La fuga da Pompei di Fabrizio Magani, che a distanza di quattro mesi dalla sua nomina a vice direttore del Grande Progetto ha deciso di restare in Abruzzo e in particolare a L'Aquila, è passata quasi sotto silenzio, come se fosse un atto di ordinaria amministrazione da risolvere nell'opacità dei soliti giochi di potere dell'alta burocrazia ministeriale italiana. «Lo sostituiremo al più presto» hanno comunicato dal ministero dei Beni Culturali e del Turismo. E quando? Forse quando saranno comodi lor signori, pronti a dettare, o non applicare, leggi e incarichi ben oltre le loro competenze tenendo sotto schiaffo il ministro di turno. Intanto abbiamo capito che per quattro mesi, da quando l'ex ministro Massimo Bray designò Magani a Pompei consentendogli di restare con un piede anche a L'Aquila, è stata occultata una nomina finta. Come finora è stata finta, inesistente, l'intera gestione del Grande Progetto, pure annunciata come una rivoluzione virtuosa nellatutela e nellavalorizzazione del patrimonio artistico nazionale. Inesistente l'ufficio, inesistenti gli esperti previsti nell'organico, inesistente il vertice. Al momento dell'annuncio della nomina, l'ex ministro Bray, che per altri lunghissimi mesi si era intestardito in un braccio di ferro con palazzo Ghigi prima di arrivare alla designazione di Magani, disse con il tono del vincitore: «Abbiamo scelto una figura con un forte senso delle istituzioni». In realtà con l'irresponsabile decisione di accettare Pompei senza rinunciare a L'Aquila per poi fare marcia indietro, prima dissimulando l'incertezza in un silenzio tombale e poi piegandosi a pressioni interne ed esterne al ministero, Magani, che sarà pure un archeologo di valore, ha dimostrato di avere un senso delle istituzioni pari a zero. Si è comportato alla stregua dei mandarini del ministero dei Beni culturali e del Turismo che pretendono di tenere in pugno, come roba loro il patrimonio culturale italiano e di non rispondere mai a qualcuno, né tantomeno all'opinione pubblica, dei loro comportamenti. Così giorno dopo giorno, nefandezza dopo nefandezza, il Grande Progetto di Pompei si sta trasformando nella Grande Vergogna d'Italia.