L'IMPONENTE pala con la Madonna del Rosario, dipinto che ben evidenzia la diffusione della cultura fiamminga nell'Italia del nord verso la fine del Cinquecento. La spettacolare "Beata Vergine d'Oropa", dipinta con i santi Elena ed Eusebio e con il vescovo di Vercelli Giacomo Goria dal lucchese Pietro Paolini intorno al 1650. E ancora l'inedita raffigurazione di "San Secondo martire come santo e guerriero", dipinto del Lampugnani del 1630-'35 circa, in cui il protettore di Asti, raffigurato a cavallo, viene inglobato nell'immaginario sabaudo e omologato al martire torinese, dopo che quella dinastia ha assunto il controllo della città. E poi le opere di Cerano e Carlone, Caravoglia, Procaccini e ancora incisioni, tessuti, pianete e piviali. Si inaugura domani nelle sale di Palazzo Mazzetti "Asti nel Seicento. Artisti e committenti in una città di frontiera", mostra realizzata dalla Fondazione Palazzo Mazzetti, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, il Dipartimento Studi Storici dell'Università di Torino, il Comune di Asti e le Diocesi di Asti, Acqui e Casale. Una "mostra dossier" che intende illustrare un territorio complesso che coincide dal 1935 con la provincia di Asti, nel Seicento area di frontiera frammentata tra diverse realtà politiche e amministrative, dal Marchesato del Monferrato al Ducato di Milano a quello sabaudo, e diverse diocesi, ricco di edifici religiosi oggi in parte distrutti. Una geografia politica complessa, determinante per la storia figurativa di questa parte di Piemonte, che ora i docenti Maria Beatrice Failla, Alessandro Morandotti, Gelsomina Spione con il direttore di Palazzo Mazzetti Andrea Rocco (a loro la cura del catalogo edito da Sagep) hanno cercato di ricostruire. Con il comitato scientifico di cui fanno parte la soprintendente Edith Gabrielli, Paola Nicita, Giovanni Romano e Vittoria Villani ha collaborato un gruppo di studenti del corso di laurea magistrale in Storia dell'arte moderna dell'Università di Torino. Il percorso prende avvio da una serie di carte del territorio, tra tutte la veduta di Asti del Theatrum Sabaudiae (1682) che ritrae un tessuto urbano costellato di chiese e conventi. Si prosegue nel Salone d'onore al piano nobile, dove sono esposti dipinti che illustrano la ricchezza eterogenea della cultura figurativa astigiana del XVII secolo, tra artisti del luogo o provenienti da altre regioni, spesso connessi a importanti figure di committenti. Oltre alla "Madonna del Rosario" attribuibile a pittore fiammingo, o forse a Bartolomeo Pelizza, alla "Beata Vergine di Oropa" di Paolini, da Villafranca d'Asti, da annoverare per il dirompente naturalismo tra i grandi quadri del Seicento conservati nelle chiese piemontesi, si incontrano nelle sale lo "Sposalizio di Santa Caterina d'Alessandria" e la "Sacra Famiglia con i santi Gioacchino e Anna" di Giovanni Bartolomeo Caravoglia. Tra i dipinti lombardi, il "San Secondo a cavallo", dalla chiesa di San Marco di Villanova Savi, il "Battesimo di Cristo" di Camillo Procaccini e, nella sezione dei pittori genovesi, due tele di Giovanni Battista Carlone, dalla chiesa della Beata Vergine del Carmine di Incisa Scapaccino. Conidipinti12dei16 esposti sono stati restaurati grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, sotto la direzione della Soprintendenza la mostra ospita incisioni in rame di Giacomo Laurus, con vedute di Asti, e alcune pianete in damasco di seta, broccato e velluto, conservate nelle chiese dell'Astigiano, di provenienza lombarda e genovese. La mostra è aperta dal 12 aprile al 28 settembre (da martedì a domenica, 10.30-19.30, ultimo ingresso 18.30, aperto nei festivi, lunedì chiuso, eccetto il 21 aprile e il 2 giugno). Sono previsti laboratori e visite guidate (Palazzo Mazzetti, corso Alfieri 357, Asti, 0141 530403, www.palazzomazzetti.it). Dall'antico al contemporaneo. Si inaugura domani nel vicino Palazzo Ottolenghi, in corso Alfieri 350, anche la rassegna "Creuza de ma. Mulattiere d'arte e di confine". Promossa dal Comune di Asti con la Fondazione Palazzo Mazzetti, prende il via con la personale di Guglielmo Meltzeid, primo di sette artisti che affronteranno con gli occhi di oggi nuovi confini (martedì-domenica 10.30 19.30, www.comune.asti.it).