Alberto Artioli soprintendente Beni Architettonici La logica per cui le cose non vanno fatte o possono essere fatte in altro modo calza a pennello per la vicenda della nuova collocazione museale della Pietà Rondanini al Castello; per carità ogni critica è positiva se è stimolo alla riflessione o a far meglio, peccato che spesso si risolva in un strenua difesa di dogmi ideologici. Il progetto che si sta portando avanti è invece un felice percorso di valorizzazione di un'opera che ora è inserita in un allestimento di grande qualità progettato dai BBPR negli anni Cinquanta, ma certo datato dal punto di vista della fruibilità, concepito quando il museo era ancora un servizio per pochi visitatori e in assenza totale di sensibilità verso le esigenze della disabilità e della sicurezza, valori che non possono essere ignorati e che oggi meritano responsabili risposte. Il pregevole percorso espositivo realizzato negli anni cinquanta dallo studio BBPR è meritevole di salvaguardia anche se, come d'altronde avviene per qualsiasi altro bene culturale, deve essere adeguato alle esigenze espositive e di visita di un museo che necessariamente si modificano nel tempo. Ed è veramente sorprendente che le critiche al nuovo progetto si concentrino unicamente sulla salvaguardia dei valori dell'opera dei BBPR, dimenticando di considerare l'altro valore in campo: Michelangelo. La parete curvilinea attualmente posta come fondale della statua obbliga la visione della stessa dal davanti e l'opera, così come attualmente è esposta, è sacrificata nella sua potenzialità espressiva. È vero che la Pietà, rimasta nella casa di Michelangelo fino al giorno della sua morte, era pensata, come alcuni sostengono, per essere verosimilmente collocata in un altare e quindi per essere percepita da punti di vista limitati, ma certo non si può disconoscere che quando l'opera viene esposta in un museo assume una dimensione diversa, perdendo in parte il suo messaggio originario, ma guadagnando valori aggiunti. La statua verrà collocata, su progetto di allestimento di Michele De Lucchi, nell'antico ospedale del Castello, uno stupendo spazio cinquecentesco che una volta restaurato sarà restituito alla funzione museale dopo anni di abbandono e disuso. La Pietà Rondanini, oltretutto, essendo un'opera non finita, verrà esaltata dalla visione a 360 in quanto tutti i segni che reca la pietra hanno anche un grande interesse emozionale che io credo sia giusto e doveroso offrire ai visitatori per una contemplazione a tutto tondo dell'opera che è, oltre al capolavoro universalmente riconosciuto, una icona della sofferenza umana e una toccante testimonianza degli ultimi atti creativi di Michelangelo. La Sala degli Scarlioni sarà comunque reinterpretata con mano garbata da Vittorio Gregotti e conservata a testimonianza della evoluzione della idea espositiva, per essere eventualmente riproposta in futuro rispettando così il principio della reversibilità su cui dovrebbe fondarsi un corretto intervento. Per quanto riguarda poi i BBPR la Soprintendenza è stata una delle prime istituzioni a porre il problema della salvaguardia dell'architettura moderna e nel caso particolare di questi architetti proprio recentemente ha posto il vincolo monumentale alla torre Velasca o alcuni anni fa alla colonia elioterapica di Legnano, un'opera giovanile dimenticata e quasi persa. È giusto dunque aprirsi dopo più di mezzo secolo a nuove forme comunicative; i musei ora non sono visitati solamente, come cinquant'anni fa, da una elite culturale e da qualche turista straniero. Ora c'è una richiesta di massa; è un bene? È un male? Questa è la realtà. Abbiamo un tesoro inestimabile e questo nuovo allestimento è anche occasione per portarlo alla ribalta ed esaltarlo; so bene che non possiamo trasformare i capolavori in icone, ma abbiamo il dovere, anche istituzionale, di favorire la conoscenza del nostro immenso patrimonio culturale, aggiornando modi e forme espositive. Museo quindi come struttura viva, che si evolve per soddisfare le diverse esigenze di una cultura in continua evoluzione, pur rispettando contemporaneamente e nel modo più intelligente le istanze di tutela.
Milano. Pietà Rondanini, no ai dogmi
Il progetto di trasferimento della Pietà Rondanini al Castello, progettato da Michele De Lucchi, è stato oggetto di critiche che si concentrano sulla salvaguardia dei valori dell'opera dei BBPR. Tuttavia, l'autore sostiene che il progetto è un passo positivo per valorizzare l'opera e che la Pietà Rondanini, essendo un'opera non finita, sarà esaltata dalla visione a 360. Il progetto prevede anche l'allestimento della Sala degli Scarlioni con mano garbata da Vittorio Gregotti e la conservazione a testimonianza dell'evoluzione dell'idea espositiva.
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