NEW YORK Di musei Renzo Piano ne ha realizzati o trasformati tanti nella sua vita professionale: dalla rivoluzione architettonica del Beaubourg calata nel vecchio ventre di Parigi (un progetto del 1971) all'espansione del Whitney, il Museo d'arte moderna americana di New York, che verrà completata nel 2015. Ad Harvard, però, il celebre architetto un'eccellenza italiana nel mondo al quale il presidente Giorgio Napolitano ha riservato il massimo riconoscimento possibile, la nomina a senatore a vita ha fatto qualcosa di diverso: radunando in un'unica struttura le tre collezioni d'arte della più prestigiosa università d'America, ha cercato di costruire un complesso che deve essere al tempo stesso museo e centro di ricerca, luogo di socializzazione e sistema di conservazione. C'è l'esigenza di esporre, certo, ma senza dimenticare che questo tipo di museo deve essere al servizio, in primo luogo, di studenti e studiosi. Una grande struttura il vecchio edificio con cortile e colonnati in stile italiano fuso con la nuova ala progettata da Piano, sovrastata da un'immensa piramide di vetro che, però, non deve trasformarsi in torre d'avorio. Anzi per Renzo Piano e per il direttore dei musei Tom Lentz, che hanno presentato ieri a New York il progetto ormai prossimo al completamento, il nuovo Harvard Art Museum deve essere anche luogo d'incontro per la comunità: quella della città di Cambridge, il sobborgo universitario di Boston. Il complesso, del quale Piano cominciò a discutere 15 anni fa con l'allora rettore Neil Rudenstine, è ormai praticamente completato: verrà inaugurato il prossimo 16 novembre. Il cantiere è rimasto aperto per diversi anni: un lungo tempo sospeso in quest'area nel cuore del campus di Harvard, ma l'architetto italiano spiega che è stato giusto così («a fare in fretta si sbaglia») e racconta come il progetto sia stato costruito attorno alle tre parole-chiave, tre verbi, che l'hanno ispirato: mostrare, insegnare, preservare. Le esposizioni, il museo vero e proprio, occuperanno il secondo e terzo piano dell'edificio. Il pubblico potrà ammirare una piccola selezione del ricchissimo giacimento dei tre musei di Harvard: il Fogg, il Busch-Reisinger e l'Arthur Sackler. Nonostante la superficie sia quasi raddoppiata, nel museo c'è spazio per esporre solo duemila dei 250 mila pezzi che vanno dalle collezioni di arte mediorientale antica, a quelle indiane e cinesi, fino alle opere contemporanee di Christo, Mirò e Yoko Ono. Salendo al quarto e al quinto piano, sotto la grande lanterna vetrata, si passa dall'andirivieni dei visitatori al raccoglimento degli ambienti, invasi dalla luce e dal silenzio, riservati ai ricercatori e agli studenti. Sono qui gli spazi dell'Art Study Center e del laboratorio della conservazione. Ovviamente in un sistema museale così ricco, in grado di esporre meno dell'1 per cento del suo patrimonio, quella della gestione delle opere evitandone il deterioramento è, forse, la sfida più difficile. Alla quale sono dedicati i tre piani scavati nel sottosuolo dell'Art Museum. Quanto al pian terreno, Piano ha progettato un ambiente aperto nel quale chiunque potrà transitare anche senza il biglietto del museo sovrastante, magari solo per fermarsi al cafè del centro culturale, o per ammirare il cortile italiano, piazza Montepulciano, col vecchio colonnato ora sovrastato da una scintillante cupola di cristallo.