Disegni, olii e installazioni multimediali per un inedito confronto Istruzioni per l'uso: una volta saliti al secondo piano di Palazzo Vecchio, se siete saliti sin lassù per vedere le 16 opere in mostra all'interno del progetto espositivo su Jackson Pollock. La figura della furia, nella Sala dei Gigli e nella Sala della Cancelleria, partite da quest'ultima. Vi risulterà più chiara la filosofia, a tratti criptica della mostra a firma di Sergio Risaliti e Francesca Campana, ideata dai due per dar conto delle influenze che sul genio statunitense avrebbe avuto l'arte michelangiolesca a 450 anni dalla sua morte. La mostra di Palazzo Vecchio, che non finisce qui ha una parte multimediale allestita in San Firenze dove si viene immersi, in un coacervo di musica, rumori e video, nell'atto stesso del dripping e quindi dell'agire pittorico dell'artista vuol raccontare, attraverso una selezione delle opere del maestro dell'action painting, come e quanto quest'ultimo fondasse parte della sua idea dell'arte intesa come evento, azione che contrappone in un corpo a corpo il pittore alla tela, nella tensione dei corpi come la rappresentava Michelangelo, e ancora di più nella sua poetica del non finito. Che qualunque grande artista, anche del Novecento, abbia guardato al genio del Rinascimento e abbia studiato dalle sue opere è cosa ovvia. Ma, passando in rassegna i disegni della Sala della Cancelleria, questo legame appare più chiaro e la suggestione suggerita dalla coppia Risaliti-Campana più manifesta. Tre dei sei disegni esposti rendono esplicito il legame individuato dai curatori: si tratta di prestiti del Metropolitan Museum di New York, che rappresentano altrettanti studi di nudi maschili realizzati con matite colorate e lapis in cui la drammaticità dei gesti, la torsione dei busti e, in due, la posizione dei volti che virano decisamente a destra, non può non rimandare alle sculture di Michelangelo, prima fra tutte il Genio della Vittoria di Palazzo Vecchio e al monumentale lavoro della Cappella Sistina. Jackson Pollock non fu mai a Firenze, studiò Michelangelo, quando alla fine degli anni '20 si trasferì a New York dal Wyoming anche su suggerimento del suo maestro Thomas Hart Benton che lo esortò ad apprendere l'Abc del disegno anche da Rubens, Tintoretto, El Greco e poi ancora in seguito, «su foto dell'Archivio Alinari, probabilmente» sostiene Francesca Campana. Ma non è a questo periodo che fanno riferimento i disegni in mostra. Questi lavori, che fanno parte integrante di due taccuini presi in esame dai curatori, furono realizzati 10 anni dopo circa, tra il '37 e il '39, quando Pollock fu anche colpito da una forte depressione. A seguire, sempre nella Sala della Cancelleria, altri tre disegni (sono tutti senza titolo) rappresentano un groviglio di corpi in movimenti, questi ancora più fortemente riferiti al lavoro del Giudizio universale. È nella Sala dei Gigli, in cui incisioni e pitture a olio sono esposte dentro un'area delimitata da un struttura mobile, però, che troviamo, anzi riconosciamo il Pollock più noto. La Square Composition with horse ('37-39) e i Panel with Four Designs ('34-'38) sono due opere coeve ai disegni. Ancora aderenti, in qualche modo a una certa idea di figurativo. E lì, nella composizione delle forme, le assonanze coi disegni della stanza accanto vengono fuori. Così come nelle incisioni a punta secca esposte subito a seguire, ma più tarde (sono del '44). «Particolarmente importanti per significare il passaggio del pittore dall'action painting al dripping, (la tecnica dello sgocciolamento con la tela posta a terra), suggerisce Risaliti sono Earth Worms (1946), prestito del museo di Tel Aviv e Composition with Balck Pouring ('47)». La mostra, sponsorizzata da Cariparma, prosegue a San Firenze. Ma lì è un altra storia. Con due sale dedicate a immergere il visitatore in un immaginario studio di Jackson Pollock.
Firenze. Pollock e Michelangelo, una strana coppia furiosa
Il progetto espositivo "Jackson Pollock" è stato inaugurato al Palazzo Vecchio di Firenze. La mostra è stata ideata da Sergio Risaliti e Francesca Campana e presenta 16 opere di Pollock, tra cui disegni, oli e installazioni multimediali. La mostra è stata organizzata per celebrare il 450° anniversario della morte di Michelangelo e per esplorare le influenze dell'arte michelangiolesca sullo stile di Pollock. I disegni della Sala della Cancelleria mostrano la drammaticità dei gesti e la torsione dei busti, simili alle sculture di Michelangelo. I disegni sono stati realizzati da Pollock tra il 1937 e il 1939, durante una depressione.
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