Il generale Giuseppe Zafarana, un anno dopo il suo arrivo al comando dell'Accademia della Guardia di Finanza, si trova a gestire un passaggio storico. Il trasloco agli ex Ospedali Riuniti è partito come una speranza difficile da raggiungere, oggi ci sono tutte le condizioni perché si realizzi. Quando? «Speriamo nel più breve tempo possibile», risponde il comandante, concentrato sul giuramento dei cadetti del primo anno, in programma questa mattina in piazza Vittorio Veneto. C'è una sfumatura particolare nel giuramento di quest'anno? «Il giuramento è il momento più importante per i ragazzi del primo anno, l'atto col quale danno la loro "parola d'onore" di essere fedeli servitori dello Stato, vuol dire interpretare il proprio lavoro come una vera missione al servizio dei cittadini e racchiude tutti i valori fondamentali che insegniamo qui dentro. Certo, quest'anno siamo in un generale contesto di cambiamento. Sia per il nuovo ordinamento degli studi, sia per il progetto della nuova sede». Il nuovo piano di studi, pensato anche per gli studenti del biennio di specializzazione che arriveranno a Bergamo nei prossimi mesi, intensificherà la collaborazione con l'Università di Bergamo? «Già oggi i rapporti sono ottimi e molto produttivi, la collaborazione è sulla didattica, ma anche fatta di convegni, attività sportive, borse di studio. Queste interrelazioni con l'ateneo potranno svilupparsi, il nuovo ordinamento degli studi prevede il conseguimento della laurea in Giurisprudenza, un corso, questo, pensato nei mesi scorsi insieme anche a Milano-Bicocca e all'Università di Roma Tor Vergata. E poi sia l'Accademia che l'ateneo sono luoghi di cultura, con filosofie di didattica simili e con un comune orientamento all'internazionalizzazione». In questa chiave quanto è importante il trasloco ai Riuniti? «In via Statuto gli spazi sono insufficienti per uno svolgimento soddisfacente delle varie attività accademiche tanto che, per esempio, all'inaugurazione dell'anno accademico non possono prendere parte tutti i cadetti per l'inadeguatezza dell'aula magna. Nella nuova sede, invece, si potrà disporre di alloggi, strutture didattiche, sportive e di addestramento pienamente idonei alle esigenze dell'istituto, ivi comprese quelle necessarie per la convegnistica di alto profilo ed eventi culturali di più ampio respiro. Ciò offrirà, tra l'altro, maggiori occasioni di apertura verso la città e il nostro quartiere con cui si potranno immaginare specifiche iniziative». Qualcuno si preoccupa del rischio che l'area venga militarizzata, chiusa. «Ho vissuto il trasferimento da Roma a Bergamo nel 1984, quando frequentavo il quarto anno di corso. Ricordo che, all'epoca, l'istituto incontrò obiettive difficolta di inserimento nel tessuto cittadino. Tornato qui a 29 anni di distanza, come comandante, ho trovato una situazione molto diversa: nel tempo si sono sviluppati rapporti con il quartiere e la sua parrocchia, con le scuole cittadine, con il mondo dello sport per l'uso delle nostre strutture sportive, la collaborazione con l'Università e con tante altre realtà come Confindustria o gli ordini professionali. Ma tutto è condizionato proprio dagli spazi. Sono certo che ai Riuniti si potrà fare molto di più». Il trasferimento nella nuova sede alleggerirà i costi di gestione? «L'obiettivo di accorpamento in una sola struttura è perseguito da anni. Un'Accademia su due sedi comporta problemi di funzionalità didattica, duplicazione di strutture, difficoltà di comando. Da alcuni anni questa esigenza si è fatta ancora più pressante in ragione della giusta necessità di contenere i costi. La riunificazione si tradurrà in una generale razionalizzazione delle risorse necessarie per il funzionamento dell'Accademia rispetto alle due sedi di oggi. Ai Riuniti paghereste 10 milioni di euro l'anno, quanto spendete ora? «Complessivamente paghiamo circa 11 milioni e mezzo di euro e poi con l'accorpamento supereremmo quelle criticità di cui ho detto prima». Parlava di internazionalizzazione. Quali caratteristiche ha l'ufficiale che esce oggi da questa Accademia? «La Guardia di Finanza è profondamente cambiata negli ultimi 10 anni dal momento che la legge 68 del 2001 ne ha riconfigurato i compiti ridisegnandola come una polizia economico-finanziaria e ciò ricomprende, ad esempio, il contrasto alla criminalità economica e interventi in materia di spesa pubblica. Di pari passo si è trasformata la formazione degli ufficiali, ora proiettata a costruire delle figure che siano, nel contempo, dei "comandanti" con i valori propri della militarità, degli "investigatori" capaci di esplorare fenomeni complessi di criminalità economica anche transnazionale e, infine, dei "professionisti" con elevata competenza nei settori giuridico, economico e finanziario». Oggi è cambiata la percezione del vostro corpo nella pubblica opinione italiana? Soprattutto al Nord, Finanza era sinonimo di spauracchio. «È cambiata, ne sono convinto, per tutta una serie di ragioni tra cui, ad esempio, le attività investigative in settori ad alta sensibilità per l'opinione pubblica: penso alle attività contro lo sperpero del denaro pubblico, contro le frodi ai contributi dell'Unione Europea, in tema di paradisi fiscali o di alterazione della libera concorrenza sul mercato. Insomma, c'è una maggiore consapevolezza che il nostro lavoro serva a tutta la collettività e, in questo, un ruolo determinante è stato svolto anche dai media». E di conseguenza c'è un aumento delle domande di iscrizione all'Accademia? «Sì. Quest'anno hanno partecipato circa sedicimila ragazzi per 58 posti». E perché Bergamo è la sede giusta per la loro formazione? «Perché questa città esprime valori coerenti con quello che viene insegnato in istituto. I bergamaschi, infatti, hanno, in generale, un alto senso civico e di rispetto delle regole, una cultura del lavoro basato sullo spirito di sacrificio e sul senso del dovere e un sistema di valori molto positivo. Bergamo offre i vantaggi di tutte le città di medie dimensioni il che consente, anche, una più efficiente gestione degli allievi. Del resto le altre accademie italiane sono ubicate in città di analoghe dimensioni, come ad esempio Modena per l'Accademia militare e Livorno per l'Accademia navale e, qui, il tempo ha favorito un processo di identificazione della città con la propria accademia e viceversa. La nostra sede negli ex Riuniti sarà definitiva e questo sarà senz'altro determinante nell'accelerare lo stesso processo tra la città di Bergamo e l'Accademia».