Qual è il valore del Ponte di Bassano e delle tante opere dell'ingegno umano disseminate nel Veneto? È questa una domanda inespressa fino a quando non la fa emergere la necessità di ricorrere al restauro, come nel caso del famoso Ponte che reca il dna di Andrea Palladio. Il valore è soggettivo perché le opere d'arte non sono soprattutto cose materiali che noi vediamo e tocchiamo, ma anzitutto beni intangibili le cui caratteristiche intrinseche, di unicità, le tengono al di fuori del recinto del calcolo economico. Insomma, non si può loro attaccare un cartellino che espone il prezzo di mercato. Il Ponte da restaurare è faccenda che riguarda solo i bassanesi? Senz'altro, no. Infatti, i beni immateriali acquistano valore quando interagiscono tra loro, in relazioni complesse e fluide che alzano la reputazione artistica della regione. Capitale relazionale e capitale reputazionale sono le radici profonde del grande albero veneto da cui pendono i frutti di tante mirabili opere d'arte. Dare visibilità all'albero, mostrandone le radici, vuol dire porsi un'altra domanda. Come innaffiarlo? La risposta sta nella sorgente del mecenatismo. Più la sorgente è ricca, tanto più alto è il moltiplicatore di qualità della vita culturale. Il mecenatismo è anche uno dei principali protagonisti dell'economia di mercato. Le imprese gli attribuiscono un valore d'investimento economico, attendendosi ricadute positive sugli affari aziendali grazie alle nuove relazioni dischiuse dagli interventi culturali e all'interesse suscitato dai mass media intorno allo sponsor: alzando così la visibilità sociale dell'impresa ed evocandone simboli accattivanti per i consumatori. Le donazioni per il restauro del Ponte sono un test sulla direzione imboccata dal mecenatismo in tempi di magra. Vedremo se si riprodurrà in terra veneta un seppur microscopico «Effetto Medici», quel fenomeno esemplare di mecenatismo e interazioni tra la Firenze dei Medici e gli artisti del Rinascimento. Quell'Effetto potrebbe andare oltre il ripristino delle infrastrutture fisiche. Dai pochi grandi mecenati al civic crowdfunding, un serbatoio di raccolta di tante piccole somme donate da tanti cittadini, trarrebbero alimento finanziario gli imprenditori della realtà aumentata. Chi passeggiasse sul ponte, vedrebbe sfilarsi gli eventi storici che l'hanno attraversato. Percorsi di esplorazione, narrazione, gioco, partecipazione interattiva farebbero lievitare vuoi il volume vuoi la qualità della presenza turistica a Bassano. Una forte componente ludica e culturale catturerebbe i visitatori. Per una scolaresca, l'esplorazione sembrerebbe quasi un'avventurosa caccia al tesoro, guidata dai «viaggiatori nel tempo». Quei percorsi lungo il ponte potrebbero essere marcati da un'impronta emotiva molto più forte del «mi piace» di Facebook. Al suo posto subentrerebbe un'ampia gamma di emozioni - dalla curiosità alla felicità, dalla noia alla frustrazione. Un'impronta emotiva c'è già, si chiama «MySmark» e l'ha progettata a Dublino un italiano di Bassano. Un'altra occasione per rimpatriare i talenti fuoriusciti. Con piccole e grandi donazioni che alimentano anche l'imprenditorialità innovativa, il risultato del restauro del Ponte si presenterebbe superiore alla somma delle sue parti.
Il mecenatismo innovativo
Il Ponte di Bassano è un'opera d'arte importante che richiede un restauro. Il suo valore non è solo economico, ma anche culturale e storico. Le opere d'arte non sono solo cose materiali, ma beni intangibili che acquistano valore quando interagiscono tra loro. Il restauro del Ponte è una opportunità per innaffiare il grande albero veneto, che rappresenta la radice del capitale relazionale e reputazionale della regione. La sorgente del mecenatismo è fondamentale per innaffiare questo albero, e le donazioni per il restauro del Ponte sono un test sulla direzione imboccata dal mecenatismo in tempi di magra.
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