NELLE stanze dove nel diciassettesimo secolo le suore conosciute come «povere fanciulle vergini pericolanti» recitavano il rosario, i visitatori ammirano le opere di artisti contemporanei ospitate in una galleria di 180 metri quadrati. Ai piani più bassi gli ospiti possono concedersi un pranzo al ristorante o uno spuntino al caffè letterario, mentre gli operatori del punto informativo aggiornano i turisti sugli eventi culturali in città. Per chi ama i libri e gli incontri culturali ci sono anche un bookshop e due sale polifunzionali per esposizioni e conferenze. E, se occorre una boccata d'aria, ci si può affacciare sulla terrazza e godere della vista mozzafiato dei giardini di Villa Chiaramonte Bordonaro e Villa Cifuentes. È così che gli architetti Santo Giunta, Pasquale e Tania Culotta hanno immaginato la nuova vita dell'ex Istituto delle Croci, tra via Libertà e piazza Crispi. Un edificio monumentale con oltre quattro secoli di storia, il cui prospetto fu realizzato nel 1853 da Filippo Basile. Un edificio bombardato durante la Seconda guerra mondiale e da settant'anni negato alla città. Ceduto nel 1940 alla Società generale elettrica, oggi Enel, che ne fece sede di magazzini, nel 2007 viene acquistato dalla Angala Holding Real Estate con l'obiettivo di farne il nuovo cuore pulsante della vita culturale in città. Un sogno che, fino a oggi, è stato un miraggio. Perché, nonostante due pareri favorevoli della Soprintendenza ai Beni culturali datati 2009 e 2011, il progetto è rimasto incagliato nelle pieghe della burocrazia. E anche quando sembrava a un passo dal realizzarsi, con lo schema di convenzione già firmato dalla giunta Cammarata, tutto si è arenato. Colpa del cambio di guardia a Palazzo delle Aquile, certo. Ma anche delle modifiche al progetto chieste dall'amministrazione. Solo adesso, dopo cinque anni, è approdato in commissione Urbanistica. Dove rischia un nuovo stop. Perché, se da un lato il presidente Alberto Mangano è orientato a dare il via libera, dall'altro il forzista Giulio Tantillo, componente della commissione, annuncia battaglia. Nel mirino c'è proprio la realizzazione dei due ristoranti con annesse cucine: «Non è chiaro dice Tantillo che uso ne vogliano fare. C'è un primo parere della Soprintendenza che vieta la ristorazione e un secondo in cui non si pronuncia più in merito. Per questo ho chiesto unchiarimento ai Beni culturali. L'istituto delle Croci è l'ultimo gioiello nel salotto bene della città. Voglio vederci chiaro». La battaglia annunciata in commissione Urbanistica non è nemmeno l'ultimo scoglio da superare. La parola finale spetta al Consiglio comunale, che dovrà dare l'ok al rilascio della concessione edilizia. Solo dopo potranno partire i lavori di ristrutturazione, per i quali la società ha messo sul tappeto oltre quattro milioni di euro. Un megaprogetto che, una volta ottenuta l'ultima firma, la società si impegna a realizzare entro tre anni. Aprendo prospettive di lavoro per oltre duecento persone. «Speriamo che questo sia davvero l'ultimo step dice l'amministratore della società, Giuseppe Alagna e che dopo questo iter burocratico lunghissimo potremo restituire alla città questo bene negato». Un passo avanti che riaccende la speranza degli architetti: «In questo momento dice Giunta la città si ferma a piazza Politeama. Ora i turisti e i palermitani avranno un motivo in più per andare oltre. La scommessa è fare di un luogo di segregazione, quale è stato da sempre l'ex conservatorio, in un luogo aperto alla città sul modello del Padiglione d'arte contemporanea di Milano o del Moma di New York».