Nuovi scavi al Palatino hanno svelato che la domus dell'imperatore non era solo quella ora aperta al pubblico. Come scrivevano gli antichi poeti era molto più grande, costituita da diversi palazzi e si estendeva fin sotto il complesso di Domiziano Augusto, la reggia ritrovata. LA SCOPERTA Per gli studiosi rappresenta uno dei «casi» più intricati e, allo stesso tempo, avvincenti dell'intero Palatino: la Casa di Augusto. Decifrare i resti delle residenze imperiali disseminate sull'antico colle, per ricostruire con esattezza l'originaria estensione della dimora del primo imperatore di Roma, sembra ormai una sfida all'ultimo indizio. Impresa non da poco, visto che proprio due sommi poeti contemporanei di Augusto, Ovidio e Properzio, ricorrevano ad un termine particolarmente «sospetto» per definirne la consistenza: «Palatia» (e non palatium). GLI INDIZI Un plurale che suona oggi come un indizio chiave. E nel bimillenario di Augusto (da quel 14 d.C. che ne segnò la morte) una scoperta archeologica aiuta a fare finalmente chiarezza, e a riscrivere la topografia del colle delle origini di Roma. Perchè al centro del Palazzo di Domiziano (l'ultimo imperatore della dinastia Flavia, 51-96 d.C.), tra i settori convenzionalmente denominati Do-mus Flavia (l'area pubblica e ufficiale dell'imperatore) e Domus Augustana (la parte privata del palazzo), sono riaffiorati straordinari pavimenti, giochi di raffinati mosaici e sontuose tarsie marmoree, che risalgono all'epoca di Augusto. LA DOMUS FLAVIA In sostanza, quelli che fino ad oggi erano considerati gli ambienti del Palazzo di Domiziano costruito dall'architetto Rabirio, svelano un uso ancora più antico che coincide con la grandeur di Augusto. Lo skyline del palazzo dell'imperatore flavio (cui si deve la conclusione del Colosseo), ricalcherebbe la prodigiosa complessità della residenza di Augusto. «Le scoperte attestano oggi che la casa di Augusto si estendeva fm sotto il palazzo di Domiziano, e che il termine "Domus Augustana", attribuito al palazzo flavio, mutuasse in realtà il suo nome dalla dimora di Augusto, della quale, in alcuni casi, le costruzioni flavie mantennero la localizzazione e ripresero la funzione, in un collegamento ideologico di Domiziano con Augusto», racconta l'archeologa Maria Antonietta Tomei, già direttrice del Palatino, che ha condotto la campagna di scavi iniziata due anni fa, in collaborazione con Valentina Santoro, sotto l'egida della Soprintendenza ai beni archeologici. Un lavoro complesso, preceduto da una serie di indagini con georadar e sistemi di videoendoscopia. Un'operazione che è stata presentata in occasione del convegno dell'Aiscom (Associazione per lo studio e la conservazione del mosaico) tenutosi a Roma nella sede di Palazzo Massimo. I pavimenti attribuibili all'età augustea scoperti sotto la Domus Flavia segnano una svolta: «I rivestimenti trovati ed i rapporti di questi ultimi con le strutture murarie superstiti attestano che la casa di Augusto si estendeva ad oriente oltre le cosiddette Biblioteche», avverte la Tomei. «Come più volte già in precedenza ipotizzato - sottolinea Valentina Santoro - la residenza del primo imperatore doveva avere un'estensione ben maggiore di quella che comunemente gli viene attribuita. E gli autori antichi non lasciano dubbi sul fatto che la casa di Augusto fosse costituita da una pluralità di abitazioni». IL PERIMETRO Bisogna immaginare, dunque, il perimetro della casa di Augusto sotto il complesso del Palazzo di Domiziano. Un palazzo non unitario, ma distribuito in padiglioni, fino ai margini dello stadio dell'imperatore flavio. L'indagine, finora, è stata condotta su un totale di cinque ambienti del palazzo domizianeo. A suscitare l'entusiasmo degli archeologi sono stati i mosaici con un ordito obliquo, punteggiati in modo irregolare di pietre policrome, per lo più calcari di colore giallo, bruno, grigio, verde e nero. E i pavimenti in opus sectile (a tarsie marmoree) dal motivo a rombi, incorniciato da una doppia fascia di bordura. «L'elemento più importante è costituito dai pavimenti in opus sectile - riflette la Santoro - la scelta di materiali sia calcarei che marmorei e la messa in opera di motivi complessi trovano un confronto diretto nella stessa Casa d'Augusto sul colle. Schemi a rombi e a quadrati li-stellati sono caratteristici dei rivestimenti portati alla luce nella residenza di Ottaviano sul Palatino». E il marmo era il leitmotiv della Casa di Augusto. È Patrizio Pensabene, nel suo volume «I marmi nella Roma antica» (Carocci editore) che ha ricostruito l'uso e la simbologia in chiave trionfale del marmo nella residenza di Augusto, tra la prima fase di costruzione (40-36 a.C.) e quella definitiva, dopo il 36 a.C.