L'isola è un gioiello della laguna. Il Demanio l'ha messo in vendita. Per questo i veneziani si sono riuniti in associazione per comprarsela e soffiarla a qualche riccone, che magari vorrà fame l'ennesimo resort di lusso. Stiamo parlando dell'isola di Poveglia. Nel giro di una settimana la sottoscrizione (da 90 euro) ha raccolto già quasi 3oomila euro. II Demanio mette in vendita un'isola? Allora i cittadini provano a comprarsela. Succede con Poveglia, due isolette e un ottagono, nella laguna tra Venezia e il Lido. L'isola, si sa, è anche infestata dai fantasmi. Ma non sono questi di cui hanno paura i veneziani, che si sono riuniti in associazione per comprarsela e soffiarla a qualche riccone, che magari vorrà fame l'ennesimo resort di lusso. Nel giro di una settimana l'idea lanciata in un bar della Giudecca allo spritz-time è diventata una pagina presa d'assalto in facebook, un'assemblea alla società can-nottieri con più di 200 persone e 3000 quote (da 99 euro) già richieste. La sottoscrizione vera e propria partirà dalla prossima settimana. Poi sarà una corsa contro il tempo. Il 6 maggio scadono i termini per partecipare alla gara. Poveglia è uno dei 5 gioielli, stimati ciascuno oltre i 400 milioni di euro, di cui il Demanio vuole sbarazzarsi immettendoli sul mercato. In questo caso si tratta di un'isola «quasi» in vendita, perché sul tavolo c'è la possibilità di acquisire il diritto di superficie per 99 anni. I manager di Stato, infatti, dicono di essersi «autolimitat », visto il valore storico-culturale dell'isola. Hanno optato per una concessione lunga lunga. Cosa potrà fare chi se la porterà a casa? II piano regolatore parla di strutture residenziali, ricettive e di interesse pubblico. Da qui l'idea di azionariato popolare. «Dopo tanto patrimonio pubblico svenduto, questa sembra una reazione di riscatto - dice Giancarlo Ghigi, della neonata associazione - Se ci riusciamo, sarà un precedente. L'isola potrebbe essere di tutti) . All'incalzare delle domande, ieri il direttore del Patrimonio immobiliare dello Stato, Paolo Maranga, è sembrato sorpreso: «In questa sede i nostri interlocutori sono gli imprenditori interessati». Come dire: non è un dibattito pubblico. Si è sentito rispondere: «Siamo un'associazione di cittadini interessati ad acquistare l'isola». Maranga ha dapprima sgranato gli occhi e poi: «Una bella iniziativa La valuteremo insieme a tutte le altre». Chiunque può sottoscrivere una sola quota, per un valore di 8o euro più 19 di spese per il progetto. Che in tutto fa 99 come gli anni della concessione. Una quota, un voto: è la regola. Se l'operazione naufraga, i soldi verranno restituiti. Ma quello che sta mettendo in moto questa iniziativa non ha precedenti. L'asta sarà tutta on-line. Una delle novità annunciate dal Demanio: piattaforma telematica e nessuna base d'asta Le prime migliori cinque offerte potranno passare al cosiddetto «rilancio», che avverrà sempre on-line e pubblicamente. Le migliori offerte economiche significano le prime cinque proposte in denaro? «Era meglio valutare il progetto complessivo», secondo l'associazione di Poveglia. «Ma questa è un'asta e funziona così», dicono i manager del Demanio, che comunque tranquillizzano: «Qualunque progetto d'uso andrà al vaglio di due Sovrintendenze». L'isola può fare gola: 72 mila metriquadri, di cui 7200 coperti; la collocazione di fronte alle bocche di porto significa ingresso di barche. E poi: il ponte, gli argini e i canali tra i tre isolotti sono stati messi a norma nel 2007, gli edifici sono sì fatiscenti ma di grande fascino. A Poveglia ci sono tracce di un florido insediamento urbano. Dopo fu monastero, cantiere navale e ancora lazzaretto e sanatorio. Gli ultimi padiglioni furono chiusi nel 1979. Se quella di Poveglia sta suscitando tanto interesse, altre quattro grandi strutture pubbliche aspettano un acquirente. Due sono a Nordest: il castello quattrocentesco a Gradisca d'Isonzo (Gorizia) di 11.5oo metriquadri, e una palazzina nel centro di Trieste di ben 24 mila metriquadri. Poi ci sono altri 148 immobili, stimati sotto i 400 milioni di euro, in vendita in tutta Italia con avviso pubblico, compresi 15 edifici e 37 terreni in Friuli Venezia Giulia. E non finisce qui. Nell'infornata del Demanio finiscono ulteriori 208 immobili destinati a «concessione di valorizzazione»: si presentano cioè un progetto di utilizzo e un business plan e si può strappare una concessione di 5o anni a canone anche bassissimo o quasi zero, purché si rimetta a valore l'edificio. Una mossa, questa, che si sta sperimentando in tutta Italia e che a settembre vedrà, per esempio, una partita di io fari. Chiunque abbia un'idea, si faccia avanti. Magari anche imprese di cittadini, come a Poveglia. La scheda L'Isola Posta a sud di Venezia, di fronte a Malamocco, Poveglia ha una superficie di 725 metri quadrati La storia Anticamente chiamata Popilia per la presenza di pioppi o per la vicina via Popilia-Annia. Dopo l'invasione longobarda del VI secolo d.C. e la distruzione delle città dell'entroterra, l'isola diventa uno dei luoghi di reinsediamento delle popolazioni in fuga. Durante l'assedio di Venezia da parte dei Franchi, nell'810 il centro contribuisce alla resistenza di Metamuco. Nel 1468, con la costruzione di magazzini e cantieri, l'isola diventa un luogo di quarantena di navi e merci. Tra il 1793 e il 1814 vi ha sede il lazzaretto. Dell'antica chiesa di San Vitale rimane solo il campanile, risparmiato dalle soppressioni napoleoniche perchè trasformato in faro.
VENEZIA-I veneziani fanno la colletta per salvare l'isola in vendita
L'isola di Poveglia, situata nella laguna di Venezia, è stata messa in vendita dal Demanio. I veneziani si sono riuniti in associazione per comprarsela e soffiarla a qualche riccone, che magari vorrà fame l'ennesimo resort di lusso. La sottoscrizione è stata lanciata in un bar della Giudecca e ha già raccolto quasi 3.000 euro. La sottoscrizione vera e propria partirà dalla prossima settimana e il 6 maggio scadranno i termini per partecipare alla gara. L'isola è uno dei 5 gioielli, stimati ciascuno oltre i 400 milioni di euro, di cui il Demanio vuole sbarazzarsi immettendoli sul mercato.
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