NAPOLI - «Perché nessuno va a Napoli», lo spiega Beppe Severgnini in un lungo articolo pubblicato on line dal New York Times. Un'analisi che parte da una constatazione: «Nel sud Italia il sole splende, il cielo è azzurro e il clima è mite. Profumi di fiori di arancio si mescolano con banchi di gelsomino. Il cibo è buono, il vino è economico, la gente del posto è cordiale e la bellezza è tutto intorno». E con una domanda: «Dove sono i turisti?». La risposta sembra essere tutta nelle gravi carenze delle infrastrutture, dai collegamenti ferroviari che, scrive Severgnini «sono un problema». Spiega che «ci sono treni nel Mezzogiorno che viaggiano a una velocità media di 8,7 miglia all'ora. E non va meglio per le strade». In questo caso il riferimento è alla Salerno - Reggio Calabria con «lavori in corso da 29 anni, in mezzo a un groviglio di costi gonfiati, corruzione e minacce mafiose». Ma Severgnini spiega che il problema è nazionale. «L'Ente per il turismo spende un sorprendente 98 per cento del suo bilancio per gli stipendi, e praticamente niente per il suo lavoro effettivo di promozione».
E i turisti non vanno a Napoli
NAPOLI - Perché nessuno va a Napoli, lo spiega Beppe Severgnini in un lungo articolo pubblicato on line dal New York Times. Un'analisi che parte da una constatazione: Nel sud Italia il sole splende, il cielo è azzurro e il clima è mite. Profumi di fiori di arancio si mescolano con banchi di gelsomino. Il cibo è buono, il vino è economico, la gente del posto è cordiale e la bellezza è tutto intorno. E con una domanda: Dove sono i turisti?. La risposta sembra essere tutta nelle gravi carenze delle infrastrutture, dai collegamenti ferroviari che, scrive Severgnini sono un problema. Spiega che ci sono treni nel Mezzogiorno che viaggiano a una velocità media di 8,7 miglia all'ora. E non va meglio per le strade. In questo caso il riferimento è alla Salerno - Reggio Calabria con lavori in corso da 29 anni, in mezzo a un groviglio di costi gonfiati, corruzione e minacce mafiose. Ma Severgnini spiega che il problema è nazionale. L'Ente per il turismo spende un sorprendente 98 per cento del suo bilancio per gli stipendi, e praticamente niente per il suo lavoro effettivo di promozione.
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