Per alcuni buontemponi L'enigma del fienile protestante è il quadro dipinto da Van Gogh prima di morire. Ma l'enigma ha subito una prima soluzione. Che lo abbia fatto Van Gogh o Pinco Pallino nulla cambia per quanto riguarda la qualità dell'opera. Il dipinto è assolutamente mediocre, irrilevante, morto, privo di qualsiasi interesse pittorico. La storia dell'arte la fanno le opere degli artisti, non i loro nomi. Un'operetta minore di Mozart rimane sempre minore. Metterla in scena dopo due secoli che nessuno lo faceva non la migliora di una nota. Stesso vale per la pittura. Anche gli artisti più famosi hanno fatto delle ciofeche. Imbastirci un convegno o una mostra non le trasformerà mai in capolavori, ma nemmeno in bei quadri. Purtroppo in Italia c'è questa fissa dei cognomi «famosi». Uno specchietto per allodole. Il caso del quadro di Van Gogh è sia emblematico che esilarante. Anche alla persona più digiuna di arte basterebbe sfogliare un paio di catalogacci per capire che quel povero Fienile nulla ha a che fare con i dipinti che Van Gogh creò nell'anno della sua morte. Se si voleva creare un caso per guadagnarci qualcosa almeno si doveva avere la furbizia di cambiargli la data. Che so, il 1881. Forse in quell'anno Van Gogh avrebbe potuto dipingere una quadro del genere, anche se ne dubito. Ma dire che l'opera è del 1890 è una vera presa in giro. A meno che l'infezione che lo aveva colpito dopo che si era sparato, e che poi lo porterà alla morte, non gli avesse causato delle allucinazioni tali da credersi la reincarnazione di un pittore Macchiaiolo. Sì, perché il Fienile al massimo potrebbe essere scambiato per un'opera di media qualità di un Macchiaiolo minore, tipo Adriano Cecioni. Definire «enigma» quella che con tutta probabilità è una bufala nemmeno Dop è veramente un'offesa inintelligenza. Che sia poi la Regione Toscana a sostenere questa iniziativa è imbarazzante e fa sorgere enormi dubbi su come la cultura sia gestita dalle nostre parti. È chiaro, volendo dar per scontata la buona fede dei dirigenti regionali, che nessuno di loro ha mai aperto un libro su Van Gogh. Perché è evidente come al 90 non si tratta di un'opera autentica e certo non di quel periodo. Il capello rosso, la macchia di sangue, prove portate a dimostrare che si tratta proprio di un quadro l'ultimo, per l'appunto dello sfortunato maestro olandese rendono farsesca l'intera situazione. In nessun altro Paese civile sarebbe potuto accadere. Il vero enigma è cosa spinga le nostre istituzioni pubbliche a massacrare l'idea di arte e cultura anziché celebrarla e difenderla.