Il ministro interviene sulle polemiche per la Casa del Criptoportico NAPOLI Sull'area archeologica di Pompei «non c'è un problema di risorse, ma di strutture, di capacità di fare le gare, di mantenere trasparenza e legalità per andare avanti nell'utilizzo dei fondi europei». Il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, nel corso della sua audizione in commissione Cultura della Camera ha risposto così alle domande dei deputati preoccupati di quanto sta accadendo nei cantieri dei restauri. Soprattutto dopo aver visto le foto pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno della Casa del Criptoportico, prima casa conclusa. «Su Pompei - ha detto il ministro - abbiamo i riflettori del mondo puntati addosso. Ma nessuno vuole rimettere in discussione l'assetto organizzativo attuale. Si è costruito un equilibrio, si poteva fare anche diversamente, fra il grande progetto Pompei, che ha il compito di utilizzare le risorse che arrivano dall'Unione europea, e la Sovrintendenza speciale, che è appena nata perché è stata scorporata dalla Sovrintendenza di Napoli e che, invece, ha la gestione del sito e la gestione ordinaria». Il ministro ha ribadito di non voler «cambiare questo quadro perché sono state appena nominate due persone, il generale Nistri, qualche mese fa e il sovrintendente Osanna qualche settimana fa. Sto lavorando perché ci sia una integrazione totale fra le due strutture che, pur avendo competenze diverse, non devono correre il rischio di sovrapposizioni». Ma l'ammissione che qualcosa sia stato sbagliato arriva con l'ipotesi di una normativa ad hoc per gli appalti che riguardano il restauro dei monumenti e del patrimonio culturale. «Che non può essere la stessa degli appalti per i lavori pubblici». Franceschini ha commentato la notizia dell'inchiesta aperta a Pompei sui ribassi, confermata dalla Procura di Torre Annunziata. «È vero - ha detto - che esiste una non totale conciliabilità tra le norme per gli appalti pubblici con le necessità dei beni culturali». Il tema si pone a Pompei anche per i tempi di realizzazione dei lavori del Grande Progetto, finanziati con 105 milioni di euro dall'Unione europea e «che sono molto in ritardo» e che dovrebbero essere completati entro il 2015. Intanto le immagini della Casa del Criptoportico, le uniche in circolazione e diffuse dalla stessa Soprintendenza di Pompei il 26 febbraio scorso quando annunciò la fine dei lavori di restauro, continuano a far discutere il web e gli esperti. E continuano le adesioni alla manifestazione di protesta indetta dal comitato «Pompeimia» per il 4 maggio con il raduno a piazza Anfiteatro alle 10.30. Soddisfatto delle parole di Franceschini l'Osservatorio Patrimonio culturale: «Al ministro - spiega il presidente Antonio Irlando - va riconosciuta onestà intellettuale e lucida consapevolezza della drammatica situazione conservativa e gestionale in cui versano gli scavi di Pompei, spesso evidenziata dal Corriere del Mezzogiorno. Cosi come la presa d'atto della necessità di attuare rapidamente il raccordo di competenze tra le diverse strutture a cui le norme affidano competenze sovrapposte, motivo ulteriore di ritardi e talvolta paralisi decisionali. Il riconoscimento della inadeguatezza normativa in materia di lavori di restauro e la conseguente volontà di porvi rimedio è una notizia positiva. La brutta notizia è che il ministro rivela l'evidente ritardo nell'attuazione del Grande Progetto. Così conferma la forte ed oggettiva preoccupazione di rispettare la scadenza perentoria del 2015 data anche dall'Unesco. Gli interventi, però, sono da realizzarsi nell'assoluto rispetto degli standard di qualità richiesti, di cui la fretta è insidiosa nemica».