulla.18 aprile 2014
CAMPANIA - Centinaia di duplicati, lo strano caso di Caserta
Il parco della Reggia di Caserta, un complesso monumentale borbonico, è stato trasformato in un parco urbano accessibile gratuitamente ai residenti di Caserta. Questa decisione è stata presa negli anni scorsi e ha probabilmente accentuato il disordine percettivo, facendo ritenere i viali alberati del complesso quasi una pertinenza della propria abitazione privata. I possessori di chiavi e telecomandi duplicati sono stati censiti in centinaia, e si è ammesso che la serratura è stata rifatta solo per un breve periodo di tempo.
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