TRENTO Strada in salita per la riforma urbanistica presentata dall'assessore Carlo Daldoss: in commissione sono arrivate le critiche di Comuni, professionisti, ambientalisti e cooperazione. Timori sulla presunta esautorazine dei consigli comunali sui piani di lottizzazione e sul carattere vincolante delle osservazioni dei cittadini. TRENTO Una pioggia di critiche si è abbattuta ieri mattina in terza commissione sul testo di riforma della legge urbanistica proposto dall'assessore Carlo Daldoss. A destare preoccupazione circa il nuovo corso dei piani regolatori comunali è da un lato la temuta esautorazione dei consigli sui piani di lottizzazione, dall'altro il carattere vincolante delle osservazioni dei cittadini. La preoccupazione diffusa è che l'obiettivo di snellimento burocratico non venga raggiunto e che, in compenso, la delicata materia urbanistica diventi appannaggio delle sole giunte. «Sulla fase partecipativa per i Prg ha esordito il presidente del consiglio delle Autonomie Paride Gianmoena serve una riflessione, perché si corre il rischio di ampliare i contenziosi tra comuni e cittadini. Sui termini per le adozioni definitive dei Prg il consiglio delle Autonomie chiede di passare dal limite dei 90 ai 120 giorni». Sulle competenze tra giunte e consiglio per i piani attuativi, Gianmoena ha sostenuto l'idea che rimangano in capo al consiglio se pubblici, alla giunta se privati. Una previsione che non ha convinto per nulla Silvano Grisenti (Pt): «Questo disegno di legge toglie tutte le competenze in materia di programmazione ai comuni a favore delle Comunità». Non solo nelle fila dell'opposizione si teme che i consigli comunali vengano di fatto estromessi dalla pianificazione urbanistica. Anche in maggioranza ci sono perplessità e molto probabilmente il capogruppo del Pd Alessio Manica depositerà nei prossimi giorni emendamenti per correggere questo aspetto, oltre che per rendere meno vincolanti le osservazioni al prg. Anche l'architetto Mauro Mazzucchi per il Comitato interprofessionale ha espresso dubbi sulla partecipazione dei cittadini: «Potrebbe far sorgere conflitti tra cittadini e comuni e vincolare troppo la seconda fase dei piani regolatori». Timore condiviso da Giovanna Ulrici dell'Istituto nazionale di urbanistica: «Si rischia di allungare i tempi con un sistema che, inoltre, contiene il pericolo di creare aspettative e strumentalizzazioni. Tra l'altro nella normativa attuale ci sono già possibilità di partecipazione». Troppo stretti, secondo l'Inu, i tempi fissati dal disegno di legge per l'adozione del prg. Bene invece l'eliminazione della terza adozione dei piani regolatori. Italia Nostra è d'accordo sulle aperture alla partecipazione. Anche sui tempi ristretti per l'approvazione del prg c'è l'assenso dell'associazione ambientalista. «Occorre invece chiarire ha aggiunto Giuseppe Toffolon i rapporti tra i piani attuativi pubblici e privati introducendo una procedura unica. Il fatto di dare il potere alla giunta di approvare piani privati con una delibera preoccupa». Severo il giudizio della Cooperazione. Per Roberto Bortolotti «questo ddl non ha carattere di riforma ma di intervento spot su alcuni aspetti». Sempre in tema di semplificazione, Bortolotti ha ricordato che «questa proposta di legge non cambia nulla sulle concessioni edilizie che sono il punto di maggior sofferenza per i cittadini. Su questo non c'è garanzia di tempi certi». «Il comune di Trento ha aggiunto ci mette ancora sei mesi un anno per staccare una concessione. O si introducono i 60 giorni di silenzio assenso oppure non scattano mai». Anche per Bortolotti, «i piani attuativi privati dovrebbero passare dai consigli comunali anche se con procedure snelle». Gli imprenditori, dal canto loro, sono tornati ancora una volta a chiedere «una sospensione dei vincoli della legge Gilmozzi», quella che ha posto un freno alla diffusione delle seconde case e «chiarezza sulla possibilità di frazionare le proprietà alberghiere». Quanto ai contenuti del disegno di legge, per Giulio Misconel (Ance) «le norme sulla semplificazione vanno bene».