Monta la protesta per il restauro-pizzeria, si prepara una marcia L'ex soprintendente Mario De Cunzo non ha dubbi: «Il restauro della casa del Criptoportico a Pompei è allucinante. Sembra la stazione di un metrò». Si mobilita il web che con le foto della Domus rilancia la catena umana del 4 maggio agli Scavi per dire «Basta scempi». Preoccupazione per gli altri restauri in corso con ribassi del 50. L'Osservatorio: arrivino subito gli ispettori Unesco. Oggi in Villa comunale a Napoli Flash mob contro lo scempio. NAPOLI - «Effettivamente sembra proprio una pizzeria, o se vogliamo una stazione della metropolitana. Anche se a dire il vero a Napoli le stazioni della metro sono bellissime. Insomma, diciamo solo che siamo di fronte alla grande bruttezza». Con la schiettezza che gli è propria, Mario De Cunzo commenta così la prima, contestatissima, opera di restauro realizzata nell'ambito del grande progetto Pompei. La Casa del Criptoportico è «allucinate», almeno questo è il parere di De Cunzo che, vale la pena ricordarlo, è stato soprintendente ai beni ambientali, storici e paesaggistici di Napoli ed è una grande autorità in materia di restauri e archeologia. Insomma, uno che di queste cose se ne intende e che rimane allibito di fronte alle foto della casa del Criptoportico diffuse dalla Soprintendenza il 26 febbraio scorso per testimoniare che il primo lavoro del Grande progetto era stato portato a termine. E se molti si sono limitati a dire che il restauro lascia quantomeno «perplessi», come la tv svizzera, De Cunzo va ben oltre. L'errore? «E' dovuto all'incapacità progettuale degli architetti o degli archeologi, insomma dei tecnici che hanno eseguito l'opera». L'ex soprintendente tiene a sottolineare che quel restauro non l'ha visto dal vivo; ma la foto «non sembra lasciare spazio al dubbio. Certo si vede solo un lato, ma non credo che cambi molto. A Pompei c'è sempre stato il tentativo di ricostruire - aggiunge -, ad esempio di rifare i tetti. Capisco che lo si faccia anche per proteggere i manufatti all'interno dei ruderi delle Domus, per salvaguardare affreschi e decori. Per me, che ho frequentato maestri di scuola crociana, la ricostruzione nel restauro è da evitare. Il mio professore, Roberto Pane, faceva qualche eccezione per il valore morale e politico. Ad esempio, la ricostruzione di un edificio distrutto durante la guerra; ma quella è un'altra storia. Il fascino di Pompei è proprio quello di essere una città distrutta dal vulcano. Sono i ruderi». Quindi, se errore c'è, è nel tentativo di riportare la Casa del Criptoportico al suo stato originario? «Per quanto si vede nella foto, ci sono almeno due errori: concettuale, nel voler ricostruire una struttura antica; progettuale, per come l'opera è stata realizzata. Il fatto sorprendente - aggiunge De Cunzo - è che all'interno di un errore concettuale potrebbe comunque esserci la qualità poetica dell'architetto. E questo può produrre risultati apprezzabili. Ad esempio il fascismo, pur essendo il regime che è stato, ha prodotto opere di architettura straordinaria. Basti pensare alla casa del Fascio a Como». La «pizzeria del Criptoportico», come è stata ironicamente ribattezzata in rete, ha creato non poche polemiche anche su Facebook. Sulla pagina «stringiamoci per Pompei» i post di quanti sono rimasti increduli e amareggiati del risultato di questo primo restauro non si contano. C'è ad esempio chi, pensando al grande progetto per Pompei, scrive: «Di grande si vede solo lo scempio». Non a caso gli amministratori del gruppo hanno rilanciato un appello con tanto di foto del Criptoportico sulle loro pagine Fb: una catena umana da realizzare domenica 4 maggio attorno all'area archeologica di Pompei. Punto di raduno: piazza Anfiteatro. L'iniziativa è promossa dal comitato «PompeiMia», creato da un gruppo di giovani della provincia, a cui stanno aderendo associazioni, studenti universitari e tanti cittadini di ogni età. Preoccupazione e perplessità per il risultato di questo primo restauro arriva poi dall'Osservatorio Patrimonio culturale. «Alla luce di quanto visto sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno - si legge in una nota del presidente Antonio Irlando - riteniamo necessaria una visita degli ispettori Unesco, così che possano valutare la qualità e l'appropriatezza di questo e di altri interventi realizzati, o da realizzare, all'interno dell'area archeologica». La foto del Criptoportico è rimbalzata con clamore anche sulle pagine Facebook del gruppo internazionale Stop killing Pompeii Ruins e anche lì si chiede l'intervento Unesco. Insomma, se i continui crolli avevano dato adito a feroci polemiche, anche con i restauri non va meglio. La strada verso il rilancio sembra ancora lunga.