Individuate parti sconosciute del grande porto di Roma ROMA Una città che andava oltre il fiume. Ostia Antica era molto più grande della stessa Pompei. L'ultima scoperta archeologica presentata ieri rivela una città molto più vasta che non finiva sulle rive del Tevere ma veniva tagliata dal corso d'acqua a metà. Dieci anni di lavori e studi, poi la rivelazione: sottoterra ci sono mura, magazzini, torri. Una citta intera di circa 125 ettari che rende Ostia Antica più grande dell'area archeologica campana (66 ettari). L'indagine, realizzata con la tecnica della magnetometria, che permette di scansionare il terreno con strumenti di dimensioni contenute, ha consentito di scoprire una porzione di tessuto urbano mai studiato. Così la superficie dell'antica città romana aumenta di circa il 50, ovvero di oltre 70 mila metri quadrati. «Si tratta di risultati davvero eccezionali sottolinea la soprintendente speciale ai Beni archeologici di Roma, Mariarosaria Barbera , perché abbiamo scoperto che le ultime mura costruite non terminavano sulla terraferma a sud del Tevere, ma continuavano sulla sponda settentrionale. Quindi non solo aumenta la città conosciuta e documentata, ma diventa chiaro che il Tevere non chiudeva l'agglomerato a nord, ma lo divideva in due parti, così come accadeva e accade a Roma». Le importanti scoperte sono frutto di una sinergia tra gli archeologi della Soprintendenza, guidati da Angelo Pellegrino e Paola Germoni, e i colleghi delle università inglesi Simon Keay (University of SouthamptonBritish School at Rome) e Martin Millet ( University of Cambridge). «Abbiamo scoperto torri, magazzini commerciali, nuove mura di cinta spiega il professor Keay tracciati stradali finora sconosciuti». In particolare gli studiosi hanno individuato sulle mura ad intervalli regolari torri di sei metri per otto, e inoltre almeno quattro grandi edifici. «Tre dei quali sono simili ai magazzini già scavati ad Ostia con una pianta, il più grande, di 83 metri per 75», conclude Keay. La presenza di grandi aree di stoccaggio nella parte di Ostia, a nord del Tevere, riapre il tema delle dimensioni degli scambi commerciali che si svolgevano sulle sponde del fiume nei primi due secoli del millennio. L'indagine geo-magnetometrica aumenta infatti di circa il 50 lo spazio dedicato a depositi di merci. Indicazioni che non mancheranno di influire sulla ricostruzione della topografia di una delle città romane più importanti del Mediterraneo. Le rovine scoperte sono sottoterra e con ogni probabilità lì resteranno, protette dal terreno agricolo sovrastante. Per ora non sembrano esserci le possibilità economiche e scientifiche per tirar fuori dagli scavi la «nuova» Ostia. «Faremo interventi mirati ai reperti e alle strutture più rilevanti spiega l'archeologa Germoni . Questo è già un risultato eccezionale, visto che la zona di Isola Sacra era infatti soggetta ad un forte abusivismo edilizio, il che ha reso molto difficile concludere gli studi. In una situazione come quella attuale, con i fondi destinati alla cultura e all'archeologia limitati, è essenziale realizzare una microchirurgia archeologica, al fine di scoprire in maniera concreta quello che ancora esiste davvero».