OTTO mesi dopo il suo ritrovamento fra le sabbie della spiaggia antistante il campo profughi di Deir Balah, il mistero di Apollo di Gaza una meravigliosa statua ellenica in bronzo di dimensioni umane si infittisce invece che dipanarsi. Il suo destino resta incerto: per essere "salvato", Apollo deve essere rapidamente restaurato e diversi musei francesi (sarebbe stato offerto al Louvre) inglesi e anche italiani sono interessati. Ma è la diplomazia a fermarli: con Hamas, che comanda a Gaza, non si parla perché è sulla black list europea e americana del terrorismo. Ma è con Hamas che l'Europa dovrebbe trattare per salvare l'Apollo, che rischia di "sparire" per essere venduto a qualche ricco collezionista e salvare il movimento islamista dalla più grave crisi finanziaria della sua storia. A ottobre Repubblica raccontò in esclusiva a tutto il mondo lo straordinario ritrovamento da parte di un giovane pescatore della Striscia, a fine estate a poche decine di metri dalla riva, di questa opera d'arte paragonabile per fattura e bellezza ai Bronzi di Riace. Il pescatore tentò di capire il valore della statua scambiando il bronzo per oro, la questione attirò l'attenzione delle spie di Hamas e la statua venne sequestrata. Ma i vertici dell'organizzazione palestinese non vennero informati, due boss del gruppo che controlla Gaza, pensarono di poter incrementare il loro personale conto in banca vendendolo ai predatori dell'arte, al mercato nero dei reperti archeologici. Fallita la trattativa dopo l'articolo di Repubblica, Hamas ha fabbricato una sua verità e in gennaio ha presentato al mondo la "scoperta" di Apollo di Gaza. Una disdetta per l'immagine degli integralisti perché Apollo non può essere esposto al pubblico, per l'Islam la riproduzione dell'immagine umana è "haram" (peccato) e poi il dio greco offre allo sguardo tutte le sue nudità. Sotto le sabbie della Striscia ci sono cinquemila anni di Storia. Sulle sue rive hanno marciato Egizi, Filistei, Romani, Bizantini e Crociati. Alessandro il Grande assediò la città, fu il più importante porto romano per il commercio dell'incenso. Riccardo Cuor di Leone la strappò a un sultano ayyubide. Ha fatto parte dell'Impero Ottomano, fu attraversata dall'esercito di Napoleone. A Gaza ovunque si scavi saltano fuori vestigia antiche e moltissimi reperti hanno preso la strada dei tunnel del contrabbando con destinazione Egitto. Anche se invisibile, su Apollo a Gaza si continua fantasticare. Quanto varrà? 10 milioni di dollari? 40? 100? O forse di più? È una potenziale miniera d'oro che può infiammare il desiderio di Hamas, che affronta la sua più grave crisi finanziaria dopo la caduta di Mohammed Morsi in Egitto. Difficile fare una stima reale del valore. Poche statue bronzee ci sono pervenute dall'antichità, perché la maggior parte sono state fuse nel corso dei secoli per ricavarne armi, scudi o altri manufatti. Ecco perché la statua scoperta da Jawdat Ghorab, il povero pescatore di Deir Balah, ha un valore non-stimabi- le. Soprattutto perché sappiamo che solo tre statue in bronzo di Apollo sono finora arrivate fino a noi: quello trovato nel 1959 al Pireo, vicino ad Atene; l'Apollo di Piombino, trovato in Italia nel 1832 che è al Louvre; e quello di Pompei, nel 1977. A Ramallah, in Cisgiordania, anche il quartier generale dell'Autorità palestinese, è anche interessato a Apollo di Gaza: «Il governo di Hamas è illegale, non ha alcuna autorità per quanto riguarda il patrimonio culturale e archeologico di Gaza», dice Anwar Abu Eisheh, ministro palestinese della Cultura. «Non possono venderlo», incalza Elias Sanbar, ambasciatore della Palestina all'Unesco, «perché come comparirà sul mercato internazionale, verrà sequestrato. Con il Dipartimento dell'Unesco per la protezione dei beni culturali, abbiamo allertato l'Interpol». Divisi su tutto, i protagonisti del mistero di Apollo di Gaza concordano però su un punto: è urgente avviare un restauro della statua del dio greco, per stabilizzare il metallo, limitare le corrosioni. Ma come? Nessun governo occidentale riconosce il regime di Hamas e questo escluderebbe a priori un "salvataggio" dell'Europa. Ma in Medio Oriente niente è come sembra. Il direttore delle Antichità per Gaza, Ahmed al-Borsh, annuncia di aver contattato il Louvre per ottenere aiuto e salvare Apollo. In campo ci sarebbe però non solo il più famoso museo del mondo, ma anche un importante Istituto archeologico britannico. La direzione del Louvre replica diplomaticamente di «non essere stata ufficialmente contattata». Anche l'ex ministro della Cultura Massimo Bray aveva manifestato interesse per Apollo di Gaza, coltivando la speranza di poterlo mostrare al mondo all'Expo di Milano del 2015. Ad Hamas la "soluzione francese" piace e Ahmed al-Borsh non nasconde le sue intenzioni: «Speriamo che la Francia rompa l'embargo contro Gaza con questa statua, sarebbe il primo Paese a farlo...». Hamas però sembra esitare tra la strategia per raggiungere riconoscimento politico internazionale e la tentazione di vendere la statua a un ricco collezionista straniero per ricostituire il suo "tesoretto". Forse Apollo era più al sicuro in fondo al mare.
L'Apollo di Gaza un caso politico "L'Europa tratti con Hamas"
Il mistero di Apollo di Gaza, una statua ellenica in bronzo di dimensioni umane ritrovata a Deir Balah, continua a non essere risolto. Il suo destino è incerto, con diversi musei francesi, inglesi e italiani interessati a salvarlo, ma la diplomazia è il ostacolo principale. Hamas, che comanda Gaza, non è sulla lista europea e americana del terrorismo, ma la sua immagine è in crisi e la statua potrebbe essere un'opportunità per migliorarla. Il governo di Hamas è illegale e non ha autorità per il patrimonio culturale e archeologico di Gaza, ma il quartier generale dell'Autorità palestinese è interessato a Apollo.
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