I turisti visitano soprattutto la cripta-ossario, decorata con i resti di quattromila frati cappuccini, raccolti tra il 1528 e il 1870 dal vecchio cimitero dell'ordine, che si trovava nei pressi del Quirinale. I fedeli amano e venerano la soprastante chiesa di santa Maria Immacolata dei Cappuccini, a tal punto che è considerata la «Chiesa dei Romani». La regina Margherita di Savoia vi veniva a sentir messa. Gli appassionati di arte la considerano preziosa perché vi sono raccolti capolavori che rappresentano le principali tendenze della pittura a Roma nella prima metà del Seicento. Dopo due anni di chiusura per restauri, l'edificio, che con la sua scalinata a forbice sovrastata dalla facciata in mattoni si erge a ridosso dell'ultima curva di via Veneto prima di piazza Barberini, è ora finalmente restituito ai visitatori. I lavori, costati due milioni di euro e voluti dalla soprintendenza regionale diretta allora da Federica Galloni e da quella del polo museale di Daniela Porro, hanno riportato all'attenzione capolavori quasi dimenticati. Scorrendo le dieci cappelle ai lati della navata si incontrano artisti come Guido Reni e Andrea Sacchi, Pietro da Cortona e Giovanni Lanfranco, Domenichino e il caravaggesco Gherardo delle Notti. Tutti chiamati da papa Urbano VIII Barberini ad abbellire la chiesa fondata nel 1626 dal fratello Antonio, cappuccino e cardinale. E dalla fabbrica di San Pietro arrivarono anche i marmi cinquecenteschi, dismessi e recuperati per costruire qui l'altare maggiore, l'unico in pietra, disegnato dall'architetto pontificio Michele da Bergamo e realizzato dal marmoraro romano Trentacapilli. Gli altari delle cappelle sono invece in legno, intarsiati dai frati intagliatori. Diretti da Giorgio Leone, gli interventi hanno ridato luminosità anche alle pitture murali che furono completate in occasione delle celebrazioni francescane all'inizio del Novecento. E ripulito dalle incrostazioni di smog il crocefisso ligneo, nella prima cappella a sinistra, che la tradizione dei frati assegna al disegno di Michelangelo, ma che molto probabilmente fu di un suo allievo. La statua in gesso dell'Immacolata, probabilmente ricavata dalla stessa forma in cui venne fusa la statua d'argento che Giovanni Battista Maini realizzò per la cattedrale di Lisbona e andata completamente distrutta durante un terremoto, è stata liberata dalle tracce di pesanti pitture recenti e ora rivive nella sua originale patina che la rende simile a una statua di marmo. A partire dalla metà di maggio, una serie di conferenze illustrerà, attraverso i risultati dei restauri, studi e problemi sulla pittura romana del Seicento e del Settecento.